Un Concistoro a sorpresa come terapia della "cardinalite"

Francesco annuncia la nomina di 5 nuovi porporati il 28 giugno

Un Concistoro a sorpresa come terapia della "cardinalite"

Una sola sede tradizionalmente cardinalizia, Barcellona, nessun vescovo italiano e nessun curiale tra i 5 nuovi cardinali che Papa Francesco ha annunciato a sorpresa, al termine della preghiera mariana del Regina Coeli. È assolutamente rivoluzionario il quarto Concistoro di Bergoglio, che si terrà a distanza di appena 7 mesi dal precedente, il prossimo 28 giugno.

Cinque cardinali da quattro continenti

Francesco imporrà la berretta rossa a cinque vescovi provenienti da quattro continenti diversi. Due provengono dall’Europa (Barcellona e Stoccolma), uno dall’Africa, uno dall’Asia e uno dall’America Centrale 

  1. Jean Zerbo, arcivescovo di Bamako, Malí; 
  2. Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona, Spagna; 
  3. Anders Arborelius, ocd, vescovo di Stoccolma, Svezia (era il primo vescovo svedese cattolico e ora sarà anche il primo cardinale scandinavo della storia);
  4. Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, vescovo titolare di Acque nuove di Proconsolare, Vicario Apostolico di Paksé, Laos;
  5. Gregorio Rosa Chávez, vescovo titolare di Mulli, ausiliare dell’arcidiocesi di San Salvador, El Salvador.

Quest’ultimo è  il primo vescovo ausiliare a diventare cardinale lasciando fuori dal Sacro Collegio il suo ordinario. Ma Rosa Chavez è un personaggio così autorevole e rappresentativo che l'arcivescovo di San Salvador, monsignor Josè Luis Escobar de Alas, non potrà che gioire. D'altra parte l'attuale titolare dell'arciodiocesi del martire Romero non ha che 59 anni, mentre Rosa Chavez ne compirà presto 75. 

Con i cinque nuovi porporati i cardinali elettori in un eventuale conclave salgono a 121, uno in più della soglia massima stabilita dal beato Paolo VI. Per rientrare nel tetto dei 120 bisognerà attendere il 3 febbraio 2018 quando il cardinale Antonio Maria Vegliò compirà 80 anni e perderà il diritto di eleggere il Papa.

Il rischio della 'cardinalite'

Tutti si sono chiesti il perché di questa decisione improvvisa, ma sembra di poter escludere che Francesco volesse blindare una maggioranza riformista in vista di un possibile Conclave. Piuttosto il Papa è consapevole che nelle prossime settimana ci saranno molti movimenti in Italia e ha deciso di anticipare il Concistoro che avrebbe fatto forse in dicembre per scindere bene nomine vescovili dal cardinalato, restando ad esempio ancora in attesa Moraglia a Venezia e Nosiglia a Torino, così presumibilemente anche il nuovo vocario di Roma e il futuro arcivescovo  di Milano (Vallini e Scolla stanno per lasciare) dovranno mettersi in fila.

I criteri delle scelte di Papa Francesco

Del resto per Francesco, come ha spiegato recentemente il cardinale Maradiaga, suo stretto collaboratore come coordinatore del C9, “la cardinalite è una brutta malattia”. Il criterio del Papa “è quello della rappresentanza delle diverse aree geografiche Molti malumori - osserva il porporato nel libro intervista 'Solo il Vangelo è rivoluzionario' edito da Piemme - sono emersi in questi primi quattro anni di pontificato per i criteri con il quali Francesco, in tre concistori, ha scelto i nuovi cardinali. "C'è una nuova mentalità. Prima i cardinali erano vescovi di alcune diocesi le quali, per tradizione, avevano sempre un cardinale. Papa Francesco ha invece cambiato i criteri. Il Collegio cardinalizio deve avere una rappresentanza di tutta la cattolicità. Nell'ultimo Conclave c'erano sessanta cardinali europei, più della metà", mentre alcuni Paesi non avevano mai avuto un cardinale.

Paesi poverissimi che hanno bisogno di una rappresentanza: è per questo motivo che Francesco ha creato il cardinale di Tonga, un arcipelago nel Pacifico ma non ha fatto un cardinale a Torino e a Venezia: vuole che il popolo di Dio sia tutto rappresentato, che siano rappresentati i poveri delle diocesi più piccole" Nel libro intervista, il porporato sottolinea, inoltre, che "il Papa è veramente preoccupato riguardo alla brama di potere che continua a corrompere molti membri del corpo ecclesiale".

La  difficile successione di Bagnasco

Martedì intanto per la prima volta i vescovi italianai voteranno una terna per indicare al Papa chi vorrebbero al posto di Bagnasco, quale presidente Cei. E le voci più accreditate parlano insistentemente come nuovo presidente Cei del cardinale Gualtiero Bassetti, ex vice presidente per il Centro Italia. Bassetti per alcuni è il candidato del Papa e certamente all'episcopato italiano è ben nota la stima che Bergoglio nutre per il cardinale di Perugia a cui, nel suo primo concistoro, ha imposto la berretta rossa ed al quale ha affidato le meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo del 2016 dopo averlo scelto proprio al posto di Bagnasco tra i membri della Congregazione per i vescovi. Un ruolo fondamentale che può sembrare un'investitura. Ma "contro" Bassetti gioca il fattore età, essendo già in proroga dopo il recente 75esimo compleanno. La presidenza è infatti quinquennale e dunque concluderebbe il mandato a 80 anni compiuti. 

Gli altri 'candidati' alla presidenza Cei

Gli altri due "candidati naturali" dovrebbero essere i vice presidenti del Nord, il vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla, teologo ed ex ausilare di Tettamanzi a Milano, e quello del centro, Mario Meini. Monsignor Brambilla è un apprezzato teologo, ex ausiliare di Milano. A completare la terna dovrebbe essere, infine, monsignor Meini, uomo mite e molto stimato, negli ultimi giorni il suo nome ha guadagnato consensi togliendo, sempre se non ci saranno sorprese dell'ultim'ora, il posto nella terna al cardinale di Firenze Giuseppe Betori che da mesi sembrava molto accreditato nell'episcopato italiano. Il suo essere stato segretario generale della Cei negli anni di Camillo Ruini è visto sia come un punto a suo favore, sia come un punto a suo danno. Anche se Betori, pur venendo da stagioni ecclesiali molto diverse da quelle di Bergoglio, si è saputo porre subito in sintonia con Francesco.

Una terna di 'outsider'

Ma ci sono - nelle voci della vigilia - anche tre possibili outsider: il segretario del C9 e vescovo di Albano Marcello Semeraro, monsignor Matteo Zuppi, arcivescovo "di strada" a Bologna, una personalità che ricorda molto quella dell'arcivescovo Bergoglio a Buenos Aires, ma proviene dalle fila di un movimento, la Comunità di Sant'Egidio, e monsignor Filippo Santoro, che Benedetto XVI nel 2011 ha richiamato in Italia dal Brasile, quando era vescovo di Petropolis dopo essere stato ausiliare di Rio de Janeiro: molto attivo nella pastorale sociale, per la sua vicinanza agli operai dell'Ilva i vescovi italiani lo hanno votato alla guida della Commissione per la pastorale sociale ed il lavoro, un incarico che lo ha posto in vista e che ora potrebbe rappresentare il trampolino di lancio.