La scuola che ha una preside di 16 anni

Me lo hanno insegnato al MIT: il modo migliore per imparare è farlo divertendosi. A questo si ispirano i miei corsi di robotica e tecnologia, ad Alessandria, per bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni in un'aula dove si gioca fra magia e scienza per scoprire le proprie passioni. Vorrei che questo modello potesse espandersi ovunque

La scuola che ha una preside di 16 anni

Sono Valeria, ho 16 anni e ho appena inaugurato la mia scuola.
Da alcuni miei interventi nelle scuole, in cui venivo invitata per raccontare la mia esperienza al MIT come senior tester della Duckietown, ad alcune dimostrazioni con i miei robot in seguito alle quali venivo contattata da genitori e/o ragazz* entusiasti che volevano saperne di più, è nata l’idea dei miei corsi di robotica. La mia passione nasce tanti anni prima, quando, molto piccola, vedo una pianta digitale realizzata con Arduino al Coderdojo Milano. E’ stato amore a prima vista: acquisto lo "starter kit", seguo i video su Youtube (all’epoca solo in inglese), brucio componenti e dopo parecchie notti, realizzo il mio primo robot autonomo in grado di muoversi da solo ed evitare gli ostacoli. In Italia però non è possibile avere partita iva prima dei 18 anni, devo così aspettare il compimento dei 16 anni per essere messa in regola nella ditta di mia mamma e poter svolgere le lezioni di robotica e tech.

Impara divertendoti!


I viaggi in generale, ma soprattutto il MIT, la Duckietown, il MediaLab, i coworking e tutta l’incredibile rete di persone con cui sono entrata in contatto, mi hanno aperto al mondo dell’education. A Cambridge (dove ha sede il MIT) sono concentrati i maggiori cervelli della terra e quello che sembra essere un vero e proprio mantra è: impara divertendoti! Ho così maturato piano piano l’idea che una soluzione ai tanti problemi della scuola italiana, che negli anni ho troppo spesso e mio malgrado toccato con mano, potesse esistere, ma se si accettava un completo stravolgimento dei dogmi caduti dall’alto che mi erano sempre stati inculcati. Figuratevi la mia contentezza quando tutto ciò ha preso piano piano forma e pochi giorni fa, a via Isoletta 5 a San Michele, ad Alessandria, la mia nuova aula è stata inaugurata con l’evento ‘Giochiamo con la scienza’, dedicato a bambin* e ragazz* dai 3 ai 14 anni. Le iscrizioni sono andate "sold out" in fretta, l’aula è stata ultimata appena in tempo (con i pannelli dello scorcio di cielo a soffitto che ci hanno fatto un po’ impazzire) e tutto è stato perfetto per accogliere una ventina di ragazz*.

Giochiamo con la scienza

All’arrivo i partecipanti sono stati ‘vestiti’ da scienziati col camice e ad ognuno di loro è stato consegnato un kit completo con i materiali per i diversi esperimenti: non utenti passivi ma parte attiva della giornata, ognuno di loro si è infatti ‘sporcato le mani’, realizzando gli esperimenti che tutti sono riusciti a portare a termine. L’incontro è stato giocato tra magia e scienza. Io vestita da maga/strega - con tanto di bacchetta magica! - ho cercato di condurre esperimenti dall’effetto ‘wow’: frecce che cambiano direzione ‘magicamente’, vulcani che esplodono, papille gustative ingannate, palloncini che si gonfiano senza aria e poi scoppiano da soli o non scoppiano col fuoco… per indossare, subito dopo, i vestiti da scienziata, con camice ed occhialoni, per spiegare in maniera semplice le leggi fisiche e chimiche che governano i diversi esperimenti: rifrazione, illusioni ottiche, stimoli olfattivi, reazioni chimiche… Una giornata chiusa con merenda per tutti, genitori soddisfatti che fotografavano e filmavano e ragazz* che andavano via chiedendo di potersi già iscrivere alla prossima data! Questa è forse stata la soddisfazione più grande!

La mia idea di scuola

La scelta di mettere insieme età così diverse non è stata casuale: ho iniziato l’incontro con un video sul team working. In qualsiasi ambiente è oggi una delle skill tra le più valutate e considerate, il mio intento, oltre agli esperimenti, era proprio quello di far collaborare i più grandi con i più piccoli. La mia idea di scuola è per certi versi molto semplice. La mia scuola non è nerd, non si focalizza solo su un aspetto dell’apprendimento, tecnologico o robotico, ma cerca di formare ed educare a 360 gradi anche in maniera trasversale. Gli ambienti sono molto importanti: devono essere belli, curati, particolari e funzionali. I miei sono colorati quel tanto che basta, con frasi motivazionali sui muri (rigorosamente in inglese!) e robot illuminati, adesivi particolari e uno scorcio di cielo luminoso a soffitto. Tre grandi lavagne a parete che invogliano il brain storming, con pennarelli colorati sempre a disposizione, lo completano.

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La scuola di robotica e tecnologia di Valeria Cagnina


  • 25 ottobre 2017,16:43
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La mia filosofia di scuola

La mia scuola pensa in maniera diversa. E’ vietato dire ‘non ce la faccio’ o ‘è impossibile!’, si può soltanto dire: devo imparare come si fa. Vorrei raggiungere l’obiettivo di una scuola in cui i bambini siano entusiasti e contenti di andare. Devono divertirsi ed essere al centro, parte attiva di quello che fanno, parte integrante del loro progetto e del loro processo di apprendimento. Devono poter scegliere ciò che più piace loro e gli insegnanti essere dei mentor pronti ad utilizzare le loro passioni per veicolare in maniera trasversale altre skill utili nella loro vita futura. Nella mia scuola non esistono banchi: con i bambin* si lavora per terra, per farli sentire a loro agio. I bambini disprezzano i banchi e in questo modo sono convinti di non essere a scuola, si divertono e non si rendono conto (almeno all’inizio) di imparare. Quando se ne accorgono le loro idee di scuola frontale sono già state sgretolate. Questa è per me la chiave dell’apprendimento oggi. Appassionare, incuriosire, e soprattutto far scoprire come la scienza, la robotica e più in generale ogni ambito del sapere, possano essere interessanti e divertenti.

Al MIT lo dicevano sempre: qui lavoriamo, ci facciamo il mazzo, ma soprattutto – ed è la cosa più importante! – ci divertiamo! La mia scuola si rivolge a bambin* a partire da 3 anni: essere piccoli non significa non capire, siamo noi grandi a dover trovare i canali di comunicazione giusti. Si passa poi ai ragazz*, fino ad arrivare agli adulti e agli insegnanti. Vorrei far capire a quanti più insegnanti possibile che queste metodologie possono essere portate ovunque, anche nelle classi di tutti i giorni. Questo forse è l’aspetto più difficile, perché spesso c’è ostruzionismo mentale. Io vorrei aiutare gli insegnanti ad acquisire gli strumenti per fare lezioni partecipate e divertenti. Si è sempre pensato che o si studia e si lavora, o ci si diverte. Dobbiamo stravolgere questa linea di pensiero insegnando che il futuro sarà solo di chi scoprirà ed inseguirà le sue passioni.

I massimi esperti di education a Cambridge dicevano: “Arrivano qui ragazzi che a 17 anni hanno già fondato tre imprese che fatturano milioni di dollari (esempio reale!), io insegnante del MIT di Boston cosa ho da insegnare loro? Ne sanno più di me. La loro risposta era semplice e lapidaria: “Non posso certo elargire nozioni, ma ho una cosa che loro non hanno per via dell’età: l’esperienza. Posso solo accompagnarli ed affiancarli con la mia esperienza”. E se non hanno nozioni da elargire al MIT… Nel mio piccolo vorrei aiutare bambin* e ragazz* a scoprire le loro passioni, ad avventurarsi in mondi nuovi e sconosciuti senza paura, ma con le giuste competenze e difese. Vorrei essere in grado di valorizzare idee, aspirazioni, competenze e caratteristiche di ognuno di loro.

Cosa faccio oggi

Un sacco di corsi diversi per tutte le età. Sul mio sito ne trovate tantissimi e nuovi li invento e creo ogni giorno ascoltando bambin* e ragazz*. Faccio poi eventi di alcune ore come questo che vi ho raccontato e giornate e weekend non solo tech, dove ai laboratori di robotica affianco una caccia al tesoro in un’area verde, magari in notturna con le torce, o un grande gioco in team. Bambini e ragazzi devono poter correre e potersi muovere, anche quelli più grandi, come ho sperimentato a Losanna, all’EPFL, il Politecnico, dove sono stata coach in un summer camp. Sto anche cercando qualcuno che mi aiuti ad Alessandria. Le richieste di corsi provenienti da genitori e ragazz*, dalle scuole, da associazioni sono ormai troppe e da sola non riesco più a gestirle. Qualcuno che abbia voglia di abbracciare la filosofia della mia scuola. Non mi interessa che sia nerd, anzi! Deve essere sicuramente appassionato di tecnologia, ma le competenze tecniche si imparano abbastanza in fretta. La caratteristica principale deve essere la passione per l’educazione, la voglia di mettersi in gioco e di apprendere continuamente e il saperci fare con bambin* e ragazz*.

Prossimi progetti

I miei prossimi progetti sono audaci: vorrei espandere la mia scuola alle piccole e medie città di provincia italiane. Le grandi città offrono possibilità di questo tipo ai bambini, ma non tutti hanno la fortuna di poter raggiungere Milano, Torino o Roma per questi corsi come è capitato a me. Io vorrei creare succursali e sedi in quei luoghi di provincia minori, per dare la possibilità a tanti bambini e ragazzi che ancora oggi, nel 2017 sentono parlare di internet e del web come dell’uomo nero, di aprire i loro orizzonti, prendere in mano il loro futuro e soprattutto capire che niente è impossibile! Tutto si costruisce giorno dopo giorno, con tanta determinazione, coraggio, voglia di fare, fatica e duro lavoro, ricordando sempre che solo sul dizionario successo viene prima di sudore!

 

 



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