Papa Francesco costruisce, alcuni ecclesiastici smontano

Ovvero alcuni settori vaticani vanno avanti senza tenere in conto le linee innovative del Pontificato. E questo ingenera automatismi e incomprensioni. Alcuni esempi, dalle tariffe per i sacramenti alle armi, per finire allo scandalo pedofilia 

papa francesco resistenze vaticano
(Afp)
Papa Francesco
 

Quest'anno, per un caso fortuito e non per una scelta, il pullman che portava Papa Francesco e i cardinali e vescovi della Curia Romana dal Vaticano ad Ariccia, dove per la sesta volta si tengono gli Esercizi spirituali della Curia Romana, aveva i vetri oscurati. Cosi' le suorine della zone e qualche decina di fedeli, che erano in attesa lungo via di Monte Gentile, sono rimasti delusi per non aver potuto salutare il Papa. E certo questa circostanza non sarà piaciuta a Francesco che non mancherà di chiederne conto, con tono bonario ma anche, probabilmente, piuttosto seccato.

Jorge Mario Bergoglio, che mercoledì festeggia i sei anni di Pontificato in ritiro spirituale con i suoi collaboratori nella Casa Divin Maesto affacciata sul Lago di Albano, è, come si dice, un uomo difficile da aiutare: spesso accade che le sue indicazioni non siano comprese a pieno, perché magari prevale quella forza d'inerzia che egli stesso ha definito del "si è fatto sempre cosi'".

Ad esempio, le tariffe per i sacramenti

Ovvero alcuni settori vaticani vanno avanti senza tenere in conto le linee innovative del Pontificato. E questo ingenera automatismi e incomprensioni. Ad esempio, mentre il Papa predica contro le tariffe per i sacramenti, e le dichiara illecite, se chiedi di sposarti in una delle due parrocchie vaticane ti viene chiesta una somma modesta ma prestabilita: 250 euro.

E mentre il Pontefice tuona contro il commercio delle armi, ecco comparire un gendarme in giubbotto antiproiettile e mitra di ultima generazione proprio a Porta Sant'Anna, mentre il sito degli incursori di Marina pubblica le foto delle esercitazioni che hanno coinvolto un gruppo speciale di militari della Santa Sede, quelli che recentemente sono stati dotati anche dei famigerati Teser, ovvero le pistole elettriche, raffinati strumenti di tortura che in un caso su 400 uccidono. 

Aspetti marginali, certo, ma questa sorda resistenza al cambiamento che Papa Francesco promuove, appare in qualche modo invincibile: i terremoti che si sono ripetuti in questi mesi nel settore delle comunicazioni testimoniano che Francesco trova continui ostacoli in giochi di potere e cordate, delle quali ha fatto le spese prima il brillante prefetto della Segreteria per la comunicazione, monsignor Dario Edoardo Viganò, caduto in un'imboscata ordita da autoproclamati ratzingeriani, e poi la coppia di bravi giornalisti, Greg Burke e Paloma Ovejero, che erano stati messi a capo della Sala Stampa. 

La lotta alla pedofilia, e il prezzo pagato da Francesco

Ci sono state per Papa Francesco diverse pagine amare in questi ultimi mesi, culminati con l'arresto per stupro, in Australia, del cardinale George Pell, protagonista dell'altra più innovatova riforma di Papa Francesco, quella che riguarda le finanze vaticane. Riforma che aveva suscitato molte reazioni negative anche fondate e che ora è sostanzialmente in fase di stallo. Mentre due altri cardinali sono nei guai per vicende riguardanti abusi su minori: Barbarin di Lione (condannato a 6 mesi) che ha sempre appoggiato Bergoglio, e il cileno Errazuriz Ossa, che in realtà gli ha tirato un bel bidone facendolo cadere in errore sul caso Barros (il vescovo insabbiatore di Osorno difeso a spada tratta da Papa Francesco nel suo viaggio in Cile, salvo poi chiedere scusa ai fedeli per la valutazione sbagliata). Ma se si esamina caso per caso, emerge sempre che il Pontefice ha coraggiosamente intrapreso la via più corretta, pagandone lui stesso il prezzo.

La tragedia della pedofilia rappresenta un po' la cartina di tornasole del Pontificato. Certo la macchina della giustizia della Santa Sede non è adeguata alla mole di lavoro che gli è caduta addosso per decisione di Benedetto XVI, che giustamente prevedeva disparità di trattamenti e insabbiature ai livelli locali. Ma Papa Francesco ha compiuto scelte davvero coraggiose come quella di prepensionare il prefetto della Dottrina della Fede Muller, che rallentava le procedure, e richiamare a Roma come segretario aggiunto del dicastero, l'eroico promotore di giustizia Charles Scicluna, oggi arcivescovo di Malta (allontanato da Bertone per aver accusato la Chiesa italiana di omertà e fatto vescovo nella sua patria secondo  la logica del promoveatur ut amoveatur).

E nei giorni scorsi proprio Scicluna e l'ottimo ex portavoce Federico Lombardi (anche lui recuperato al servizio attivo) hanno guidato i lavori del Summit sulla protezione dei minori che ha riunito in Vaticano i vertici di tutte le chiese locali. Ora si attende un motu proprio del Papa con linee guida  ancora più incisive, in particolare per quanto riguarda la collaborazione (che deve essere resa obbligatoria) con la giustizia civile.

E già qualcuno ha lamentato che dall'incontro non sarebbero scaturite novità, come se non fosse un fatto storico la riunione su questo tema di tutti i presidenti delle Conferenze Episcopali e dei capi delle Chiese, quegli stessi successori degli apostoli che fino ad oggi hanno sostenuto che da loro il problema della pedofilia non esiste. E che Papa Francesco - con l'aiuto di Scicluna e Lombardi - ha messo davanti alla realtà, sbattendogli in faccia quel che di brutto e criminale purtroppo succede dovunque nelle chiese locali.       

E grandi successi Papa Francesco può vantare alla fine del quinto anno di Pontificato nei rapporti con la Cina, altro dossier sul quale non mancano le opposizioni, con il mondo arabo (dopo lo storico viaggio a Dubai si appresta a partire per il Marocco) e infine nella difesa dell'autonomia di un paese preso d'assalto da potenze straniere per ragioni economiche, come il Venezuela. Purtroppo in tutte queste situazioni si è fatta sentire quella sorda opposizione dei vescovi e cardinali conservatori. Spesso apertamente disobbedienti al Papa, come accade in Colombia e Nicaragua, dove proprio gli Episcopati locali (espressione delle oligarchie possidenti) hanno di fatto affossato i rispettivi processi di pace. Come la tela di Penolope, nel suo Continente Francesco costruisce cammini di pace, i vescovi li demoliscono.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.
Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su Italialeaks, piattaforma progettata per contattare la nostra redazione in modo completamente anonimo.