Cosa ci resta di Tangentopoli. Vita di un giornalista di quegli anni 

Cosa ci resta di Tangentopoli. Vita di un giornalista di quegli anni 

E' il 30 aprile del 1993 quando l'allora segretario del Psi Bettino Craxi , uscendo dall'hotel Raphael di Roma viene investito da un fitto lancio di monetine, accendini e altri oggetti, oltre che da un boato di fischi e insulti. In piazza, a contestarlo, ci sono giovani o meno giovani di destra e di sinistra. E' il segno evidente che la prima Repubblica è ormai giunta al capolinea. In Parlamento la Lega mostra il cappio e la gente fuori il palazzo di giustizia di Milano inneggia ai Pm del pool Mani Pulite.

  • Il 22 gennaio del 1994 l'allora segretario della Dc Mino Martinazzoli scioglie il partito,
  • pochi giorni dopo Silvio Berlusconi annuncia (è il 26 gennaio) la sua discesa in campo con Forza Italia, sdogana la destra di Fini, fa l'alleanza con la Lega di Bossi e,
  • il 28 marzo, il Popolo della Libertà vince le elezioni.

Ma il governo dura poco piu' di 9 mesi, perchè il 22 novembre del '94 il premier riceve il primo (di una lunga serie) avviso di garanzia dai pm di Milano e due mesi dopo Bossi lo sfiducia. Sono gli anni di Tangentopoli, l'inchiesta nata il 17 febbraio del 1992 con l'arresto di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, esponente del Psi. Con le sue dichiarazioni inizia l'indagine Mani Pulite.

Leggi anche: Le 30 tappe fondamentali di Tangentopoli

Fino a quella data, la lotta alla corruzione, alle tangenti, al malaffare, non è un cavallo di battaglia della magistratura. Negli anni che precedono Tangentopoli  il nostro Paese è stato attraversato dal terrorismo rosso e nero, dalle stragi fasciste a quelle che ancora oggi sono circondate dal mistero e dall'odore dei servizi deviati, ma il malaffare della corruzione, che già regnava, restava ai margini dell'interesse della magistratura. 

Leggi anche: La partita di calcetto da cui tutto è inziato

Ma quando parte il pool milanese di Mani Pulite la prima Repubblica si sgretola sotto l'incalzare degli avvisi di garanzia, dalle centinaia di arresti di imprenditori e di politici locali, non coperti dall'immunità parlamentare. I big della politica finiscono sotto inchiesta, le richieste di autorizzazione a procedere fioccano come neve.
 

Una cosa mai successa: gli imprenditori si autoaccusano

Anche la procura di Roma, fino ad allora definita il "porto delle nebbie", dove le inchieste si inabissavano, da segnali di vita. Ma c'e' poco da fare Tangentopoli resta e resterà un'operazione  tutta milanese. Nel capoluogo lombardo, si verifica qualcosa che non si era mai visto prima: alcuni imprenditori si presentano spontaneamente (la paura di finire in carcere era tanta), per confessare di aver pagato (corruzione) o estere stato costretto a pagare (concussione) tangenti. Le polemiche e gli scontri anche interni alla magistratura non mancano: a Milano il pm Tiziana  Parente (detta "Titti la rossa") che indagava sul Pci  lascia il pool Mani pulite in polemica con i suoi. Poi viene candidata ed eletta in Forza Italia. 

Come è cambiata la vita dei giornalisti dopo Tangentopoli

E con Tangentopoli cambia la vita anche di noi cronisti giudiziari: non c'e' piu' orario, si inizia la mattina presto con le verifiche sui nuovi avvisi di garanzia (che erano all'ordine del giorno), alla ricerca degli ordini di custodia cautelare e dei verbali di interrogatorio dei vari indagati detenuti o  a piede libero.
Mucchi di carte che piovevano da tutte le parti. Si lavorava ininterrottamente fino a sera tardi, fino alla notte. E per far fronte a tutta quella mole di lavoro, nascono anche i pool di giornalisti che si contendono le notizie: da un lato le grandi testate, dall'altro le agenzie di stampa. Due anni di guerre a colpi di scoop.

Lo scoop più famoso (e cosa è rimasto oggi)

Il più  famoso fu quello del Corriere della Sera del 21 novembre 1994: durante il G7 di Napoli, il quotidiano annunciava l'arrivo del primo invito a comparire per Silvio Berlusconi. Ma come tutte le cose, tutto ha un inizio e una fine. Il  segnale che la stagione di Mani Pulite stesse ormai al capolinea si può datare 6 dicembre 1994: Antonio Di Pietro lascia la toga e praticamente entra subito in politica. 
 
Mani Pulite 25 anni dopo. Cosa è cambiato? Una, o per meglio dire, più classi politiche. E la corruzione? Quella è ancora attiva, come ogni anno ci spiegano i vari procuratori generali delle corti di appello nelle relazioni di inaugurazione dell'anno giudiziario. E non c'è più dietro il lavoro dei pm una società civile pronta a manifestare solidarietà. Di chi è la colpa?