Giornalismo: inchieste e protezione delle fonti nell’era digitale

Giornalismo: inchieste e protezione delle fonti nell’era digitale
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Il 25 febbraio abbiamo lanciato Inchiesta Italia, una sezione del sito dove vogliamo indagare in modo approfondito i temi che riguardano la vita di tutti noi. Per questo abbiamo deciso di partire con un tema popolare, anzi, di più, universale: Cibo: cosa mangiamo davvero. Nel pezzo di presentazione del lavoro, che durerà alcuni mesi, abbiamo annunciato gli strumenti che utilizzeremo: oltre alle fonti istituzionali e non, ricorreremo al Foia, il diritto di accesso alle informazioni sancito dal decreto entrato in vigore il 23 dicembre scorso. E abbiamo aperto l’inchiesta ai contributi di quanti volessero segnalarci eventuali illeciti, anche in forma anonima attraverso gli strumenti di protezione delle fonti.

Siamo solo all’inizio del lavoro, ma in buona compagnia: New York Times, Washington Post, The Guardian e BuzzFeed hanno avviato varie procedure, con piattaforme interne ed esterne, per garantire le segnalazioni di lettori, insider, e whistleblower che volessero restare anonimi o comunque proteggere il loro nome. Certo, non esiste certezza assoluta di protezione, a volte gli stessi utenti che segnalano commettono errori che lasciano tracce, ma alcuni strumenti digitali oggi a disposizione sono piuttosto sicuri se utilizzati con attenzione.

Una analisi parziale, ma già un buon punto di partenza, è condotta da Stephen Hiltner sul New York Times: How to Tell a Secret in the Digital Age. Il sito del quotidiano ha infatti dedicato una pagina all’elenco degli strumenti digitali con i quali i lettori possono inviare segnalazioni confidenziali, proteggendo il proprio anonimato.  In alcuni casi si tratta di canali dall’utilizzo anche molto semplice e immediato, che però sono protetti dalla crittografia, una forma di scrittura convenzionale e segreta, decifrabile solo da chi condivide il codice.

A stilare la lista sono stati Gabriel Dance, responsabile del desk investigativo del giornale, e Runa Sandvik, direttore della sicurezza informatica del NYT. Un buon esempio di come nei giornali si debbano sempre più abbattere le barriere che separano i reparti, per formare gruppi multidisciplinari in grado di affrontare le questioni con tutte le problematiche che oggi presentano.

Il lavoro di squadra ha prodotto una pagina dove gli strumenti per le segnalazioni sensibili e anonime sono elencati e spiegati: da WhatsApp a Signal, da SecureDrop, piattaforma per whistleblower, alle email criptate, come Peerio. Seguendo le istruzioni, come abbiamo fatto per le segnalazioni su Inchiesta Italia i lettori possono scaricare la piattaforma che ritengono più idonea a trasmettere le loro segnalazioni. 

Al New York Times sono convinti che il progetto cambierà il modo di lavorare nella newsroom e darà un forte impulso al giornalismo investigativo dell’era digitale. Cosa non cambierà, spiega Gabriel Dance, è il modo nel quale le informazioni ricevute saranno trattate: “Ogni segnalazione sarà rigorosamente controllata e verificata”. Una convinzione che condividiamo: mantenere le vecchie pratiche etiche e deontologiche del giornalismo, ma applicate all’innovazione tecnologica pare oggi sempre di più la giusta strada da percorrere per una informazione rilevante e di qualità.

L'argomento sarà al centro anche di uno degli incontri del Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia: RegeniLeaks: giornalisti e hacker insieme in nome dell'interesse pubblico.