Sui gay al Sinodo passa la linea di Francesco

Basta dottrinalismi. "Si giunga a scelte pastorali rispondenti alla realtà" di Salvatore Izzo

papa sinodo gay

Forse ci vorranno anni perchè divenga una prassi pastorale, ma il Sinodo concluso domenica da Papa Francesco ha segnato una vera svolta per quanto riguarda l'atteggiamento pastorale della Chiesa nei confronti delle persone che hanno tendenze omosessuali. E ci lasceremo dietro le spalle secoli di esclusioni e le grandi sofferenze che fino ad ora ingiustamente sono state inflitte a chi si sentiva emarginato. 

Appena quattro anni fa la proposta di avviare "un'accoglienza cordiale" nei loro confronti (formulata dall'arcivescovo Bruno Forte) non aveva raggiunto il quorum dei due terzi tra i padri sinodali. Questa volta invece il passaggio del documento sinodale che riguarda i gay ha avuto la maggioranza, anche se i 65 voti contrari su 248 segnalano che proprio per non far passare questo impegno a favorire l'inclusione di chi ha tendenze omosessuali si sono coalizzati gli oppositori di Papa Francesco. 

"Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi”, si legge nel documento  “In questi cammini – continua il testo – le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo”. “In questo modo – sottolinea il documento sinodale – si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé”.

"Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa"

Il Sinodo, spiega il capoverso che precede queste affermazioni, ha preso atto che “esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali”. “A questo riguardo il Sinodo – che cita un documento della Congregazione della Fede datato 1986 – ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro orientamento sessuale”.

“Frequentemente – riconosce il documento del Sinodo – la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna”. Ma 43 padri sinodali hanno votato contro anche queste parole e su due altri punti in qualche modo collegati alla questione dell’omosessualità. Uno di essi riguardava la possibilità che questo Sinodo potesse cambiare la dottrina. “La Chiesa – si legge – ha una ricca tradizione su cui costruire e da cui proporre il proprio insegnamento su tale materia: per esempio il Catechismo della Chiesa Cattolica, la teologia del corpo sviluppata da san Giovanni Paolo II, l’Enciclica Deus caritas est di Benedetto XVI, l’Esortazione Apostolica Amoris laetitia di Francesco”.

Il documento riconosce che “i giovani, anche quelli che conoscono e vivono tale insegnamento, esprimono il desiderio di ricevere dalla Chiesa una parola chiara, umana ed empatica”. Dunque, “di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità”.

L’altro punto approvato con 43 voti contrari riguardava “la relazione tra l’Instrumentum laboris e il Documento finale”. “Il primo – si legge – è il quadro di riferimento unitario e sintetico emerso dai due anni di ascolto; il secondo è il frutto del discernimento realizzato e raccoglie i nuclei tematici generativi su cui i Padri sinodali si sono concentrati con particolare intensità e passione. Riconosciamo quindi la diversità e la complementarità di questi due testi”. “Il presente Documento – chiarisce il testo approvato – è offerto al Santo Padre e anche a tutta la Chiesa come frutto di questo Sinodo. Poiché il percorso sinodale non è ancora terminato e prevede una fase attuativa, il Documento finale sarà una mappa per orientare i prossimi passi che la Chiesa è chiamata a muovere”.

In proposito Papa Francesco ha ricordato nella catechesi ai fedeli di piazza San Pietro che "la speranza di Dio non è un miraggio, come certe pubblicità dove tutti sono sani e belli, ma è una promessa per la gente reale, con pregi e difetti, potenzialità e fragilità". 
"In questi giorni, ci siamo confrontati su come camminare insieme attraverso tante sfide, quali il mondo digitale, il fenomeno delle migrazioni, il senso del corpo e della sessualità, il dramma delle guerre e della violenza", ha spiegato il Papa ricordando che "Dio è padre per il suo popolo, lo ama e lo cura come un figlio: gli apre davanti un orizzonte di futuro, una strada agibile, praticabile, sulla quale potranno camminare anche 'il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente', cioè le persone in difficoltà". "Si diffonda - ha poi auspicato Francesco - un modo di essere e lavorare insieme, giovani e anziani, nell’ascolto e nel discernimento, per giungere a scelte pastorali rispondenti alla realtà". 



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