Un parlamento pieno di donne? Forse ci siamo

Quella che comincerà il 5 marzo potrebbe essere la legislatura più rosa della storia della Repubblica. Ma molto dipenderà, ancora una volta, dalla volontà dei partiti

Un parlamento pieno di donne? Forse ci siamo

Quella che comincerà il 5 marzo potrebbe essere la legislatura più rosa della storia della Repubblica. Ma molto dipenderà, ancora una volta, dalla volontà dei partiti.

Innanzitutto, in modo assolutamente inedito, sono tre le leader di partito: Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia, Beatrice Lorenzin per Civica popolare ed Emma Bonino per +Europa. Mentre alle elezioni del 2013 nessun partito era guidato da una donna.

Poi il 4 marzo si sperimenterà la nuova legge elettorale, il Rosatellum‚Äč che prevede un equilibrio di genere nelle candidature, in modo che ogni genere sia rappresentato al minimo per il 40% e al massimo per il 60%. Nelle liste che troveremo nelle cabine elettorali, dunque, ogni dieci candidati almeno 4 saranno donne. Questo ovviamente non garantisce la loro elezione, poiché paradossalmente potrebbero essere poste tutte e quattro in fondo alla lista del proprio partito e non venire elette. Ma di certo la spinta del legislatore è a superare una ritrosia, ancora presente, degli uomini a cedere qualche posizione.

La scorsa legislatura fu già da record: al Senato furono elette 86 donne su 315 (27% rispetto al 18% della legislatura precedente). Alla Camera furono elette 198 deputate su 630 collegi (pari al 31,4% rispetto al  precedente  21,3%).

Il Rosatellum prevede dunque che ogni partito al Senato in ogni regione abbia almeno il 40% di capilista al plurinominale di un genere, e che la stessa soglia minima sia rispettata anche nei collegi uninominali. Per la Camera l’equilibrio è invece nazionale, ma la soglia deve essere ugualmente rispettata. Ovviamente molto dipenderà dunque dalla volontà dei singoli partiti di mettere le loro candidate nei primi posti e in collegi sicuri, perché ovviamente la sola candidatura non garantisce l’elezione.

Nella scorsa legislatura i partiti più ‘femministi’ furono M5s e Pd, con oltre il 40% di elette al Senato e oltre il 30% di elette alla Camera.  La maglia nera alla Camera fu della Lega, che non elesse nemmeno una donna, ma ‘recuperò al Senato eleggendo il 30% di donne nel suo gruppo.

Molti i nomi già in lizza, da Laura Boldrini alle ministre Roberta Pinotti, Marianna Madia, che nel Pd saranno in compagnia di Teresa Bellanova e Carla Cantone: nel M5s sono certe Carla Ruocco e Paola Taverna, mentre Matteo Salvini schiera Giulia Bongiorno. Da Forza Italia molte le capolista, da Mara Carfagna a Stefania Prestigiacomo, a Laura Ravetto. Quando il 29 gennaio si chiuderà il termine per la presentazione delle liste, si comincerà insomma a capire se la XVIII legislatura segnerà il record di Parlamento più rosa dal Dopoguerra. 



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