Forse abbiamo già il tormentone musicale dell'estate

I produttori Takagi&Ketra, dopo il successo dello scorso anno di "Amore e Capoeira", presentano un brano leggero e spensierato con Jovanotti, Calcutta e Tommaso Paradiso: "La luna e la gatta"

takagi ketra luna gatta

Ci riprovano Takagi & Ketra, il duo di producer che trasformano in numeri a sei cifre qualsiasi cosa sfiorino, come due maghi che conoscono alla perfezione la ricetta del successo. Roba da cinture nere della classifica, un lavoro pulito, preciso, come quello di un professionista che sa esattamente come e quando colpire.

Il come è facile: musica spensierata che si espanda a macchia d’olio di bacheca in bacheca, di frequenza in frequenza, di click in click, come una pallina posta in cima ad un piano inclinato, in questo caso fortemente inclinato, perché le loro produzioni invadono le nostre vite a tempo record. Il quando è anche quello facilmente intuibile: mezzanotte del primo marzo, venti giorni prima che esploda la primavera, giusto per permettere un po' di sano rodaggio in modo tale da arrivare perfettamente in forma alla prova costume.

Ci riprovano Takagi & Ketra, ed è sicuro che ci riusciranno. Ci sono riusciti d’altra parte con “Nu juorno buono” di Rocco Hunt, "Roma-Bangkok" di Baby K e Giusy Ferreri, "Vorrei ma non posto" di J-Ax e Fedez, “L’esercito del selfie” con Lorenzo Fragola e Arisa e con “Amore e Capoeira” cantata sempre dalla Ferreri con Sean Kingston.

Stano se fallissero, ma...

Sarebbe perlomeno strano se fallissero a questo giro facendosi complici del loro “delitto” tre fenomeni dei numeri come Calcutta, Tommaso Paradiso e Jovanotti; quest’ultimo che dimostra, ancora una volta, di essere uno dei pochissimi artisti italiani “old school” a tenere perennemente l’orecchio teso verso i lavori dei giovani, senza snobbismo, senza paranoie, senza atteggiamenti da star che, bisogna dirlo e dargliene merito, non gli sono mai appartenuti.

Anzi, la presenza di Jovanotti nel trio fa assumere al progetto una sorta di genuinità, un marchio di garanzia sul fatto che dietro ci sia più che altro un divertimento, un gioco, che, certo, ci tormenterà fino al prossimo settembre, su questo non c’è dubbio, ma perlomeno non ci risulterà al palato così costruito a tavolino, così machiavellicamente pianificato; che quando si parla di musica, il pensiero che possa essere messa al servizio del mercato invece che dell’arte dura e pura, anche se capiamo perfettamente che la pagnotta a casa va portata, stimola sempre una certa depressione, una certa malinconia.

Il brano si intitola “La luna e la gatta” e nei giorni precedenti era stato presentato da Takagi & Ketra come il loro nuovo lavoro insieme ad “una improbabile band esordiente”, iThe Barbooodos. Si è capito quasi subito che dietro ci sarebbero stati dei nomi di rilievo, effettivamente stavolta però i due producer si presentano in campo con un tridente d’attacco con un potenziale di fuoco spaventoso.

Niente ritmi 'danzereggi', classico pop 

I ragazzi per l’occasione mettono da parte quell’intento volutamente danzereccio, bello e impacchettato per essere passato in piena sbornia estiva nei lidi della Penisola tutta, per abbandonarsi al pop più pop del momento: quello che riporta, tra i tre Barboodos (pare che l’idea del nome sia del Cherubini), più ai TheGiornalisti, quella sorta di andante vagamente anni ’80 che è ormai diventato il loro marchio di fabbrica (e che dovrebbero decidere ad un certo punto di aggiornare se non vogliono diventi anche il loro epitaffio).

Forse nell’”improbabile” band quello che si allontana più dalla sua comfort zone è Calcutta, che nell’ultimo anno si è prestato davvero a troppi, troppi progetti, che dovrebbe imparare a tirarsela un po' di più, perché non funziona mai così bene come quando è da solo. Il testo è chiaramente leggero e ruffiano, ti permette al primo ascolto di sentire già in bocca il sapore di granita al limone e nelle mutande fastidiosissimi sassolini che ti sei portato dietro dalla spiaggia.

Commentarlo nello specifico è operazione inutile, diciamo solo che l’impressione è quella che tutto sia rimasto abbastanza in superficie, che i ragazzi non è che si siano applicati questo granché per andare anche vagamente in profondità, il ritornello “cantare nella testa/questo motivo che mi fa/stare come la gatta/che guarda dalla finestra/la luna che cade in un lago dipinto di blu/e ci caschi anche tu”, a parte rimandare in sei battute ad una ventina di classici della musica italiana, compreso il fischiettare che ricorda quello di Alessandro Alessandroni solo più allegrotto, ne è la dimostrazione assoluta.

Canzoni per tenere compagnia

Ma d’altra parte queste non sono canzoni scritte per dire alcunché, ma solo per tenere compagnia, per essere riportate sui diari dei ragazzini sul finire dell’estate e dedicate a ragazzine delle quali resteranno vividi i ricordi di certe palpitazioni ma non il volto, diari che poi verranno riaperti dopo quindici-vent’anni e faranno pensare “ma guarda te cosa ascoltavamo da piccoli!”.

Insomma Takagi & Ketra anche quest’anno si porteranno a casa l’estate, forse in maniera un tantinello più dignitosa.

Credere che prima o poi i tormentoni estivi si estingueranno non è solo una perdita di tempo ma un grave torto che facciamo alla nostra memoria, a noi stessi da piccoli, che mica a tredici anni ci emozionavamo ogni sera con i Pink Floyd.

Un giorno i tredicenni di oggi, non tutti purtroppo, riconosceranno la differenza tra ciò che è musica e ciò che vuole solo spremerla, scimmiottarla, berne avidamente il succo e aspettare la prossima stagione, come capi villaggio con le turiste tedesche in vacanza. È il ciclo naturale degli eventi, nulla di strano. Poi se il tempo “potrà soltanto deglutire” (cit.) anche Takegi & Ketra dipenderà solo da loro. Finora, bisogna ammetterlo, il loro sporco lavoro lo sanno fare.



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