Aldo Moro e altri 4 beati voluti dai fedeli, ma che la Chiesa non riconosce

Il professor Medi verso la beatificazione. Ma le cause di La Pira, Zaccagnini e De Gasperi non avanzano. E per Moro e Calabresi ancora non si riconosce il martirio

Aldo Moro e altri 4 beati voluti dai fedeli, ma che la Chiesa non riconosce
 Combo Papa blog

Conclusa nel 2013 la fase diocesana del processo per la beatificazione del professor Enrico Medi, la Congregazione delle Cause dei Santi ha dichiarato la validità degli atti del Tribunale costituito nel 1995 presso la diocesi di Senigallia e avviato in Vaticano la causa per il riconoscimento delle virtù eroiche del grande fisico e politico cattolico (ma anche conduttore televisivo di storici programmi Rai di approfondimento scientifico) scomparso nel 1974.

E in questi giorni che l’Onu tiene a New York la Conferenza Internazionale per il disarmo nucleare (alla quale non partecipano però le grandi potenze che il nucleare lo hanno, e nemmeno l’Italia e il Giappone che nella Costituzione hanno il rifiuto delle guerre) va ricordato che nell’agosto 1955 Pio XII volle Enrico Medi capo delegazione della Santa Sede alla conferenza di Ginevra sugli usi pacifici dell’energia atomica, problema che gli stava molto a cuore, essendo sempre più convinto che il progresso nel settore nucleare avrebbe avuto una positiva ricaduta sulla vita di tutti i popoli.

Lo scienziato e politico virtuoso, Enrico Medi

Le testimonianze raccolte hanno accertato quanto Medi fosse sensibile ai poveri, ai disagiati, agli indigenti. Con una generosità senza misura: durante la guerra di liberazione dall’occupazione nazista – ad esempio – si era offerto in ostaggio per salvare due persone che stavano per essere fucilate. Un personaggio credibile che se fosse beatificato rappresenterebbe un esempio virtuoso del dialogo tra scienza e fede. Ed è proverbiale il suo amore per l’Eucaristia, tanto che fu autorizzato dalle autorità ecclesiastiche a tenere cappella e tabernacolo in casa. 

Una causa di beatificazione costa fino a 250mila euro

Ma le procedure vaticane sono davvero troppo lente e le beatificazioni arrivano quando il testimone di fede appartiene ormai a un lontano passato e beatificarlo non serve nemmeno più. E inspiegabilmente costose: secondo il Catholic News Service (Cns) avveduta agenzia stampa della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, una causa di canonizzazione può costare fino a 250mila dollari. Le spese possono includere il viaggio dei testimoni, l’esumazione del candidato, la pubblicazione della “positio”, le spese per i consulti teologici, storici, medici, le cerimonie. Duecentocinquantamila dollari, mica bruscolini. Non tutti possono permetterseli. E  non tutti vogliono. Ha raccontato infatti al Cns monsignor Greg Mustaciuolo, postulatore per la canonizzazione di Dorothy Day, fondatrice del movimento dei lavoratori cattolici, che chi vuole Dorothy Day santa, infatti, i soldi che ha preferisce darli ai poveri.  Per questo quasi mai i laici arrivano agli altari e le beatificazioni per la stragrande maggioranza riguardano fondatori e fondatrici di Istituti religiosi che questa spesa possono permettersela.

La 'fama di santità' scolora con il tempo

Ma il problema non è solo economico. E’ teologico: il vero criterio sicuro e cioè la “fama di santità” viene di fatto lasciato cadere perché il tempo inevitabilmente scolora i ricordi, mentre andrebbe ascoltato subito il popolo che - come spiega la teologia del popolo di cui Francesco è seguace - è detentore della verità in quanto il Vangelo è incarnato nel suo cuore. Dunque serve un ripensamento profondo di queste prassi che rallentano il grande beneficio per le anime offerto dal riconoscimento di santi esemplari le cui “pratiche” restano nei cassetti: martiri come don Diana e il commissario Calabresi (la cui causa stenta ancora ad avviarsi a Milano), testimoni come don Picchi e don Di Liegro (per i quali il Vicariato di Roma non ha nemmeno chiesto l’avvio ufficiale delle cause). E dopo 9 anni la causa di Chiara Lubich, vero gigante della spiritualità e del dialogo, è ancora alla fase diocesana che viene celebrata a Frascati.

Le cause che non avanzano

In Italia, in particolare, sono in attesa di essere riconosciuti beati personalità come Giorgio La Pira, Benigno Zaccagnini e Alcide De Gasperi. Tre politici cattolici che hanno testimoniato con molto coraggio la propria fede. Ma per ciascuno di loro il traguardo sembra ancora abbastanza lontano.

 

Il 'sindaco santo' di Firenze, Giorgio La Pira


Per il “sindaco santo” di Firenze (su La Pira il popolo fiorentino non ha dubbi e la fama di santità è il primo degli elementi che la Chiesa prende in considerazione) l’iter è stato avviato nel 1986 dall’allora arcivescovo del capoluogo toscano, cardinale Silvano Piovanelli, e si è conclusa nel 2005 dopo l'esame teologico di tutti gli scritti editi, la raccolta delle dichiarazioni di diverse centinaia di testimoni, la relazione sui più significativi documenti inediti. Ora si attende il pronunciamento dei teologi della Congregazione delle cause dei santi (ai quali 12 anni non sono bastati) e poi dovranno votare vescovi e cardinali membri.

 

Una 'creatura santa', Benigno Zaccagnini

Per Zaccagnini siamo ancora più lontani: la proposta avanzata nel 1993 dal presidente dell' Azione Cattolica di Milano, Franco Monaco, fu rilanciata nel 2009, cioè a vent'anni dalla morte dell'ex segretario della Dc dal cardinale Ersilio Tonini, amico del politico (e medico) romagnolo, perché “la Chiesa ha bisogno di questi santi" e “Zaccagnini era una creatura santa, dalla coscienza nitida. Aveva un rapporto singolare col Signore". Ma Roma non ha ancora dato il nulla osta all’avvio della fase diocesana che dal punto di vista del diritto canonico va sotto il titolo di "processo informativo diocesano sulle virtù eroiche e sulla fama di santità del Servo di Dio”. 

Il 'docile leader' Alcide de Gasperi

Il caso di de Gasperi è il più intricato: la causa avviata nel 1993 dall’allora arcivescovo di Trento, monsignor Giovanni Maria Sartori, fu bloccata dalla Santa Sede su richiesta del vescovo di Bolzano, monsignor Wilhelm Egger, perché "la decisione non è stata accolta ovunque favorevolmente, soprattutto da chi esprime riserve circa l'azione politica di De Gasperi, in rapporto alla soluzione del problema dell'Alto Adige" e che "il processo canonico costituisce, per certi fedeli di lingua tedesca, un problema anche sul piano religioso".  Qualche anno fa - nel giugno 2009 - alcune parole pronunciate da Papa Ratzinger fecero  pensare ad un rilancio del processo di beatificazione dello statista trentino. Benedetto XVI si rivolgeva ai membri del Consiglio della Fondazione De Gasperi e in quell'occasione propose infatti il 'servo di Dio' Alcide De Gasperi come esempio da seguire da tutti i politici cattolici e non. "Docile ed obbediente alla Chiesa - riconobbe il Papa tedesco - fu autonomo e responsabile nelle sue scelte politiche, senza servirsi della Chiesa per fini politici e senza mai scendere a compromessi con la sua retta coscienza". Parole accompagnate dall’invito a pregare “per l'anima di questo statista di fama internazionale che con la sua azione politica ha reso servizio alla Chiesa, all'Italia e all'Europa, domandiamo al Signore che il ricordo della sua esperienza di governo e della sua testimonianza cristiana siano incoraggiamento e stimolo per coloro che oggi reggono le sorti dell'Italia e degli altri popoli, specialmente per quanti si ispirano al Vangelo”. Ma in realtà non successe nulla e la causa ancora giace. 

Il 'supplice libello' inascoltato sulla santità di Aldo Moro

Per quanto riguarda Aldo Moro, lo statista rapito e ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978, l’avvocato Nicola Giampaolo, postulatore della causa di beatificazione, ospite della Radio Vaticana in occasione del centenario della nascita dello statista, lo scorso settembre aveva annunciato: “E’ stato già accolto, dal tribunale della diocesi di Roma, il ‘supplice libello sulla fama di santità’, cioè il documento che costituisce il presupposto per avviare la causa. Attualmente, stiamo ancora raccogliendo numerose postulatorie, testimonianze di cardinali, vescovi, convinti dell’opportunità di questa causa, ma anche di gente comune, politici e intellettuali. Quanto prima speriamo di poter richiedere il‘nulla osta’ per procedere alla Conferenza episcopale italiana. 

 

Il caso Calabresi e il suo martirio non riconosciuto

Infine non è ancora stata avviata dall’Arcidiocesi di Milano la causa per Luigi Calabresi il commissario ucciso 45 anni fa a Milano. Esattamente 10 anni fa l’allora vicario di Roma, il cardinale Camillo Ruini, ha concesso il suo nulla osta per l'avvio della fase preliminare della causa di beatificazione autorizzando la raccolta di documenti e testimonianze promossa dal sacerdote Ennio Innocenti. Ma il cambio dell’arcivescovo a Milano (cioè il passaggio da Tettamanzi a Scola nel 2011) rallentò l’istituzione del Tribunale diocesano che tocca alla diocesi ambrosiana in quanto Calabresi, pur essendo romano, è stato ucciso il 17 maggio '72 a Milano, la città dove prestava servizio e dove aveva subito una pesante campagna stampa che lo accusava di avere responsabilità nella morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli.

Tutta la vicenda è stata oggetto dello studio affidato a don Ennio Innocenti, all'epoca giovane sacerdote impegnato come Calabresi nel Movimento Oasi, fondato dal gesuita padre Virginio Rotondi. Tra le testimonianze, don Innocenti ha raccolto anche quella di Enzo Tortora, il presentatore e giornalista che fu a sua volta vittima di un linciaggio morale e che come cronista aveva conosciuto bene Calabresi quando frequentava la Questura di Milano. "Non odio i miei nemici, provo angoscia per loro, non odio", gli aveva confidato il commissario nel momento per lui più difficile, quando la stampa di sinistra lo aveva dichiarato colpevole senza processo e senza appello.

"Calabresi - ha scritto Tortora nel documento pubblicato nel 2007 dal quotidiano cattolico Avvenire - credeva in Dio fermamente". Don Innocenti ha rivelato a sua volta anche un altro episodio molto significativo: per metterlo al riparo da possibili attentati, padre Rotondi (sacerdote molto conosciuto per il suo apostolato radio televisivo e unanimemente stimato) aveva cercato di far trasferire Calabresi all'Ispettorato di polizia del Quirinale, ma il giovane funzionario aveva voluto rimanere al suo posto. Lì dove lo raggiunsero i colpi di pistola.