Il voto per la Bonino è (anche) un messaggio a Renzi

Chi nel Pd non ha già deciso di astenersi, di non andare a votare o di votare Leu, sta valutando seriamente di far scivolare la matita copiativa verso +Europa

Il voto per la Bonino è (anche) un messaggio a Renzi
 (Afp)
 Emma Bonino

Anche il New York Times se n’è accorto: c’è un possibile effetto Bonino nelle elezioni politiche italiane. Il quotidiano americano disegna un breve ritratto dell’ex commissario Ue, ricorda la sua carriera fatta di battaglie per i diritti civili in tutto il mondo e sottolinea la sua popolarità. Ma fa anche notare che spesso al gradimento nei sondaggi non è conseguito un successo nelle urne. E anche questa volta i sondaggi premiano +Europa, la formazione politica con la quale Emma Bonino si è schierata nella coalizione di centrosinistra.

Ma questa volta all’appeal ideale delle sue battaglie, si unisce un sostegno più legato a ragionamenti politici. Perché è vero che la campagna elettorale, come sta a indicare lo stesso nome della nuova forza politica, è incentrata sul tema controcorrente di una maggiore integrazione europea. Si tratta di un modello alla Macron, che ha portato al successo il presidente francese, che si è eretto come campione dell’antipopulismo contro la disgregazione dell’Unione europea.

Ma molti elettori di centrosinistra, rilevano i sondaggisti, considerano il voto alla Bonino come un ‘voto rifugio’, cioè modo per fare fronte al centrodestra e al M5s, senza però premiare Matteo Renzi o Leu. Un voto utile (per il centrosinistra) ma che contemporaneamente manda un segnale al leader Pd. ‘Non ti apprezzo tanto da votarti, ma non posso votarti contro’ si potrebbe tradurre.

Chi nel Pd non ha già deciso di astenersi, di non andare a votare o di votare Leu, sta valutando seriamente di far scivolare la matita copiativa verso +Europa. E i sondaggi mostrano questa tendenza, tanto che fanno salire le percentuali possibili fino al 3%. Una soglia che, vale ricordarlo, in base al Rosatellum permetterebbe alla nuova formazione di avere una quindicina di eletti in Parlamento non solo i pochi candidati schierati all’uninominale nelle liste comuni con il Pd, ma anche di avere un pacchetto di parlamentari ‘propri’, schierati al proporzionale.

Si tratterebbe di circa una quindicina tra deputati e senatori che potrebbero muoversi in autonomia. Il legame con il Pd non viene messo in discussione, Benedetto Della Vedova, cofondatore di +Europa ha rassicurato i dem. E l’ipotesi di governo di larghe intese, in caso di stallo dopo il 4 marzo, non viene accolta a priori: molto dipenderebbe da chi ne fa parte e quale programma ha. Ma la stessa Emma Bonino ha fatto notare che, se nessuno vincesse in modo netto le elezioni, sarebbe curioso richiamare in poche settimane gli italiani a votare con la stessa “confusa” legge elettorale. 



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