L'Etica al tempo dei robot

La tecno-vulnerabilità è al centro di un saggio del filosofo della scienza Antonio Carnevale

L'Etica al tempo dei robot
JENS BUTTNER / DPA
Robot (AFP)

“Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.” Comincia con questa citazione di Arthur C. Clarke (in Profiles of the future) l’interessante libro del filosofo della scienza Antonio Carnevale, “Tecno-vulnerabili - Per un’etica della sostenibilità tecnologica”, pubblicato recentemente per Orthotes Editrice nella collana Ethica.

E in effetti già nell’antichità, se per esempio si pensa agli automi, essi nascono nella mitologia, con tracce, tra le altre, nel Golem del folclore ebraico, una statua di argilla animata dalla magia cabalistica. Sarà Galileo a capire quanto la meccanica possa essere uno strumento efficace per padroneggiare la natura e servirla: una scienza esatta per la quale i risultati del progresso tecnologico, per quanto apparentemente “magici”, sono animati soltanto da solidi principi.

Carnevale si rivolge in particolare al tema della Biorobotica, che ha potuto approfondire in occasione del coinvolgimento in progetti di ricerca curati tra gli altri dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (e in particolare da uno dei suoi sei Istituti di Ricerca, l’Istituto di BioRobotica) quali RoboLaw e Robot-Era.

Il primo (http://www.robolaw.eu/) per indagare le norme giuridiche ed etiche della robotica (“Regulating emerging robotic technologies in Europe: Robotics facing law and ethics”), approdando alla Comunità Europea per la prima volta con una proposta di normativa comprendente le implicazioni legali ed etiche delle tecnologie robotiche emergenti, in funzione anche dei valori sociali europei (https://www.youtube.com/watch?v=pZfsam-6g0o). Il secondo (http://www.robot-era.eu/robotera/) per verificare la fattibilità dell’integrazione dei robot nella famiglia e nella società con la messa a punto di una rete di robot domestici e compagni nelle attività di vita quotidiana.

L'incontro fra artificiale e naturale

Ecco che la tecno-vulnerabilità è una caratteristica nuova e illuminante cui l’autore pensa e introduce come categoria filosofica nell’accostare la robotica agli aspetti “bio”, intersecando l’umano col tecnologico, guardando cioè la presenza della tecnologia nella vita quotidiana, accanto all’uomo e inserita negli ambienti più diversi. Col risultato di un libro estremamente interessante che affronta in modo colto e originale le nuove dimensioni nate dall’intersezione tra l’artificiale e il naturale, che pure serbano aspetti inaspettati d’autenticità. Da una parte la tecnologia viene esplorata nella sua possibilità di “estensione” all’uomo – nella futura società dello human enhancement tecnologico – nel momento in cui dà nuove forme varcando i limiti delle possibilità, quindi in qualche modo rafforzando l’io e ampliando i “poteri” dell’uomo, in relazione anche alla diminuzione della paura della sofferenza ed alla modifica della sua natura originaria; dall’altra quale elemento autonomo e con “dignità” propria capace di interagire con altri elementi tecnologici con i quali è in grado di sviluppare uno specifico e proprio linguaggio di comunicazione.

L'Etica al tempo dei robot
PHILIPPE MILLEREAU / DPPI Media / DPPI
robot (Afp)

“Se questo è vero, allora sussiste un profondo legame tra sviluppo tecnologico, mondo della vita e cultura tecnologica, un legame che non è mai definibile per intero. Ed è proprio per il fatto che non esiste alcuna antropologia filosofica e nemmeno alcun ideale etico che ci consentano di emettere giudizi definitivi sulla bontà o cattiveria delle tecnologie, che ho avvertito l’esigenza di un ripensamento della vulnerabilità in chiave 'tecno'.“ afferma Antonio Carnevale.

Carnevale si riferisce alla tecno-vulnerabilità come alla capacità che ha la tecnologia di rimettere in discussione l’uomo e i valori su cui ha basato il suo sviluppo all’interno della società, fino a oggi propria della Natura: i valori di una società saranno sempre più incorporati nelle realtà che fabbricheremo?

La tesi di Carnevale è che diventeremo in particolare e soprattutto vulnerabili agli schemi normativi e ai modelli sociali di giudizio di cui ci doteremo per mediare tra natura e tecnologia superando i problemi etici: ovvero con un livello superiore di implicazione etica, appunto la tecno-vulnerabilità, per gestire il quale viene proposta una teoria che ruota attorno a una gradualità di giudizio sul potere della tecnologia, basata sulle dimensioni di usabilità, accettabilità, permissività e sostenibilità, e per ciascuna delle quali Carnevale infine ipotizza relative e specifiche proposte normative. Dove l’usabilità, dice l’autore, è il primo livello di esperienza che si ha con la tecnologia, l’accettabilità implica una mediazione più cosciente tra l’utente e la tecnologia, la permissività rappresenta un livello di esperienza tecnologica riflessivo e moralmente più vincolante, infine la sostenibilità abbandona quasi del tutto la dimensione individuale legandosi a variabili culturali e istituzionali.

I quattro gradi di giudizio etico ottenuti dai corrispondenti livelli di relazione pratica tra tecnologia e uomo compongono una teoria “che insieme osi ma sia anche emendabile, che sia normativa, nel senso di non interessata alla discussione sul significato dei termini etici ma alla misura della loro applicazione e che, infine, sia pragmatica e universale, poiché il tema delle human enhancement technologies interessa tanto le istituzioni politiche di oggi quanto il futuro dell’umanità e della Terra.”

Uno strumento per riportare la magia a qualcosa di controllabile dall’uomo.

 



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