Nelle città italiane tira sempre una brutta aria. Il rapporto

Analisi dell'Ispra su 119 aree urbane italiane. Presi in considerazione gli indicatori dell'inquinamento atmosferico, ma anche i trasporti, gli incidenti, il verde pubblico e la balneabilità delle acque. Ecco come siamo messi

Nelle città italiane tira sempre una brutta aria. Il rapporto

Le aree urbane svolgono un ruolo centrale nel determinare la qualità dell’ambiente e della vita dei suoi abitanti: l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo, il sistema economico-produttivo, i trasporti, il trattamento dei rifiuti, insieme con le componenti biologiche e socio-culturali dell’uomo, sono tra i principali determinanti della salute umana e della qualità della vita in città. Il Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente Urbano, giunto alla XIII edizione, a cura del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e presentato dall’ISPRA, descrive proprio la qualità delle vita e dell’ambiente nelle città italiane, raccogliendo i dati di 119 aree urbane (3 in più rispetto alla precedente edizione) viste attraverso 10 aree tematiche, tra cui Fattori Sociali ed Economici, Suolo e territorio, Infrastrutture verdi, Acque, Qualità dell’aria, Trasporti e mobilità.

Qualità dell’aria

Pm10 ancora oltre la norma in molte città italiane; il record spetta a Torino, con 103 superamenti giornalieri, ma fino al 10 dicembre scorso, il valore limite giornaliero è stato oltrepassato in 34 aree urbane, gran parte di queste localizzate nel bacino padano. E l’ozono? Andiamo ancora peggio: nella scorsa estate, ben 84 sono state le aree urbane che sono andate oltre l'obiettivo a lungo termine.

Popolazione residente e densità

Nel Rapporto sono stati quindi esaminati i principali indicatori socio-economici a livello nazionale: ciò che emerge è che la popolazione residente continua a diminuire (60.589.445 abitanti al 31 dicembre 2016) con un saldo complessivo, rispetto al 2015, negativo per 76.106 unità. Tra il 2015 e il 2016, nella maggior parte dei Comuni considerati, ossia 78 su 119, la variazione della popolazione residente risulta negativa, i maggiori decrementi in valore assoluto riguardano Napoli (-3.889), Torino (-3.692), Genova (-3.054), mentre gli incrementi più consistenti si riscontrano a Roma (8.763) e Milano (5.711).

A livello nazionale i flussi migratori esteri hanno contribuito negli ultimi 30 anni all’incremento della popolazione residente, controbilanciando la perdita determinata dal saldo naturale negativo; l’incidenza della popolazione straniera è massima nei Comuni capoluogo di provincia di Prato, Milano e Brescia, dove più di 18 residenti su 100 sono stranieri.

La densità della popolazione nei 119 Comuni oggetto di studio varia dal valore più alto registrato a Napoli pari a 8.151 abitanti per km2 (8.184 nel 2015) seguito da quello di Milano e Torino con densità rispettivamente pari a 7.440 (7.408 nel 2015) e 6.821 (6.850 nel 2015) abitanti per km2, a valori inferiori a 100 registrati a Tempio Pausania (67 abitanti per km2), Villacidro ed Enna (77 abitanti per km2).

Nelle città italiane tira sempre una brutta aria. Il rapporto
smog (agf) 

Parco auto

Ancora alto il numero delle auto euro 0: anche se in calo rispetto al 2015 di quasi 640 mila vetture, il numero delle auto da euro 0 ad euro 2 rimane ancora troppo alto, quasi 10 milioni, sugli oltre 37 totali. Nel 2016, è Napoli a presentare la quota più alta (28,3%) di auto intestate a privati appartenenti alla classe euro 0, contro una media nazionale del 10,1%. Varia poco invece, la composizione del parco per tipo di alimentazione rispetto all’anno precedente: Trieste, Como e Varese a continuano a detenere la quota più alta di auto alimentate a benzina, intorno al 70%, contro circa il 26-28% di autovetture a gasolio, mentre ad Isernia, Andria e Sanluri, circolano essenzialmente vetture a gasolio ( dal 50 al 54% circa). Dal 2012 al 2016 il parco auto alimentato a GPL a livello nazionale segna un + 18,8%, con Parma e Lanusei che raggiungono le variazioni positive più alte, superiori al 40%, contro Villacidro e Sanluri che riportano, invece, contrazioni rispettivamente del 16 e 15%.  Alle Marche, in particolare a Macerata, Fermo e Ancona, soprattutto grazie alla presenza di numerosi distributori in una limitata estensione territoriale, spetta il primato delle auto a metano circolanti  (dal 13 al 18% circa).

Cala la domanda di trasporto pubblico locale

Dopo la debole ripresa del 2014, torna a calare nel 2015 la domanda di trasporto pubblico locale (TPL) nei capoluoghi di Provincia, pari a 186,8 passeggeri per abitante (contro i 189,5 dell’anno precedente). La flessione è spiegata quasi interamente dalle forti variazioni di segno opposto registrate a Roma e Milano (-6 e +4,1% di passeggeri trasportati, rispettivamente).

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Sciopero trasporti attesa alle fermate (Agf)

Per la prima volta negli ultimi cinque anni aumenta, invece, l’offerta del TPL: da 4.425 a 4.503 posti-km per abitante. La ripresa si deve essenzialmente ai servizi di metropolitana, la cui produzione è cresciuta di oltre il 10% in valore assoluto (+15,7% a Milano), mentre è diminuita o rimasta invariata la produzione delle altre principali modalità (autobus -1,6%, filobus -4,6%, tram +0,3%).

Continua a crescere la dotazione di infrastrutture di TPL su ferro (tranvie e metropolitane): la densità di rete della metropolitana, in particolare, sale da 0,86 a 0,90 km per 100 km2 grazie alle estensioni realizzate a Roma e Milano. Sostanzialmente invariata rispetto al 2014, invece, la dotazione di corsie preferenziali (4,4 km per 100 km2), il 50% delle quali è in sede protetta.

Diminuisce il numero delle fermate di autobus e filobus (dello 0,3 e dello 0,9%), mentre aumentano le fermate del tram (+1%) e soprattutto le stazioni della metropolitana (+7,4%).

Si riduce, invece, rispetto al 2014, la disponibilità dei veicoli impiegati per il TPL: in particolare, gli autobus (di gran lunga la modalità più diffusa) scendono da 79,4 a 75,2 ogni 100 mila abitanti, mentre non si registrano variazioni sostanziali per le altre modalità. In compenso, continua a crescere (dal 22,1 al 24,6%) la quota degli autobus “ecologici”, in larga maggioranza alimentati a metano o GPL.

Nelle città italiane tira sempre una brutta aria. Il rapporto
Trasporti pubblici
 

In relazione ai mezzi di trasporto utilizzati per gli spostamenti nell’insieme delle Città metropolitane, circa 8 persone su 10 (82,0%) utilizzano un mezzo di trasporto, le restanti persone si spostano a piedi. Il mezzo di trasporto più utilizzato è l’automobile (come conducente o come passeggero) con valori percentuali che vanno dal 33,3% di Genova al 67,3% di Cagliari. Seguono i trasporti collettivi (pubblici, aziendali e scolastici) che registrano l’incidenza maggiore per la Città metropolitana di Genova (29%), il valore più basso a Catania (10,4%). Il 75% dei pendolari raggiunge il posto di studio o di lavoro entro 30 minuti, mentre il 6,3% impiega più di un’ora, con la quota percentuale maggiore, pari all’11,6%, rilevata per la Città metropolitana di Roma.

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 Incidente stradale (Pixabay)

Incidenti automobilistici in aumento

Nel 2016 ci sono stati più incidenti (+0,5) con più feriti (+0,3) ma scende il numero delle vittime (-9,7) rispetto al 2015. Il numero più alto di incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti si rileva a Genova (oltre 15 incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti), seguita da Firenze (13,4) e Bergamo (13). Il Comune con il valore più basso è quello di Aosta con 1,4 incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti.

Dissesto idrogeologico

Un Paese in bilico: su 119 comuni, 85 risultano caratterizzati da frane; sono state censite complessivamente 23.729 frane con una densità media di 1,12 frane per km2 (sia frane attive che non). Alcuni comuni come  Lecco, La Spezia, Lucca, Cosenza e Sondrio, ne hanno più di 9 per km2, mentre 14 (tra cui Torino, Vibo Valentia, Livorno, Ancona, Genova) presentano una densità compresa tra 3 e 9 frane. Gli interventi urgenti in atto e già finanziati per la difesa del suolo, dal 1999 al 2016, sono 384, per un ammontare complessivo delle risorse stanziate di circa 1 miliardo e 476 milioni di euro. Le città che hanno ricevuto i maggiori contributi statali per la messa in sicurezza e la riduzione del rischio idrogeologico sono Genova (354,52 Mln), Milano (171,06 Mln) e Firenze (106,18 Mln), mentre, tra i comuni che hanno il maggior numero di interventi finanziati spiccano il comune di Lucca con 21 interventi, seguito da Vibo Valentia (15), Terni (13), Genova e Messina con 12 interventi e dalle città di Milano, Firenze e Roma con 10. Le città che con il maggior numero di interventi già conclusi è Lucca con 21 interventi, seguita dai comuni di Terni (13) e Messina (12).

Verde pubblico

Le percentuali sulla superficie comunale restano piuttosto scarse, con valori inferiori al 5% in 96 dei 119 città analizzate. Solo in 11 aree urbane, prevalentemente del Nord, la percentuale di verde pubblico raggiunge valori superiori al 10%; i più alti si riscontrano nei comuni dell’arco alpino, in particolare a Sondrio (33%) e a Trento (29,7%). La scarsa presenza di verde si riflette ovviamente sulla disponibilità pro capite, compresa fra i 10 e i 30 m2/ab nella metà dei comuni. Il valore minimo (2,2 m2/ab) si registra a Giugliano in Campania. In linea generale, le aree urbane “più verdi” sono quelle con una significativa presenza di aree protette: Messina, Venezia, Cagliari e L’Aquila. Diminuiscono le aree agricole, altro importante tassello dell’infrastruttura verde comunale: il trend della superficie agricola utilizzata negli ultimi 30 anni è negativo in ben 100 dei 119 comuni indagati, con valori percentuali compresi tra il -1,4% di Viterbo e il -83,7% di Cagliari.  

Incendi boschivi, è sempre allerta

L’incendio è un evento che, specialmente se ripetuto, determina gravi impatti sul territorio, tra cui perdita di biodiversità e degrado del suolo: il fuoco infatti altera la composizione e la struttura delle comunità vegetali ed animali ed ha effetti negativi sulle proprietà fisico-chimiche del suolo, rendendolo meno permeabile e, quindi, più esposto a processi erosivi. Gli ultimi aggiornamenti disponibili relativi al 2016, si limitano ai 7 Comuni capoluogo di provincia delle Regioni e Province autonome: Aosta, Bolzano, Trento, Trieste, Palermo, Catania, Cagliari. A Trieste e Palermo si sono verificati il maggior numero di incendi (13 eventi), seguiti da Catania (con 10 eventi). È sempre a Palermo che si riscontra la maggiore superficie totale percorsa da incendio: 839 ettari (ha) incendiati nel 2016 - il valore piu’ alto dal 2011 – la maggior parte dei quali (471 ha) interessati da superficie boscata. Segue un altro Comune siciliano, Catania, dove nel 2016 sono stati percorsi da incendio 585 ha di superficie, in larga parte non boscata (550 ha). Nelle altre città i valori di superficie totale percorsa da incendio sono inferiori a 1 ha, eccetto Trieste con 3,7 ha.

Acque di balneazione, una buona notizia

Un po’ fuori stagione, ma il Rapporto analizza anche la qualità delle acque di balneazione; il 90,4% è classificato come eccellente e solo 1,8% come scarso. Su 82 Province, 50 detengono solo acque eccellenti, buone o sufficienti e, in particolare, 26 hanno tutte acque eccellenti. In generale, comunque, il numero di acque eccellenti supera l’80% del totale provinciale in 65 casi. La presenza  della microalga potenzialmente tossica, Ostreopsis ovata, durante la stagione 2016, è stata riscontrata almeno una volta in 32 Province campione su 41.  

Perdite idriche ancora molto critiche

Questa edizione del Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano fornisce anche un aggiornamento dei dati relativi alle perdite di rete, basato sulle informazioni contenute nel Focus ISTAT presentato nell’ambito della “Giornata mondiale dell’acqua” lo scorso marzo. Le perdite totali delle reti idriche nel 2015, per i 116 capoluoghi di Provincia, sono ancora molto critiche e generalizzate, con un 38,2% di acqua immessa in rete che non arriva all’utenza: si passa dall’8,6% di Macerata al 75,4% di Frosinone. Perdite superiori al 60% si verificano in 7 città tra quelle considerate e cioè Latina, Frosinone, Campobasso, Potenza, Vibo Valentia, Tempio Pausania e Iglesias mentre le perdite minori al 15% si registrano in 8 città e cioè Monza, Pavia, Mantova, Pordenone, Udine, Macerata, Foggia e Lanusei.

In città si va ancora poco a piedi

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, un’insufficiente attività fisica è associata in Europa a circa 1 milione di morti l’anno. Spostarsi regolarmente a piedi e in bicicletta per 150 minuti a settimana con attività fisica di intensità moderata, riduce per gli adulti tutte le cause di mortalità di circa il 10%. Da questo presupposto è nato il focus del rapporto “Città a piedi”, quest’anno dedicato, appunto, alla mobilità pedonale. Diversi i temi trattati tra cui il legame tra mobilità attiva e lavoro agile:  i risultati dell’esperienza “Giornata del lavoro agile”, istituita dal Comune di Milano, mostrano nel 2016 un risparmio nei tempi di spostamento di 106 minuti a persona.

(Cristina Pacciani)



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