Un team guidato da La Sapienza, studiando il genoma, racconta di quando il Sahara era verde e ospitale 


Un team internazionale guidato dall’Università romana ha utilizzato una tecnica innovativa di sequenziamento del Dna per ricostruire l’evoluzione della specie umana. I risultati pubblicati sulla rivista Genome Biology
 

Un team guidato da La Sapienza, studiando il genoma, racconta di quando il Sahara era verde e ospitale 

Un tempo il Sahara non era come oggi ma ricco di vegetazione e di villaggi. Era, cioè, verde e popolato e non attraversato da nomadi e caratterizzato da un mare di sabbia e di dune. La teoria è stata pubblicata su una delle riviste scientifiche internazionali più importanti del mondo, Genome Biology. Lo studio è stato svolto da un gruppo di ricerca internazionale coordinato dall’Università La Sapienza di Roma. Secondo lo studio, la storia dei movimenti umani non è racchiusa solamente all’interno dei reperti archeologici appartenenti ai primissimi insediamenti ma anche al nostro genoma.

Il Green Sahara

Si tratta di una prospettiva che non era ancora stata adeguatamente presa in considerazione e che mostrerebbe come il pool genetico maschile di popolazioni nord-africane e sub-sahariane sia stato plasmato da antiche migrazioni umane trans-sahariane. A sostenerlo è il team di ricerca coordinato da Fulvio Cruciani del Dipartimento di Biologia e biotecnologie “Charles Darwin” della Sapienza di Roma.

Durante l’optimum climatico dell’Olocene, in un periodo che va dai 12mila ai 5mila anni fa, il deserto africano era una terra fertile. Il cosiddetto Green Sahara. Non era ostile come oggi e non rappresentava una barriera geografica per coloro che avevano l’abitudine e il bisogno di spostarsi dall’Africa sub-sahariana alle coste mediterranee e viceversa.

Una tecnica innovativa

Per analizzare le caratteristiche del popolamento della regione i ricercatori si sono avvalsi di una tecnica innovativa (next-generation sequencing) per sequenziare circa 3,3 milioni di basi del cromosoma Y umano in 104 individui maschi, selezionati mediante uno screening di migliaia di campioni. Uno studio del genere e che riguarda la distribuzione geografica dei diversi cromosomi Y, permette di fare inferenze riguardo eventuali eventi demografici del passato. Attraverso questo metodo, sono state individuate 5966 varianti geniche. Con una percentuale del 51% di varianti mai descritte in precedenza. Studiando la loro variabilità genetica in 145 popolazioni africane ed eurasiatiche è stato possibile evidenziare massicce migrazioni umane avvenute sia attraverso il deserto del Sahara, prima della desertificazione, che attraverso il bacino del Mediterraneo.

Nuove scoperte e nuovi scenari

Grazie a questa scoperta ora sarà possibile aprire nuove linee di ricerca. “Il cromosoma Y – dice Eugenia D’Atanasio, primo autore condiviso della ricerca – viene trasmesso dal padre ai soli figli maschi, fornendo quindi una prospettiva solo “al maschile” dell’evoluzione umana recente. Il confronto dei dati dell’Y con quelli relativi al DNA mitocondriale, trasmesso lungo la linea materna, e agli autosomi, trasmessi da entrambi i genitori, ha evidenziato differenze dei due sessi nel plasmare la variabilità genetica del Nord Africa, con un contributo femminile recente riconducibile alla tratta araba degli schiavi e un contributo maschile più antico, che risale principalmente al periodo del “Green Sahara”. Ma non solo.

“Questa analisi – aggiunge Beniamino Trombetta, co-autore della ricerca – ha anche evidenziato massicci spostamenti avvenuti attraverso il bacino del Mediterraneo, che hanno coinvolto antichi movimenti di popolazioni umane dall’Europa all’Africa e viceversa, mostrando come i contatti tra queste due regioni siano sempre avvenuti fin dai tempi preistorici”. Uno studio, frutto dell’eccellenza della ricerca italiana, che per la prima voltata individuato la traccia genetica di migrazioni umane trans-sahariane che erano state sino a ora ipotizzate tramite l’analisi di cultura materiale. Una scoperta che, in futuro, ci permetterà ci conoscere, sempre più approfonditamente, la nostra Storia. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it