La volta che Francesco si è comportato come 'The young Pope'

Il Papa manda un oppositore in Oceania e un altro in pensione. Ma così apre vuoti difficili da colmare, come quello al vertice della Fondazione Migrantes

La volta che Francesco si è comportato come 'The young Pope'
Jue Law Papa Francesco 

“È indispensabile l’archiviazione definitiva della pratica del promoveatur ut amoveatur“. E’ stata questa la promessa di Papa Francesco nel discorso natalizio alla Curia romana, nel quale ha aggiunto a braccio che “questo è un cancro”. Eppure è caduto in contraddizione quando il Pacific Daily News ha pubblicato la foto e la notizia della missione del cardinale Leo Raymond Burke a Guam, un’isola del Pacifico, nell’arcipelago delle Marianne, amministrata dagli Stati Uniti. 

Quando era a Roma, a 12mila chilometri di distanza, Burke era a capo dell’opposizione a Papa Francesco, principalmente su due fronti: la concessione della comunione ai divorzati risposati e lo scontro del Vaticano con l'Ordine di Malta. Di quest'ultimo Burke risulta formalmente patrono, ma è del tutto esautorato con la nomina di un delegato papale. 

Che cosa va a fare il cardinale Burke su un'isola di 165mila anime?

A Guam il porporato è giunto in quanto presidente di un 'tribunale di prima istanza' della Congregazione per la dottrina della fede, chiamato a giudicare un caso di abusi su minori. Sul banco degli imputati siede l’arcivescovo Anthony Apuron, 71 anni, che si proclama innocente nonostante sia accusato da tre uomini, tutti ex chierichetti, e dalla madre di un quarto, morto nel frattempo.

Ma anche se per Burke (e non solo per lui) sarebbe bello che la missione nel Pacifico durasse “sine die” - come quella in Alaska decisa da Pio XIII nella serie di di Sorrentino “The Young Pope” - in realtà il soggiorno per presiedere il processo in quel paradiso terrestre durerà solo alcune settimane, dopo le quali il porporato rientrerà alla base.

Del resto il Papa ha detto in una recente intervista che non vuole essere un tagliatore di teste e che non ha paura degli oppositori: “loro fanno il proprio lavoro e io faccio il mio. Io desidero una Chiesa aperta, comprensiva, che accompagni le famiglie ferite. Loro dicono no a tutto. Io continuo per la mia strada senza guardare affianco. Non taglio teste. Non mi è mai piaciuto farlo. Rifiuto il conflitto. I chiodi si rimuovono facendo pressione verso l’alto. Oppure si lasciano da parte per il riposo, quando arriva l’età del pensionamento”. 

L'arcivescovo che augurò a Francesco di "fare la fine di Papa Luciani"

E proprio l’età della pensione ha raggiunto nei giorni scorsi un altro oppositore del Papa, l’arcivescovo di Ferrara, Luigi Negri. Il presule vicino a Comunione e Liberazione è stato congedato poco più di due mesi dopo il suo 75esimo compleanno, ovvero l’età canonica delle dimissioni episcopali. Già segretario particolare di don Luigi Giussani (che era fatto di tutt’altra pasta), monsignor Negri non ha mai fatto mistero della sua totale avversità al Papa regnante, addirittura augurando a Francesco la repentina fine che fece il suo predecessore, Albino Luciani: “Speriamo che con Bergoglio la Madonna faccia il miracolo come aveva fatto con l’altro”.

Perché la fondazione Migrantes affronta il momento più difficile

Al suo posto, il Papa ha nominato monsignor Giancarlo Perego, coraggioso difensore dei migranti e profughi, nella sua qualità di direttore della Fondazione Migrantes, promossa dalla Cei. Una nomina che premia dunque un sacerdote del tutto in linea con il magistero del Papa. Dunque nessun “promoveatur ut amoveatur”.

Ma il trasferimento a Ferrara avviene mentre il governo italiano sta mettendo in campo ogni mezzo per fermare il flusso dei migranti dall’Africa e dal Medio Oriente:

  • la riapertura dei CIE (carceri a cielo aperto dove si viene reclusi senza processo),
  • i rimpatri senza appello (procedura innovativa per fare prima, quando si nega il diritto di asilo),
  • gli accordi con la Turchia, la Libia e altri paesi, non sempre democratici, perché si riprendano quanti fuggono da guerre, violenza e misera.

Ma per una sconvolgente coincidenza (in quanto l’iter della nomina data certamente ben prima dell’arrivo di Marco Minniti al Viminale) tutto questo si consuma mentre don Giancarlo Perego, lascia il suo incarico. Chi griderà ora in difesa dei deboli? A.A.A. Cercasi un direttore per Migrantes che sia altrettanto coraggioso. Se esiste.