Il passaporto indiano che cambia colore se non hai diploma

La proposta del Ministero degli Esteri è stata riconsiderata dopo le proteste per discriminazione

Il passaporto indiano che cambia colore se non hai diploma


In India, se non sei diplomato, dovresti avere un passaporto di colore diverso da quello ordinario. Questa la proposta fatta pochi giorni fa dal governo indiano che ha però suscitato un vespaio di polemiche, tanto da spingere i vertici di New Delhi a riconsiderare la decisione.

Solo pochi giorni fa sulla stampa non solo locale, ma anche internazionale, era stato dato ampio risalto alla notizia secondo la quale il Ministero degli Esteri indiano aveva deciso di emettere passaporti di colore diverso per alcuni cittadini, ovvero per coloro che non hanno studiato oltre il decimo grado (in pratica chi non è andato oltre le scuole medie e non ha pertanto un diploma) e per chi non paga le tasse in India.

Già da tempo per queste categorie di persone è previsto che, qualora vogliano recarsi all’estero a lavorare in alcuni paesi in particolare (si tratta di un elenco di 17 paesi tra cui Emirati Arabi, Malesia, Qatar etc), debbano chiedere un’apposita autorizzazione. Se la ottengono, sul loro passaporto, nell’ultima pagina, insieme ad altri dati come lo stato civile, l’indirizzo di residenza etc, viene stampato questo permesso speciale all’emigrazione.

L’India è uno dei paesi al mondo con il più elevato tasso di lavoratori che emigrano in altri paesi per trovare fortuna. Per lo più sono persone non istruite, che non hanno continuato gli studi, che in India vivono sotto la soglia di povertà e che quindi sono costrette a lasciare il loro paese di origine in cerca di fortuna, e che per sopravvivere e poter mandare un po’ di soldi alla famiglia, fanno lavori umili e faticosi.

Il blu tinta di Serie A

Molto spesso, nei paesi dove si recano, vivono e lavorano in condizioni estreme. Rischiando talvolta la vita. Ad esempio in Qatar si calcola che tra il 2012 e il 2014 siano morti circa 500 operai indiani che lavoravano in condizioni misere e spesso disumane con turni di lavoro massacranti nei cantieri per la preparazione dei mondiali di calcio del 2022. L’idea del governo indiano, che però ha trovato l’opposizione di moltissimi, era di trovare un modo per proteggere queste categorie deboli, identificandole subito con un documento di colore diverso e abolendo l’ultima pagina del passaporto.

Per coloro che sono almeno diplomati o che pagano le tasse nel paese, la nuova legge non avrebbe invece cambiato nulla e avrebbero continuato dunque ad avere in ogni caso il passaporto di colore blu. Alla base della decisione governativa, fortemente criticata come razzista e discriminatoria dai partiti di opposizione, ci sarebbe stata anche la volontà di cercare di arginare il fenomeno del traffico di esseri umani perché in questo modo si facilita anche il lavoro degli agenti di frontiera che, attraverso il colore del passaporto, avrebbero potuto controllare in modo immediato chi ha già il permesso di recarsi a lavorare in determinati paesi.

La notizia dell’uso dei passaporti arancioni ha sollevato una marea di critiche e polemiche. Il governo è stato accusato di razzismo e di voler creare cittadini di serie A e serie B, accentuando la divisione tra ricchi e poveri. Anche numerosi politici si sono schierati contro la decisione di New Delhi. Il presidente del partito del Congresso, Rahul Gandhi, ha condannato la decisione, definendola una prova evidente della “mentalità discriminatoria” del governo e in genere del partito del BJP. L’ex primo ministro dello stato meridionale del Kerala, Oomen Chandy, ha sottolineato come “quando un indiano arriverà in un paese terzo con un passaporto arancione, verrà subito identificato e trattato con disprezzo, e ciò avrà un impatto negativo sulla sua vita lavorativa e sociale. Questo non dovrebbe mai accadere”.

L’attuale primo ministro del Kerala, Pinarayi Vijayan, ha dal canto suo invitato il governo a rivedere immediatamente la sua decisione, per evitare forme ingiuste di discriminazione tra cittadini di uno stesso paese. Proteste che infatti non sono cadute nel nulla. Il 29 gennaio, al termine di una lunga riunione, il ministro degli esteri indiano Sushma Swaraj ha annunciato di aver deciso di non portare avanti l’idea del passaporto arancione.



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