A XFactor continuano a brillare le stelle di Anastasio e Sherol. Le pagelle della serata

Insieme ai Bowland, i due cantanti convincono ancora una volta, giudici e pubblico. A casa i Seveso Casino Palace: verdetto probabilmente giusto

A XFactor continuano a brillare le stelle di Anastasio e Sherol. Le pagelle della serata
 Facebook/XFactor Italia
 Leo Gassman

La puntata si apre con un’intervista dal sapore vagamente mistico a Germaine Acogny, una coreografa che gli appassionati del format non possono non avere l’impressione essere la versione invecchiata (benissimo) di Skin. Parte l’esibizione di apertura, con il corpo di ballo della suddetta Acogny che accompagna i ragazzi in un canto lagnosissimo e ben poco eccitante. Per un attimo controlli che non ti sia sintonizzato per sbaglio su RaiUno, poi Cattelan annuncia che se volete (ma proprio se volete, cioè se proprio ci tenete, o avete finito le gocce per dormire) Germaine Acogny sarà protagonista di una puntata di «Dance Perché balliamo», serie di documentari in onda su Sky Arte. Aaah, ecco.

Tre manches stasera, per quella che è l’ultima puntata prima della volata fino alla finale dove i concorrenti avranno la possibilità di cantare i loro inediti, a quel punto vincere o non vincere cambia pochissimo. Insomma, è questo l’ultimo ostacolo prima di dare senso alla partecipazione al talent.

I concorrenti

Seveso Casino Palace (5): “Mangiatevi il palco” gli chiede Guenzi, e gli dà pure Standing in the way of control dei Gossip, ma loro hanno evidentemente esagerato a merenda, perché loro sono spenti, propongono una performance tutto fumo e niente arrosto, molto probabilmente perché non sono questa grandissima band. Agnelli lo fa notare: pestano, ma non c’è molto di più. Si vede un passo avanti, ma non basta. Vanno a casa e, tutto sommato, è giusto così.

Renza Castelli (5): Fedez si rende conto che l’unica per provare a farla sopravvivere in gara è proseguire sulla strada del cantautorato old style. Questo perché se chiudi gli occhi la Castelli sembra arrivata con una Delorean direttamente dagli anni ’50. È più Old Style delle pennette alla vodka. Senza scomodarsi in paragoni inutili, la Castelli è intonata e parecchio figa, nessuno lo mette in dubbio, e su una nave da crociera dev’essere un validissimo sottofondo mentre tenti di guadagnarti l’ultima fettina di roastbeef dal buffet. Ma immaginarsi acquistare un biglietto per abbandonare il divano e recarsi in un qualsiasi luogo solo per sentirla cantare è pura follia. Passa il turno in prima manches solo perché è quella dei più deboli.

Martina Attili (4): è una ragazzina, ci si sente un po' in imbarazzo anche a scriverne. I giudici parlano di presenza scenica, a noi vengono in mente sprazzi di quei saggi scolastici che abbiamo tentato di cancellare pagando profumatamente uno psicologo. Anche il canto è piuttosto incerto, non merita nemmeno citazione la strofa rappata. Certo, in prima selezione ha portato un suo inedito molto carino e rispetto ai due concorrenti della manches merita di restare solo per questo. Sperando, ovviamente, che la piazzino su un palco a cantare in maniera semplice, come la ragazzina che è, e non come la showgirl alcolizzata che il reparto costumi evidentemente prevede che diventi.

Naomi (3): La lunga presentazione di Fedez è ottimamente scritta e molto coinvolgente. Cita Franco Battiato, Giuni Russo, Giorgio Moroder, Bob Dylan, Adele e i Daft Punk; mancava solo Maradona. E poi entra Naomi; non può lamentarsi se restiamo straniti. Tutta quella gente dovrebbe essere riassunta in un’esibizione da Naomi? La canzone, “Crisi Metropolitana” della Russo e Battiato, è una follia “pioneristica ancora adesso”, come detto giustamente dal giudice, e il risultato è malamente surreale. Era un rischio, e non è andato male ma molto peggio. Non avrebbe passato la manches manco se in giuria ci fosse stata l’associazione mondiale dei radical chic (che non sappiamo se esiste ma in fondo al cuore ci speriamo). Alla fine ci si aspetta che in realtà l’esibizione sia una parodia di Paola Cortellesi. Ma poi ci ricordiamo che la Cortellesi canta da Dio. Va giustamente al ballottaggio.

Leo Gassmann (5,5): Stasera in versione Antonio Banderas è a suo agio col pezzo di Ultimo. L’universo insomma è quello: il sempliciotto spinto, tristemente sanremese. In italiano molto meglio, anche se sempre troppo teatrale. Canta “Pianeti”, una paraculata musical/televisiva strapop che ben gli sia adatta. Fedez dice che gli manca l’esibizione “wow”, evidentemente era distratto durante il video di introduzione all’esibizione mentre cucinava a petto nudo del sugo. Se per esibizione si intende il canto allora possiamo metterci comodi.

Sherol Dos Santos (7): Solo una canzone nella storia della musica mondiale poteva metterla in difficoltà: “I Will Always Love You“ di Whitney Houston. Allora Agnelli gliela assegna. La canta come si deve, ma questa canzone è troppo legata alla Houston, se alla fine dell’esibizione non fai arrivare Kevin Costner che ti porta via in braccio vuol dire che qualcosa non è andata per come doveva. C’è da dire che se c’era, noi non ce ne siamo accorti, perché rasenta la perfezione. È la scelta del pezzo che, per quanto mandi alla prossima settimana in scioltezza la giovane Sherol, mette qualche dubbio.

Anastasio (8): Stavolta usa come base, per un pezzo in tutto e per tutto suo, “Another Brick In The Wall” dei Pink Floyd, e il risultato è più o meno sempre lo stesso (a parte aver letteralmente mandato in estasi ai limiti della decenza televisiva la Maionchi). Sempre bravo. Bravissimo. Testo ottimo. Come sempre. Sta facendo una gara a sé, è in finale dalla prima volta che è stato inquadrato, perché è da allora che canta inediti. Se la discografia fosse più attenta e le classifiche bocciassero più in fretta questi fenomenini da talent facendo una dura selezione all’ingresso molti tenterebbero strade più lunghe ma più salde per costruirsi una carriera, invece di fare All-In giocandosi tutto su un’unica mano, quando ancora magari sei piccolo e scottarti è un attimo. Lo diciamo come fratelli maggiori perché il ragazzo ci piace e la penna è notevole. Facendo rap è evidentissimo l’imbarazzo ogni volta che Fedez deve giudicarlo, anche lui lo sa che può fargli quando vuole pelo e contropelo ad occhi chiusi e con una mano dietro la schiena.

Luna (4): La tempistica nell’affidarle un pezzo di Lucio Battisti proprio il giorno dopo l’uscita del primo singolo del disco/tributo di Mina è certamente sbagliata. Non che possa scappare, nemmeno per caso, il paragone con la Tigre di Cremona, lei, a esser buoni, come fanno notare dalla cattedra dei giudici, non va oltre la controfigura di Alexia. Come al solito vestono e truccano questo scricciolo di ragazza in maniera volgare e ridicola. Ma che diavolo gli salta in mente? Sul finale della canzone il pezzo dice “Lo sai che t’amo, io ti amo veramente!” e va a cantarlo dritto in faccia a Fedez che, giustamente, sente la necessità di dover puntualizzare che è sposato indicando la fede. Momento di televisione trash da record. Un momento talmente volgare che ti fa venir voglia di metterti una mano davanti agli occhi per non guardare. Ma, attenendoci all’esibizione, non è andata bene, questo perché per cantare Battisti o sei Battisti o sei Mina o stai ubriaco attorno a un falò; altrimenti meglio evitare. Si salva solo perché gli altri due che finiscono con loro al ballottaggio finale sono infinitamente meno televisivi di lei.

Bowland  (8): La band persiana mentre canta sul palco di XFactor ha già un paio di pezzi nella classifica Viral di Spotify. Sono avanti rispetto tutti gli altri, non avevano proprio bisogno di stare lì, ma visto che ci stanno noi ce li godiamo, perché sono eleganti, intimi, esotici. Non ne sbagliano una anche quando sbagliano, e oggi, ha ragione Agnelli, sono stati meno precisi, specie la cantante. Ma il solo averlo pensato ci procura dolore fisico inaccettabile. È perfetta, forse anche di più quando non lo è.

 

Gli ospiti

Enrico Nigiotti e Gianna Nannini s.v. : Ogni anno a XFactor ad un certo punto arriva l’ospitata di un ex concorrente per dimostrare che c’è vita dopo la trasmissione. Effettivamente, se quella controfigura di un attore porno di Enrico Nigiotti riesce a fare un pezzo con la Nannini e farlo finire anche in classifica, la situazione diventa perlomeno confortante. A questo punto molti dei concorrenti in gara quest’anno hanno tutto il diritto di puntare agli Emmy. La domanda comunque resta estremamente valida: ma che ci fa la Nannini con Nigiotti? Nell’intervista sponsorizza il suo prossimo tour, il che, grammaticalmente, ci rivela che ce n’è stato un altro, cosa che è passata più inosservata di un’intervista a Gentiloni. La Nannini apre bocca e chiaramente in due frasi di ritornello manda a casa tutti: concorrenti, staff tecnico, pubblico e anche giudici. Impareggiabile.

Carl Brave e Max Gazzè s.v. : l’inedita coppia presenta “Posso”, che da mezzanotte sarà disponibile su Spotify e da domani sarà in rotazione in tutte le radio. Preparatevi perché lo sentirete ovunque. Sbagliano mira e mancano l’estate di qualche mese sennò ne avremmo già le scatole ampiamente rotte di ascoltarla. Non si capisce se il microfono di Brave abbia un problema ma quando canta non si capisce una parola che sia una, a salvare la situazione dovrebbe arrivare Gazzè a ripetere settanta volte in una sola frase “Poffo, Poffo, Poffo, Poffo, Poffo”. Insomma, in radio funzionerà, dal vivo decisamente meno. Poi il duo viene intervistato da Cattelan e non si capisce niente di ciò che dice Carl Brave nemmeno quando parla. Strano, perché il ragazzo è divertente da ascoltare inciso.

I giudici

Manuel Agnelli (5): ha ancora tutte e tre le sue ragazzine dentro, lo avevamo detto dall’inizio che aveva la squadra più forte e questa ne è l’ennesima prova. La sua partecipazione al dibattito è più spenta, a malapena ci si accorge che c’è. Sul fronte assegnazioni sbaglia tutto lo sbagliabile, si salva solo perché le tre ragazzine sono o molto brave (Sherol), o molto simpatiche (la Attili) o molto fortunate (Luna).

Lodo Guenzi (7): i suoi interventi da frate francescano in salsa indie sono ipnotizzanti. Al suo confronto perfino Alvaro Soler diventa il sergente Hartman di “Full Metal Jacket”. Perde i Seveso Casino Palace e resta con una sola freccia nell’arco. Se nelle settimane scorse gli si poteva imputare qualche errore stavolta è totalmente innocente. La squadra che, ricordiamo, non si è scelto, Bowland a parte, non era fortissima. I Seveso si sono rivelati molto deboli, poco intensi, tecnicamente non impeccabili. Come disse una volta Antonio Conte “Con 10 euro non si mangia in un ristorante da 100”, come si dice giù in Sicilia “Chista è a zita” (questa fidanzata ti tocca).

Mara Maionchi (7,5): la sua esplosione in occasione dell’esibizione di Anastasio è davvero inaspettata, incontenibile. Manda “affanculo” (cit.) per festeggiare chiunque provi a rivolgergli la parola. La domanda alla fine di questa puntata è una e una soltanto: cosa combinava da giovane la Maionchi mentre ascoltava i Pink Floyd? Esagerata, però in maniera simpatica, come ci aveva abituati in passato.

Fedez (3): stasera in versione Rockabilly, durante i commenti si lascia andare a presunte metafore con i pavoni che stentiamo a comprendere. Ci resta malissimo quando Noemi finisce al ballottaggio esclusivamente per la sua scelta, del tutto senza senso, prima ancora che eccentrica, di farle cantare “Crisi metropolitana” di Franco Battiato e Giuni Russo. Una botta di intellettualismo del tutto fine a se stessa che per un pelo non mandava a casa Naomi, che non vincerà, ma non meritava di certo di andare a casa stasera. Siccome in fondo siamo romantici apprezziamo la smorfia di imbarazzo quando quella ragazzina di Luna, conciata come una milfona single in crociera premio, gli dedica evidentemente il finale di “Eppur mi son scordato di te”. “Sono sposato” dice arrossendo, vedrai che te lo ricorderà la Ferragni quando ti accoglierà a casa con i bigodini, la maschera per il viso e un mattarello. No, non andrà così, probabilmente non gli permetterà di fare stories su Instagram per un quarto d’ora, ma sarebbe bellissimo se fosse davvero così. O no?



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