Usiamo i social per creare un nuovo modo di essere cittadini

L’utilizzo civico dei social media nei contesti urbani rappresenta una delle possibili soluzioni per rendere i social media delle piattaforme abilitanti per la partecipazione civica, la crescita economica e sociale dei luoghi in cui risiede la stragrande maggioranza dei suoi utenti

Usiamo i social per creare un nuovo modo di essere cittadini
CrowdSpark 
 Un evento organizzato su Facebook

Le recenti polemiche sull’uso dei dati degli utenti da parte di Facebook riaccende la necessità di una visione critica e propositiva sul futuro delle piattaforme di social media, che devono necessariamente ripartire dalla loro funzione civica se intendono ristabilire quel rapporto incrinato con la comunità di utenti che condividono ogni giorno sui social informazioni, emozioni e speranze. 



L’utilizzo civico dei social media nei contesti urbani rappresenta una delle possibili soluzioni per rendere i social media delle piattaforme abilitanti per la partecipazione civica, la crescita economica e sociale dei luoghi in cui risiede la stragrande maggioranza dei suoi utenti.

Se è vero che già da anni tantissime amministrazioni locali hanno scelto di essere lì dove sono i propri cittadini, ovvero in quegli spazi virtuali dove si interagisce e si condividono ogni giorno miliardi di informazioni e contenuti, tocca ora alle piattaforme social media riavvicinarsi a quegli spazi pubblici che possono forse inaspettatamente favorirne il rilancio, a partire dalle esperienze più interessanti realizzate in Italia, in Europa e nel mondo degli ultimi anni. 



La rete europea Interactive Cities, finanziata dal programma Urbact, ha costituito negli ultimi anni un crocevia di visioni e soluzioni sviluppate dalle 10 città del network guidato da Genova (tra queste anche Parigi, Lisbona, Palermo, Murcia e Ghent) e da altri contesti urbani europei, come Amsterdam e Helsinki, che stanno innovando i rispettivi sistemi tecnologici e di open data proprio a partire da un’integrazione con nuove funzioni adottate dai social (ad esempio i bot e le mappature partecipate).



Le dodici linee guida su come i social media possono contribuire allo sviluppo urbano, sono ufficialmente presentate dall’11 al 13  aprile a Genova nel corso della conferenza finale del progetto, rappresentano esempi concreti di come i social sostengono la partecipazione civica (favorendo coinvolgimento dei cittadini attorno a iniziative come il bilancio partecipativo di Tartu o il programma di innovazione sociale di Lisbona), la crescita economica (collegando negozi di prossimità e imprese innovative a Parigi, Ghent o Debrecen) o lo sviluppo turistico (mettendo in rete i contenuti realizzati dagli utenti per lo storytelling condiviso di Genova e Alba Iulia). 



Le modalità originali di utilizzo dei social media da parte delle città europee, messe a confronto nel corso dei due anni e mezzo di progetto anche con realtà americane o asiatiche, costituiscono un esempio anche per le città italiane e restituiscono un ruolo forte alle amministrazioni locali come broker di innovazione digitale diffusa sul territorio e aggregatori di contenuti prodotti dalle comunità attive nel contesto urbano.

Rendere davvero social la pubblica amministrazione richiede non solo uno sforzo organizzativo in termini di piani di comunicazione integrati e multimediali ma anche una cambio di passo nella visione di strumenti digitali che per definizione non sono neutri ma che possono contribuire a orientare in senso più collaborativo l’intero sviluppo economico e sociale di un territorio.

Allo stesso tempo le città devono imparare a riconoscere l’enorme importanza della quantità di dati e informazioni scambiate e prodotte su un territorio e trovare modalità per analizzarle e organizzarle al meglio ma anche per instaurare un dialogo produttivo con le grandi piattaforme, al fine di negoziare l’algoritmo e sviluppare soluzioni condivise ai problemi dei territori. 

Concepire le città come arena reale su cui testare le innovazioni sviluppate nell’arena virtuale rappresenta un cambio di paradigma su cui le città di Interactive Cities continueranno a confrontarsi nei prossimi anni, anche grazie alla collaborazione con la Commissione europea e reti strutturate di città come Eurocities da tempo attente all’impatto delle trasformazioni tecnologiche sui contesti urbani. Un dialogo che non vuole essere solo politico o tecnico ma che intende alimentarsi di soluzioni sviluppate ogni giorno da decine di migliaia di innovatori che operano dentro e fuori le amministrazioni locali ma sempre nelle nostre città, agenti del cambiamento che possono senza dubbio contribuire in maniera efficace a (ri)costruire i social media del futuro.



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