Quanta acqua c'è in Italia. Quanta ne consumiamo. Quanta ne sprechiamo

Ognuno di noi ne consuma 245 litri al giorno, ma 23 in meno rispetto a 10 anni fa. Un'indagine dell'ISPRA svela tutti i numeri dell'acqua in Italia.  

Quanta acqua c'è in Italia. Quanta ne consumiamo. Quanta ne sprechiamo
 Cascata Reggia di Caserta

di Cristina Pacciani

Quasi un miliardo di persone nel mondo non ha accesso all'acqua potabile; un bambino su cinque muore per sete o per malattie legate all’acqua; circa il 40  della popolazione mondiale convive con problemi di scarsa disponibilità d’acqua che sono causa di oltre 50 conflitti nel mondo, di cui 37 armati (Fonte ONU). Anche Papa Francesco si è chiesto: se continuiamo ad abusare e a tiranneggiare l’acqua, il prossimo conflitto mondiale sarà proprio a causa dell’acqua, soprattutto nei punti più a rischio della Terra.

La necessità di preservare e non abusare le riserve d’acqua nel mondo è stato il leitmotiv che ha accompagnato la giornata mondiale dell’acqua, indetta nel 1993 proprio dalle Nazioni Unite il 22 marzo di ogni anno. ItaliaSicura ha per l’occasione organizzato una conferenza nazionale dal titolo di “Acque D’Italia”, con la partecipazione del Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni e dei Ministri dell’Ambiente Galletti, della coesione territoriale De Vincenti, delle infrastrutture e trasporti Delrio, delle politiche agricole Martina.

Il vero patrimonio dell'acqua, al di là dei rubinetti

Ma l’acqua non è solo quella che esce dai nostri rubinetti: acqua sono le fonti, i fiumi, i laghi, il nostro patrimonio idrologico. “Il fiume come sorgente di vita e di identità culturale, ma anche veicolo di pace, dialogo e sviluppo delle comunità”: con queste parole il ministro dell’Ambiente Galletti ha infatti lanciato la giornata mondiale dell’acqua.

Quanti laghi e fiumi ci sono in Italia

L’ISPRA ha stimato in Italia 7494 corpi idrici fluviali e 347 corpi idrici lacustri;

  • il 43% dei fiumi raggiunge l’obiettivo per lo stato ecologico e
  • il 75% per lo stato chimico mentre
  • per i laghi l’obiettivo di qualità è raggiunto dal 21% dei corpi idrici per lo stato ecologico e
  • dal 47% per lo stato chimico (Fonte: Annuario ISPRA).

L’Istituto, in qualità di referente nazionale per l’idrologia operativa,  ha sviluppato e continua a sviluppare una metodologia operativa per la stima delle componenti del bilancio idrologico, basata sui moderni sistemi informativi geografici (in lingua anglosassone Geographic Information System, GIS); con questo sistema, le componenti del bilancio idrologico possono essere stimate in maniera sistematica, a scala mensile e in maniera distribuita sul tutto il territorio nazionale, consentendo valutazioni uniformi sul territorio nazionale e sempre aggiornate.

ISPRA e ISTAT hanno avviato, a tal fine, una collaborazione proprio per uniformare i dati, i criteri di validazione e le metodologie di stima e per giungere ad una valutazione uniforme e tecnicamente autorevole e aggiornata della disponibilità idrica in Italia.

In Italia la Conferenza sui Fiumi del mondo

Entro la fine dell'anno, ha annunciato il ministro Galletti, l'Italia promuoverà ed ospiterà una Conferenza sui Fiumi del mondo che unisca nella tutela, nella valorizzazione e nello scambio di esperienze i corsi d`acqua più importanti del Pianeta:

“C'è un filo conduttore che lega il Po e il Mississippi, il Reno e il Fiume Azzurro con i più piccoli corsi d'acqua italiani”, ha detto il Ministro Galletti; “l'obiettivo della Conferenza sarà scambiare esperienze e sentirci tutti parte, proprio come a livello internazionale con reti e organismi di bacino dei più grandi corsi d'acqua del globo favorirà il trasferimento di conoscenze scientifiche e tecniche, informazioni, dati e buone pratiche".

Il progetto tutto italiano "Aquamadre", lanciato proprio dal ministro il giorno prima in un incontro presso il Dicastero, si propone come brand di riferimento per tutte le iniziative culturali e di sensibilizzazione legate alla cultura dell'acqua, con particolare attenzione ai fiumi, per contribuire a diffondere una nuova cultura dell`acqua vista in un’ottica globale.

 

Come sono organizzate le nuove Autorità di Bacino, che controllano le acque

La riforma delle Autorità di Bacino del 2016, in attuazione del Collegato Ambientale, ha rappresentato l'avvio di una nuova governance che riallinea l'Italia alle direttive europee in materia e razionalizza le competenze in materia di gestione del patrimonio acqua; da 37 Autorità di bacino nazionali, di cui 30 interregionali, si passa a 7 Autorità distrettuali:

  • Po,
  • Alpi Orientali,
  • Appennino Settentrionale,
  • Appennino Centrale,
  • Appennino Meridionale,
  • Sicilia e
  • Sardegna.

Valorizzati, da parte del Ministero, anche i "Contratti di Fiume": sono 93 quelli attivati in tutta Italia, di cui 82 avviati e 11 già sottoscritti, mentre altri 101 sono stati proposti o annunciati, in cui soggetti pubblici e privati lavorano insieme su un Programma d'azione condiviso e si impegnano ad attuarlo con la sottoscrizione di un accordo. Sono 17 oggi le amministrazioni regionali ad aver riconosciuto con atti formali i contratti di fiume, mentre è stato il Collegato ambientale ad inserirli nel Codice dell'Ambiente, quali "strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata”.

Quanto piove in Italia

Tornando ai dati sull’acqua diffusi in occasione della giornata ad essa dedicata, dalle stime ISPRA risulta che la media della precipitazione totale nel periodo 2001-2010 supera solo dell' 1,8% il valore del periodo 1971-2000.

Con 191 miliardi di m3, il 2001 è stato l' anno più “secco” del decennio 2001-2010 (-20,8% rispetto al valore medio 1971-2000), a seguire il 2007 con 195 miliardi di m3. La maggiore piovosità si è verificata invece nel 2010, con 307 miliardi di m3 (+27,3% rispetto al 1971-2000). Inoltre, negli anni 2001-2010, l'evapotraspirazione reale (l’acqua che si trasferisce dal suolo all'atmosfera per evaporazione o per traspirazione delle piante), corrisponde al 60,5% delle precipitazioni (64,6% nel periodo 1971-2000).

Ogni Italiano consuma 245 litri d'acqua al giorno

Sempre nella giornata dell’acqua, arrivano dall’ISTAT i dati sulla disponibilità di risorse idriche nel nostro Paese, in particolare di acqua erogata ai cittadini; ci dicono, ad esempio, che il volume di acqua erogata agli utenti delle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei comuni capoluogo di provincia è stato nel 2015 di 1,63 km3, che corrisponde a un consumo giornaliero di 245 litri per abitante (23 litri in meno rispetto al 2012).

Ma troppa acqua va dispersa

Un dato preoccupante è quello della dispersione dell’acqua immessa: nel 2015 e nei Comuni capoluogo di provincia, è stata del 38,2% del totale (nel 2012 era stata del 35,6%). Milano è la città con il valore più basso di perdite idriche totali in termini percentuali rispetto ai volumi immessi (16,7%).

La perdita giornaliera reale, al netto degli errori di misurazione e degli allacciamenti abusivi, ammonta a circa 50 m3 per ciascun km delle reti di distribuzione. Infine, nel 2016 il 9,4% delle famiglie italiane lamenta un’erogazione irregolare dell’acqua nelle abitazioni, con valori significativi in Calabria, 37,5%, Sicilia, 29,3% e in Abruzzo, 17,9%.

Ci fidiamo di ciò che sgorga dal rubinetto? Sembrerebbe di no; nel 2016, 3 famiglie su 10 dichiarano di non fidarsi di bere acqua attinta direttamente dal rubinetto. Infatti, abbiamo speso 441 euro nel 2015 per l’acquisto di bevande, in particolare, per l’acquisto di acqua minerale la spesa per famiglia è risultata pari a 10,27 euro, in crescita del 3,7% rispetto all’anno precedente.

“L'acqua non è una materia prima in tariffa come gas o elettricità perché non è una merce nè un bene privatizzabile” ha dichiarato il Responsabile della struttura di missione ItaliaSicura Erasmo D’Angelis: “mai come oggi, a livello globale, niente riesce a rappresentare meglio del ciclo dell’acqua le grandi emergenze del nostro tempo, aggravate dagli effetti del cambiamento climatico: la siccità che provoca carestie e malattie, le alluvioni che distruggono interi territori, gli estremi ormai ordinari che creano povertà, crisi, migrazioni che impattano anche sul nostro Paese”.

Meno, molto meno ghiaccio sulle Alpi

 A proposito di cambiamenti climatici, gli impatti sulle acque ci sono e si stimano; dei circa 250 km3 di ghiaccio presenti sulle Alpi, al culmine della Piccola Età Glaciale (Anni 1820-1850) ne restavano solo 80 km3 nel 2011. Il ghiaccio perso sull’arco alpino dagli anni ’80 corrisponde, in termini di volume d’acqua, a circa 4 volte la capacità del Lago Maggiore. L’Agenzia Ue Ambiente ha stimato in 400 miliardi i danni accumulati dagli anni Ottanta ad oggi.