Internet è un dono di Dio? Cosa pensa davvero il Papa

Nel 2014 Bergoglio diede una definzione molto suggestiva della rete. Ma va intesa come uno strumento per ascoltare, capire, incontrarsi. La cyber parrocchia non ci sarà

Internet è un dono di Dio? Cosa pensa davvero il Papa
 ARCHIVO STAFF NTX / NOTIMEX
 Un'opera dello street artist italiano Maupal 

"Dono di Dio". Così Francesco ha definito Internet nel più suggestivo dei suoi messaggi per la Giornata delle Comunicazioni sociali. E per cogliere appieno le opportunità che la rete offre, il Papa mette cuore e cervello nei messaggi che affida ai social. Anche se poi a digitarli sulla tastiera sono i suoi collaboratori della Segreteria per la comunicazione, coordinati dal prefetto, il sacerdote italo-brasiliano Dario Edoardo Viganò.  Ma ugualmente è ormai nell’olimpo delle star di Twitter avendo superato i 30 milioni di follower  (Benedetto XVI si era fermato a 3 milioni) e anche su Instagram sta scalando le posizioni. A 80 anni compiuti Papa Bergoglio preferisce non operare direttamente al computer.

Spiega don Viganò: “il Papa dice che, se fosse per lui, uno strumento tecnologico dovrebbe avere solo due tasti: uno per il volume e l’altro per il canale. Si riferisce alla radioPerò ha fiuto e conosce l’uomo. Laddove non arriva, domanda. E per questo non è mai un passo indietro ma anzi è un compagno di viaggio dei cosiddetti nativi digitali.  In buona sostanza, riassume il prefetto della Spc, “davanti a quella rivoluzione digitale che ha già cambiato in profondità il nostro modo di informarci e di comunicare, anche la Chiesa, inevitabilmente, si è dovuta adeguare”.  

Il web può aiutare le persone a ritrovarsi (ma anche allontanarle)
E proprio il messaggio del 2014 spiega come Francesco guardi a Internet. I media, dice il Papa, "possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri", "comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini" e "più uniti". Ma è reale anche il rischio che "alcuni media ci condizionino al punto da farci ignorare il nostro prossimo reale. Non basta passare lungo le 'strade' digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall'incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione".

Il rischio dunque dell'isolamento e dell'esclusione. "L'ambiente comunicativo - spiega Bergoglio - può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci. Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso".

Tra gli aspetti problematici". Il primo, la "velocità dell'informazione" che "supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un'espressione di sé misurata e corretta".  Poi, "la varietà delle opinioni espresse" che "può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici". 

"Quando la comunicazione ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone, ci troviamo di fronte a un'aggressione violenta come quella subita dall'uomo percosso dai briganti e abbandonato lungo la strada, come leggiamo nella parabola", denuncia Bergoglio. 

Anche sul web ascoltare e capire quello che dicono gli altri
Secondo il Papa in definitiva, perché internet si traduca davvero in un dono di Dio è necessario impegnarcisi davvero, non utilizzare cioè i social in modo superficiale e irresponsabile, scrivendoci la prima cosa che ti passa per la testa. E per fare un uso consapevole del web è necessario - sostiene Francesco - recuperare la "lentezza". "Che cosa ci aiuta si chiede il Papa nel messaggio - nell'ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca? Ad esempio, dobbiamo recuperare un certo senso di lentezza e di calma. Questo richiede tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare. Abbiamo anche bisogno di essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi: la persona esprime pienamente se stessa non quando è semplicemente tollerata, ma quando sa di essere davvero accolta".

Perché "dialogare non significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche ed assolute" avverte il Papa, "dialogare significa essere convinti che l'altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alle sue proposte".

Non potrà esistere però la cyber parrocchia
E’ evidente che l’apertura di Francesco al digitale rappresenta il simbolo di un rinnovamento del ruolo stesso del Papa, che “scende” dalle cattedre per confrontarsi con la gente comune. Di fatto attraverso un ampio uso di internet e social media, Francesco sta cercando di "riconnettere" la Chiesa con coloro che da essa si sono allontanati.

Eppure, come ha spiegato don Viganò, pure se “lrete, certo, rappresenta un’importante opportunitànon arriveremo mai alla cyber parrocchia. Il Vangelo ha a che fare con la vita concreta. La Chiesa si fonda sul contatto diretto con e tra le persone“.Dunque vanno bene i social quando assecondano il tentativo della Chiesa (o meglio di una parte di essa) di coinvolgere e non di escludere. A partire dai giovani, la categoria che più di tutte sembra aver preso le distanze. A loro principalmente si rivolge il Papa via Twitter, con un linguaggio diretto, informale e sempre volto a trasmettere un messaggio positivo, mentre su Instagram innumerevoli foto lo ritraggono in compagnia di bambini festanti e fedeli disabili.

Infine c’è un aspetto curioso di internet che dà da fare ai collaboratori del  Papa: è facile trovare sui social network frasi, riflessioni e preghiere di papa Francesco che, seppur incentrate su pace, amore e famiglia, risultano false.  Tuttavia si tratta di un aspetto marginale.