Perché al Salone dell'auto di Parigi non partecipano 14 storiche aziende

La formula - dicono le cifre di mercato - alla fine premia sempre di più i brand che giocano in casa. E così i competitor stranieri finiscono per non partecipare più. Cosa sta succedendo 

Perché al Salone dell'auto di Parigi non partecipano 14 storiche aziende
ANTONIN VINCENT / DPPI Media / DPPI
 Peugeot 508 GT  (AFP) 

Lo chiamano Mondial de l’Automobile ma l’edizione 2018 del Salone di Parigi ha lasciato fuori dalla Porte de Versailles molti protagonisti. In totale sono quattordici i marchi che hanno rinunciato alla propria presenza alla rassegna francese. Fca (esclusa Ferrari) e Volkswagen, per fare due esempi.

Non è una novità: in un mondo che va di corsa, la formula del Salone sembra sorpassata e la crisi esistenziale colpisce tutti i tradizionali appuntamenti, superati, nell’interesse di visitatori e media, da eventi più digitali come il Ces (Consumer Electronics Show) di Las Vegas o il Mobile World Congress di Barcellona. Non a caso luoghi dove l’industria automobilistica fa a gara per conquistare uno spazio in prima fila.

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 Jaguar I-Pace (AFP) 

Ecco allora che a Parigi come Detroit e Francoforte, il Salone diventa soprattutto una vetrina per chi gioca in casa che deve in qualche modo assicurare la sua presenza. Magari mostrando i muscoli come avviene in queste ore al “Mondial” dove le protagoniste sono le industrie locali che, dopo un periodo non proprio positivo, sembrano ora tornate in corsa.

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È il caso di Psa, dove la cura di Carlos Tavares non sorprende più: nel primo semestre le immatricolazioni del gruppo hanno superato i 2,1 milioni con una crescita di oltre il 38% che scende, se non si considerano i volumi aggiuntivi di Opel - Vauxhall, all’1,9%. A far sorridere però Tavares sono soprattutto i numeri finanziari del primo semestre: crescita del fatturato del 40,1% a 38,6 miliardi di euro, un margine operativo corrente complessivo del 7,8% che sale - considerando solo Peugeot, Citroen e Ds – all’8,5%. Valori da premium tedesca. Il risultato netto consolidato del gruppo è di 1.713 milioni euro.

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 Peugeot 508 SW Hybrid (AFP) 

C’è poi il gruppo Renault ormai sempre “regista” nell’Alleanza che comprende anche Nissan e Mitsubishi (insieme valgono qualcosa come 11 milioni di veicoli e la leadership del mercato globale): nel primo semestre le vendite dei tre brand sono aumentate del 5,1%, segnando il record di 5,54 milioni di unità. Considerando solo i francesi (con Dacia), il fatturato è in crescita dell’1,4% con 29.957 milioni di euro. Il margine operativo è pari invece a 1.914 milioni di euro, equivalente al 6,4% del fatturato e il risultato operativo del gruppo è di 1.734 milioni di euro, -3,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.  ù

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 Alpine A110 (AFP)  

Risultati economici rassicuranti anche per il presidente francese Emmanuel Macron che ha incontrato a Parigi i rappresentanti dell’industria automobilistica. Tutto questo però non sembra ancora sufficiente: Macron ha sollecitato – promettendo un aiuto economico per una prima conversione dei veicoli più vecchi – un’accelerazione verso l’elettrificazione, l’unica al momento a garantire emissioni zero allo scarico. Richiesta che sembra aver trovato pronti i gruppi di casa: a partire dal 2019 ogni nuovo modello Psa avrà una versione ibrida ricaricabile plug-in oppure elettrica pura ed entro la stessa data saranno lanciati 15 modelli elettrificati. Nel 2025 tutta la gamma Psa sarà a batteria.

Macron ha trovato una spalla ancora più convinta in Carlos Ghosn, numero uno dell’Alleanza Renault – Nissan e Mitsubishi, da sempre principale sostenitore, insieme a Elon Musk di Tesla, dell’elettrificazione: “Un’auto elettrica su tre venduta in Europa è nostra”, ha dichiarato Ghosn a Parigi. E per accelerare ha già pronta la prossima carta: K-ZE, il crossover presentato al “Mondial” e realizzato insieme al partner Dongfeng destinato al mercato cinese con un’autonomia di 250 chilometri. Arriverà nel 2019 e costerà l’equivalente di circa 10mila euro. Auto solo a batteria sostenibili e alla portata di tutti. Anche per quanto riguarda i bilanci: “Dal 2022 le nostre elettriche saranno profittevoli quanto i modelli tradizionali”. Gli azionisti possono stare tranquilli. E le francesi corrono.



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