A che punto sono le trattative tra i partiti di sinistra per andare uniti alle elezioni

Dopo le telefonate e gli incontri di Prodi con Renzi e Fassino, l'apertura di Pisapia, si attende la mossa di Bersani e D'Alema 

A che punto sono le trattative tra i partiti di sinistra per andare uniti alle elezioni
 Foto: leksey Nikolskyi / RIA Novosti / Sputnik / AFP
 Romano Prodi (Afp)

Cosa risponderà Mdp di Pierluigi Bersani all’appello di Romano Prodi che gli chiede di non correre da solo e di dar vita con Pd, Giuliano Pisapia, Emma Bonino a una coalizione larga di centrosinistra? E cosa farà  Pietro Grasso? Domenica mattina il movimento di Bersani, D’Alema e Speranza si riunirà per decidere il suo futuro, mentre in contemporanea anche Sinistra italiana e Possibile terranno le loro assemblee. L’idea dei tre partiti era di sciogliersi in contemporanea per poi unirsi il 2 dicembre in un'unica forza, molto probabilmente guidata dal presidente del Senato, per correre da soli alle elezioni.

Ma gli appelli delle ultime ore hanno di fatto isolato Mdp e le altre sigle di sinistra. Un accerchiamento portato avanti dal giorno dopo la direzione del Pd in cui Matteo Renzi ha rilanciato la volontà  di dar vita a una coalizione larga, per evitare il bis del voto in Sicilia anche a livello nazionale. Il centrodestra che si riunisce fa paura, i sondaggi sono in picchiata e il rischio è  di arrivare terzi dopo Berlusconi e dopo il M5s. Uno scenario drammatico per il centrosinistra, che ha spinto Romano Prodi a dare una mano, nonostante la freddezza degli ultimi mesi.

L'ex premier ha incontrato il mediatore Piero Fassino e ha telefonato a Matteo Renzi. E ha loro promesso due cose:  non darà  il suo nome né il suo sostegno a una lista alternativa al Pd e cercherà  di convincere con qualche telefonata chi ancora non ha deciso. Di più  non può  e non vuole fare. Ma tanto basta, ora, a chi sta cercando di evitare la rottura dello schieramento. Oltre a Prodi da giorni Walter Veltroni si spende in appelli accorati. E su questa onda dei padri nobili dell'Ulivo e del Pd, di un'idea inclusiva e maggioritaria delle forze riformiste, si sta muovendo Fassino. Che ieri ha strappato un’altra importante apertura: quella di Giuliano Pisapia. Che ha posto ovviamente alcune condizioni, dalla presenza di un garante della coalizione a punti programmatici precisi su lavoro e uguaglianza, ma ha accettato di proseguire il dialogo.

Con il suo sì  al tentativo di dar vita a una coalizione, dopo quello di Emma Bonino e Benedetto Della Vedova, dei Socialisti e dei Verdi, la sinistra resta isolata. Per ora conta su tre forze: Mdp, Si e Possibile. Ed ha l'appoggio della maggioranza della Cgil, che non cede alle aperture di Paolo Gentiloni sulle pensioni, e la possibile leadership di Grasso. Quest'ultimo ha spiegato di non voler guidare una nuova ‘cosa rossa' ma la forza con cui ha sbattuto la porta quando ha lasciato il Pd è  stata eloquente. Il calcolo, Rosatellum e sondaggi alla mano, fa propendere Mdp per una corsa in solitaria in una forza che raccolga anche i voti e le esperienze di Si e di Possibile, la linea del Pd che non vuole abiure rispetto alle politiche di questi anni fa temere la sinistra che un dialogo vero non sia praticabile. Insomma, il gioco del cerino è  arrivato a uno degli ulti i passaggi. Ma gli ultimi appelli pesano e dalle prossime ore si capirà  se sono stati ascoltati. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.