Le pagelle della terza serata del Festival di Sanremo

È stata la volta dei duetti. Con un paio da ricordare, qualcuno che è meglio dimenticare e molti che stentano a decollare e a conquistarsi uno spazio nella memoria di questa edizione

festival sanremo pagelle terza serata
Maria Laura Antonelli / AGF
Francesco Gabbani a Sanremo 2020

La terza serata della 70esima edizione del Festival di Sanremo si apre subito con le canzoni, il rischio d’altra parte, serissimo, è quello di sfiorare Uno Mattina. Amadeus per non perdere tempo ingaggia subito una gag con Georgina Rodriguez che ci dimostra in maniera piuttosto palese cosa succede a questo festival se gli togli Fiorello.

Altra coincidenza strana, Amadeus sfoggia una giacca più brutta dell’altra, come se avesse perso una scommessa con gli amici del bar, il che fa sospettare che Fiorello è anche quello che gli sceglie il look. Occhi puntati sulla prima fila, dove siede Cristiano Ronaldo, alla prima inquadratura è subito rigore. La Figc annuncia che all’ennesimo sketch su Juve e Inter lo scudetto viene assegnato automaticamente a Toto Cutugno.

Intorno alle 22,50 entra Benigni che prima spiega e poi declama “Il cantico dei cantici”, “La più bella canzone d’amore di sempre”, e Tommaso Paradiso muto. Un’interpretazione che tende ad evidenziare i tratti erotici del poema.  

Michele Zarrillo con Fausto Leali – “Deborah” – Voto 3: Solo a me Michele Zarrillo quando canta sorridendo irrita da pazzi? Felice è praticamente irriconoscibile. Più che un duetto dove i talenti si moltiplicano sembra più una roba da Domenica In alle 17, quando facendo zapping annoiato ti chiedi a chi possa davvero interessare ascoltare Michele Zarrillo che canta “Deborah” con Fausto Leali.

Junior Cally con i Viito – “Vado al massimo” – Voto 4: Siccome Grignani alla musica italiana effettivamente manca, Junior Cally decide di invitare a duettare con lui I Viito, realtà che il mondo dell’indie aspetta esplodere da tempo e, considerata la prestazione, mi sa che dovremo aspettare ancora un pò. Il rap di Cally potrebbe anche non essere male, ma il risultato è deludente, privo di cazzimma.

Marco Masini con Arisa – “Vacanze romane” – Voto 4: Sulla carta la cosa non dovrebbe finire in vacca, Masini e Arisa sono due fenomeni, specie vocalmente parlando, ma forse ci mettono troppo ed esagerano. Prestazione priva di mestiere, ripetiamo, stranamente. Stima per i due artisti ci impone di non esprimere nessunissimo commento riguardo l’arrangiamento.

Riki con Ana Mena – “L’edera” – Voto 5: il James Dean di Segrate si presenta con Ana Mena, attrice e cantante spagnola complice del tormentone di Fred De Palma “Una volta ancora”. Il risultato è un’inutile cafonata, ma è il miglior duetto finora e il solo pensarlo ci lascia piuttosto esterrefatti. 

Raphael Gualazzi con Simona Molinari – “E se domani” – Voto 7: Gualazzi, in frac evidente citazione del celebre sketch dei Monty Python al ristorante ne “Il senso della vita”, invita a cantare “E se domani”, il capolavoro portato al successo da Mina, Simona Molinari, una delle voci più eleganti della musica italiana. La riuscita è raffinata esattamente come c’è da aspettarsi da due musicisti preparati. Poche parole: tutto molto scontato ma tutto molto bello.

Anastasio con la Pfm – “Spalle al muro” – Voto 7,5: Anastasio+Pfm da lontano puzza immediatamente di X-Factor effect; invece il ragazzo costruisce un testo che non solo reggerebbe benissimo da solo ma si incastra alla perfezione con la Pfm; due realtà che sulla carta dovrebbero stare lontane anni luce e invece si mescolano meravigliosamente bene come campari, vermouth e gin in un Negroni.

Levante con Francesca Michielin e Maria Antonietta – Voto 5: La riesumazione indie e rosa di “Si può dare di più” non ha molto senso, bisogna ammetterlo; questo perché si tratta di un brano che ha una storia del tutto particolare, composta e presentata in tempi del tutto particolari. Acchiappare nell’etere parole e appropriarsene per dire tutt’altro non è illegale ma bisogna sceglierle con cura. Unica nota davvero positiva la presenza di Maria Antonietta, di gran lunga la migliore cantautrice italiana in attività. 

Alberto Urso con Ornella Vanoni – “La voce del silenzio” – Voto 6: Per farlo apparire un po' più giovane ad Alberto Urso devono mettergli accanto la Vanoni, ma non c’è niente da fare, mancasse uno a calcetto dei due chiameremmo la Vanoni. La sufficienza è meritata perché anche il pezzo si presta ad un’interpretazione di questo tipo, nonostante manchi totalmente di smalto, inventiva, colori.

Elodie con Aeham Ahmad – “Adesso tu” – Voto 6: Porta a casa il risultato, l’emozione deriva dalla nostalgia di ascoltare un brano molto molto bello. La presenza di Aeham Ahmad del tutto ininfluente.  

Rancore con Dardust e La Rappresentante di Lista – “Luce – Tramonti a nord est” – Voto 10: Il massimo. Perché più di questo non si può chiedere. Tre realtà differenti e splendide che si intrecciano tra di loro con un’armonia che gioca tra musica e messa in scena. Rancore butta giù un rap splendido che intreccia col testo di Elisa, ripresa, quasi letteralmente reinterpretata, magnificamente, dai ragazzi de La Rappresentante di Lista, una delle più interessanti e promettenti realtà del panorama musicale italiano. Ciliegina sulla torta Dardust che stavolta mette il viso sulla realizzazione di una perla assoluta. Facciamo vincere questo festival a Rancore e torniamocene a casa.  

Pinguini Tattici Nucleari - “Papaveri e papere”/“Nessuno mi può giudicare”/“Gianna”/”Sarà perché ti amo”/“Una musica può fare”/“Salirò”/“Sono solo parole”/“Rolls Royce” – Voto 8: Prendono la strada del medley. Ripercorrono la storia del festival scegliendo brani affatto scontati. Un’ottima scelta quindi e un’ottima messa in scena; sicura, divertente, spettacolare. Vedere i ragazzi su quel palco mette allegria perché giocano e trattano il palco dell’Ariston come quello di un qualsiasi club di provincia, una cosa che fa bene a chi fa il festival ma, molto di più, a chi lo guarda.

Enrico Nigiotti con Simone Cristicchi – “Ti regalerò una rosa” – Voto 6: Canzone portata a casa nonostante a cantarla da un lato troviamo Enrico Nigiotti, che ci fa venir voglia di richiamare sul palco Benigni a spiegarci qualsiasi cosa abbia letto ultimamente, anche fosse l’ultimo numero di Topolino, dall’altro l’autore del brano, Simone Cristicchi, talmente buono, pulito e corretto in ciò che dice, compone e fa che ti fa sentire in imbarazzo con te stesso come quando becchi una scena erotica mentre guardi la tv con tua nonna. Comunque resta la cosa migliore fatta da Nigiotti in due festival, ora possiamo anche chiudere qui questa cosa di Nigiotti a Sanremo.

Giordana Angi con il Solis String Quartet – “La nevicata del 56” – Voto 6,5: Più che altro un omaggio, tutto sommato anche ben riuscito, a partire dal look. Niente di meno, niente di più. 

Le Vibrazioni con i Canova – “Un’emozione da poco” – Voto 9: Canzone azzeccata, scelta dei compagni di viaggio ancora di più. Sarcina e Matteo Mobrici, cantante dei Canova, la migliore band del circuito indie, uno accanto all’altro si mangiano il palco e le loro voci si mescolano in maniera tanto ruvida quanto efficace. Presenza sicura, come se lo facessero tutte le sere al pub sotto casa. Si divertono e si emozionano, ci divertono e ci emozionano. Più di così è complicato. E se i Canova avessero alzato la palla match a Le Vibrazioni per portarsi a casa il festival?   

Diodato con Nina Zilli – “24mila baci” – Voto 5,5: Le cover sono il territorio di Diodato, il che non è affatto un merito. La messa in scena teatrale e pretenziosa forse li mette troppo in difficoltà, tant’è che non la cantano benissimo.

Tosca con Silvia Perez Cruz – “Piazza Grande” – Voto 10: Semplicemente perfette. Prendono un classico che poteva rappresentare un trappolone per chiunque e lo affrontano con classe, leggerezza e divertimento, concedendosi anche qualche licenza in spagnolo che arricchisce senza minimamente disturbare; rischi che solo una professionista della statura di Tosca può permettersi con la maestria di chi sa quello che fa e lo fa sempre al meglio. Lucidano e ci restituiscono il capolavoro di Dalla intatto e commovente. La cantano in punta di voce restituendole un senso nuovo, magnifico. Questo festival se lo meritano Tosca o Rancore, che abitano ai lati opposti di un pianeta che è pur sempre lo stesso: quello di chi sa fare musica. 

Rita Pavone con Amedeo Minghi – “1950” – Voto 6: mettete “1950” cantata in coppia da Rita Pavone e Amedeo Minghi. Ecco, questo è quello che è successo. Tutto liscio, niente male, ma non ne sentivamo il bisogno.

Achille Lauro con Annalisa – “Gli uomini non cambiano” – Voto 7: Le cover non sono la specialità di casa Lauro, ancora ci risuonano nelle orecchie le vergognose stonature al Premio Tenco. A sorpresa invece, insieme ad Annalisa, artista piuttosto impalpabile, riescono a portare a casa senza sbavature una buona versione di un pezzo difficilissimo. Forse perché Lauro, probabilmente più di tutti gli altri cantanti in gara, possiede in maniera del tutto naturale una sensibilità teatrale che quando azzecca la parte musicale fa esplodere un po' tutto. Il legame con Ziggy Stardust sinceramente ci sfugge. Sarà una sorta di outing? Un modo per dirci: si, è questo quello che voglio fare? Speriamo di no, perché non avrebbe molto senso. Ma per stasera lasciamo perdere.

Bugo e Morgan – “Canzone per te” – Voto 6,5: Una montagna russa. Si va in alto quando risulta palpabile la passione di Morgan, un uomo che, piaccia o meno, ama alla follia, in maniera malata, ossessiva, ciò che fa. E questo, in maniera magari anche più discreta e silenziosa, va premiato. Bugo sembra un po' fuori luogo, un po' in imbarazzo, cosa che non ammetterebbe mai, ma chi lo segue da sempre sa che il suo territorio è altrove. Una collaborazione con Morgan è interessante, ok, ma poi comunque fanno cose diverse, e menomale, perché abbiamo bisogno di entrambi.

Irene Grandi e Bobo Rondelli – “La musica è finita” – Voto 5,5: Esibizione ben fatta, e ci mancherebbe considerato che sul palco salgono due cavalli di razza come la Grandi e Rondelli, ma troppi pochi rischi. Puntano al pareggio e con i pareggi non si vince. Per questo mezzo punto in meno.

Piero Pelù – “Cuore matto” – Voto 7,5: Il rischio di artisti con una personalità così forte è che in certe occasioni rischiano di trasformarsi quasi nell’imitazione di se stessi. C’è da dire che Pelù si diverte moltissimo, la canta bene, la arrangia benissimo e la porta a casa con l’energia che lo contraddistingue da sempre. L’effetto è decisamente piacevole. 

Paolo Jannacci con Francesco Mandelli e Daniele Moretto – “Se me lo dicevi prima” – Voto 7: Nella conferenza stampa del pomeriggio Paolo Jannacci ha detto che si diverte a cantare le canzoni del padre. Anche noi, perché no? La somiglianza poi, bisogna ammetterlo, aiuta, e lui lo fa molto bene. Se solo non fosse Sanremo…

Elettra Lamborghini con Myss Keta – “Non succederà più” – Voto 0: Rischiava di essere il momento musicale più basso della storia musicale della tv di stato, è andata molto peggio. La Lamborghini non è un’artista, la Rai prima la fa coach a The Voice e poi la piazza nel cast del Festival di Sanremo, qualcuno prima o poi, con calma, ci spiegherà il motivo. Nella serata dei duetti, invece di aiutarla con qualcuno che abbia un minimo di cognizione di ciò che sta facendo, le mettono accanto Myss Keta, una cubista e vocalist prestata alla discografia; una performer che ha senso come performer e solo come performer. In pratica l’effetto negativo si raddoppia e chi sta a casa ed è interessato alla musica si sente preso in giro. È o no Sanremo?

Francesco Gabbani – “L’italiano” – Voto 7,5: Esibizione divertente, diremmo patriottica. Sceglie la canzone più nazionalpopolare della storia della musica leggera italiana e spinge sull’acceleratore con un gran sorriso. Gabbani canta bene e in più è simpatico, il che non solo non guasta ma aiuta e non poco. Bravo.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it