A chi conviene che non si faccia il duello tv tra leader?

Salvo sorprese dell’ultima ora, questa campagna elettorale terminerà tra meno di due settimane senza che i capi dei diversi partiti abbiano incrociato le spade

A chi conviene che non si faccia il duello tv tra leader?

Niente duelli tra leader politici in tv. Salvo sorprese dell’ultima ora questa campagna elettorale terminerà tra meno di due settimane senza che i capi dei diversi partiti abbiano incrociato le spade, se si eccettua lo scontro tra Matteo Salvini e Laura Boldrini. Ma a chi conviene l’assenza di confronti sugli schermi televisivi?

Innanzitutto c’è da dire che le principali emittenti avevano cercato di organizzare quello che nei principali Paesi occidentali è considerato un evento imprescindibile prima del voto, basti pensare a Francia, Gran Bretagna, Germania e Usa. Ma il sistema elettorale per due terzi proporzionale e le regole sulla par condicio rendono assai difficile apparecchiare un duello, perché si dovrebbe trasformare in un confronto a più voci assai dispersivo, senza botta e risposta secchi e diretti.

Matteo Renzi ha più volte lanciato il guanto di sfida, ma nessuno l’ha raccolto: ultimo in ordine di tempo il forfait di Matteo Salvini che si è defilato dalla puntata di Porta a porta, durante la quale avrebbe dovuto dibattere con il segretario Pd martedì. A novembre scorso anche Luigi Di Maio aveva annullato all’ultimo momento un dibattito con Renzi.

La regola non scritta dei duelli tv vuole che il favorito sia sempre lo sfidante, cioè colui che, stando ai sondaggi, è più indietro nel gradimento. E dunque il leader dem, che, stando alle rilevazioni, parte in svantaggio rispetto a centrodestra e M5s, sulla carta avrebbe solo da guadagnare da un confronto. Se a questo si aggiunge che Renzi è considerato un animale da talk show, rapido nei botta e risposta e dalla battuta pronta, si comprende perché il suo appello a duellare con gli altri leader sia caduto nel vuoto.

Mentre il leader Pd spera nella rimonta, infatti, gli altri capi di partito preferiscono consolidare le posizioni raggiunte, parlando al loro elettorato e pescando semmai in serbatoi di voti vicini ai loro. La campagna elettorale prevalentemente proporzionale, poi, più che polarizzare mira a convincere chi la pensa in modo simile. Per questo spesso si sono visti sconfinamenti di Forza Italia in  temi e campi cari ai leghisti o della Lega in campi cari a Fratelli d’Italia. Insomma, con buona pace dei patiti della seratona elettorale in tv, gli elettori per farsi un’idea delle differenti proposte si devono rassegnare ad ascoltare i leader uno per volta, se ne avranno la pazienza necessaria.



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