Perché il caso Consip non sarà una nuova Tangentopoli

Spiegato da uno che Tangentopoli l'ha seguita, da giornalista

Perché il caso Consip non sarà una nuova Tangentopoli
 foto combo romeo - lotti - del sette - bocchino - renzi - saltalamacchia

Caso Consip, l'inizio di una nuova tangentopoli? Al centro della vicenda la gara del  "facility management 4" - un affare di 2,7 miliardi di euro - che ha portato fino a oggi all'arresto per corruzione dell'imprenditore napoletano Alfredo Romeo in concorso con un funzionario Consip, Marco Gasparri (reo confesso, indagato a piede libero). Ma il clamore suscitato dall'inchiesta  ruota attorno alla figura di Tiziano Renzi (padre dell'ex premier ed ex segretario del Pd), raggiunto da un avviso di garanzia in concorso con l'imprenditore famaceutico Carlo Russo, molto vicino alla famiglia dell'ex presidente del Consiglio. I due sono indagati per "traffico di influenze", ossia, in cambio di promesse di soldi o vantaggi per la propria mediazione - secondo l'ipotesi di accusa - avrebbero offerto a Romeo la propria mediazione illecita per far ottenere la gara di appalto da parte di Consip. 

Poi, sempre intorno al mega appalto, ci sono i ruoli del ministro Luca Lotti (quando era ancora sottosegretario a palazzo Chigi) e del comandante generale dell'Arma dei carabinieri, Tullio Del Sette, indagati per rivelazione del segreto. Vale a dire, sempre secondo l'ipotesi di reato, che avrebbero informato i vertici Consip di essere intercettati.
 

Manca la prova principale: il pagamento delle parcelle

Uno scenario inquietante, ma manca la prova principale: il pagamento delle supposte 'parcelle' a Tiziano Renzi e Carlo Russo. Sul loro conto in sostanza ci sono due appunti, ribattezzati 'pizzini', sui quali l'imprenditore napoletano avrebbe appuntato iniziali e cifre: 30mila euro al mese per T. (secondo i carabinieri del Noe di Napoli, Tiziano Renzi) e 5 mila ogni due mesi per RC (Carlo Russo, sempre secondo gli investigatori). Gli atti finiscono per competenza a Roma.
 
I pm romani, l'indagine è coordinata dall'aggiunto Paolo Ielo (un veterano del pool mani pulite di Milano),  procedono in tempi celeri ma con grande cautela, perchè, evidentemente, si rendono conto di avere tra le mani un fascicolo bollente ma che richiede ulteriori indagini approfondite. La Procura chiede e ottiene l'arresto di Romeo, sul cui conto ritiene di avere solidi elementi che proverebbero il pagamento di oltre 100mila euro al funzionario Consip Marco Gasparri (reo confesso) e invia due avvisi di garanzia a Tiziano Renzi e Carlo Russo, per il quale viene anche disposta una perquisizione domiciliare. 
 

L'interrogatorio di Tiziano Renzi

Interrogato negli uffici giudiziari della Procura di Roma, Renzi senior risponde per 4 ore alle domande dei magistrati, negando qualsiasi suo coinvolgimento. In contemporanea, a Firenze viene ascoltato Carlo Russo. Tutti (investigatori, magistrati di Roma e Napoli) erano pronti a confrontare le dichiarazioni dei due indagati, ma invece Russo si avvale della facoltà di non rispondere. 
Passano pochi giorni, durante i quali lo scontro politico si infiamma sempre di più, e oggi sarebbe stato il giorno del faccia a faccia tra Romeo e i magistrati, ma, nuova delusione, anche il presunto pagatore di tangenti si avvale della facoltà di non rispondere.

Sicuramente i magistrati saranno in possesso di altri elementi che non sono stati ancora resi noti. Ma in base a quanto fino a oggi è stato pubblicato, mi rimane un forte dubbio: possibile che Tiziano Renzi, possa aver messo a repentaglio l'immagine del figlio in cambio di 30mila euro? 

Un'ultima considerazione: i politici la smettano di gridare allo scandalo della violazione del segreto istruttorio o ai complotti  dei magistrati. E anche M5s non faccia, a seconda delle convenienze politiche, il garantista (quando si tratta di tutelare la sua sindaca di Roma) e il giustizialista quando le indagini riguardano altri partiti. Si limiti a fare politica, il mandato che ha ricevuto dal suo elettorato.
 

Il ruolo dei giornalisti, quello della politica

Noi giornalisti facciamo il nostro dovere: cercare notizie, notizie che a volte fatichiamo sette camice per averle e che a volte invece ci cadono in mano come pere cotte. Ma sia nell'uno che nell'altro caso, sempre notizie sono. Notizie che a volte vanno scrupolosamente verificate e altre invece che sono provate documentalmente (in atti giudiziari). L'importante è non farsi complici di giochi politici, di non dare sfogo a curiosità pruriginose. Ma ognuno si assume la responsabilità di quanto scrive. 
 
Per quanto riguarda i magistrati, è una vita che sento parlare di complotto giudiziario e, anche in questo caso, le chiacchiere stanno a zero: alla fine quello che conta sono gli atti. E per questo il primo dovere del magistrato è fare indagini scrupolose e, nel più breve tempo possibile, arrivare a una sentenza (istruttoria o dibattimentale). 
 
Infine torniamo alla domanda iniziale: ci troviamo di fronte a una nuova tangentopoli? Oserei dire di no, mancano i presupposti: all'epoca di mani pulite era emerso che gli imprenditori pagavano svariate decine, a volte centinaia di milioni direttamente ai partiti. Oggi i tempi sono cambiati, le tangenti ci sono ancora ma sono sempre di più locali, la mazzetta va all'assessore o al funzionario comunale, regionale ecc. ecc. Non vedo una nuova stagione di mani pulite.