Ora i magistrati rischiano davvero di andare al Csm per sorteggio

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha già annunciato di voler cambiare le regole, togliendo in questo modo il potere alle correnti della magistratura (rappresentate da Magistratura Indipendente, Unità per la Costituzione, Area e Autonomia e Indipendenza) di mandare al Consiglio i loro uomini

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Pierpaolo Scavuzzo / AGF
Il plenum del Csm

Un Consiglio Superiore della Magistratura terremotato dalle intercettazioni sul caso Palamara, le conversazioni – spesso notturne – captate dal Trojan nel corso delle quali il pm romano, insieme a un gruppo di magistrati del Consiglio e gli esponenti del Pd Luca Lotti e Cosimo Ferri, tentavano di pilotare le nomine dei vertici delle procure. In particolare quella di Roma.

Uno scandalo che ha già portato alle dimissioni di 5 esponenti togati di Palazzo dei Marescialli, 3 saranno sostituiti (con i primi dei non eletti alle ultime consultazioni). Si tratta di Corrado Cartoni, Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli. Per gli altri due, Luigi Spina e Antonio Lepre, si dovranno attendere le votazioni già fissate da Sergio Mattarella (nella veste di capo supremo del Csm) per il 6 e 7 ottobre. 

In questo modo l’organo supremo della magistratura tornerà al numero legale che gli potrà consentire di proseguire la sua attività in attesa che il Parlamento proceda a varare la riforma del Consiglio.

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha già annunciato di voler cambiare le regole, togliendo in questo modo il potere alle correnti della magistratura (rappresentate da Magistratura Indipendente, Unità per la Costituzione, Area e Autonomia e Indipendenza) di mandare al Consiglio i loro uomini.

E la riforma del Csm il Movimento 5 Stelle ce l’ha in mente già dal 2018. Nel programma di riforma della Giustizia, aveva previsto, a pagina 19 del documento, dal titolo “Consiglio Superiore della Magistratura, che “L’organo di autogoverno della magistratura deve operare in maniera quanto più indipendente da logiche politiche di potere interne o esterne (correnti della magistratura e partiti politici, ndr). Si propone pertanto di rivedere le norme che attengono alla nomina della componente elettiva dei membri del CSM e di intervenire per scoraggiare le pratiche spartitorie delle nomine degli uffici direttivi basate sull’appartenenza alle correnti”.

Per i “Consiglieri ‘laici’ di nomina parlamentare: il meccanismo di elezione – si legge ancora - dovrà prevedere l’autocandidatura di soggetti aventi i requisiti già previsti dalla legge, degli aspiranti consiglieri, con un successivo sorteggio tra questi che porterà a poter votare, dal Parlamento in seduta comune, all’interno di una rosa di 20/30 candidati. Sarà in ogni caso preclusa la candidatura di membri di Governo nazionali e regionali, parlamentari, consiglieri regionali e sindaci che abbiano ricoperto la carica negli ultimi 10 anni”.

Mentre per i “19 Consiglieri di nomina togata: similmente al meccanismo per i consiglieri di nomina parlamentare, si prevede la modalità della candidatura singola e del successivo sorteggio che porti ad una rosa di nomi (almeno 5 volte il numero da eleggere), successivamente votati dai magistrati”.

Questo il programma di riforma ipotizzato dai 5 Stelle nel 2018. Una riforma che è contenuta (anche se non si parla esplicitamente di sorteggio) nel contratto di Governo tra Pentastellati e Lega. Al capitolo 12 si legge infatti: “Il Consiglio Superiore della Magistratura deve operare in maniera quanto più indipendente da influenze politiche di potere interne o esterne. Sarà pertanto opportuno operare una revisione del sistema di elezione, sia per quanto attiene i componenti laici che quelli togati, tale da rimuovere le attuali logiche spartitorie e correntizie in seno all’organo di autogoverno della magistratura”.

E proprio sulle “logiche spartitorie e correntizie” che si prepara il nuovo scontro tra politica e magistratura. Quest’ultima da sempre rivendica la più totale autonomia dal potere esecutivo. 

E proprio riguardo all’ipotesi del sorteggio dei componenti del Csm, il presidente emerito della Consulta Valerio Onida nei giorni scorsi interpellato dall’HuffPost  aveva manifestato non poche perplessità: “Non mi sembra una proposta sensata. Si tratta di scegliere - da parte del Parlamento e dei magistrati - persone che siano in grado di esercitare la funzione delicata dell’autogoverno dei magistrati. Il sorteggio non garantisce magistrati più adatti”.



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