Quando la scienza incontra la letteratura

Saperi scientifici e umanistici si confrontano (e non si scontrano) nell'era della rivoluzione digitale

Quando la scienza incontra la letteratura

Si è svolto lunedì 5 febbraio il seminario Numeri reti sistemi. Conversazione sui nostri tempi presso l'Università degli Studi di Napoli “Federico II”. L'iniziativa è frutto della sinergia tra le docenti Rossana Valenti e Mariantonietta Paladini del Dipartimento di Studi Umanistici e il giornalista scientifico Pietro Greco di Città della Scienza-Fondazione Idis.

Il ciclo di seminari si inserisce nell'ambito di una lunga serie di appuntamenti; un processo dialettico consolidato negli anni, che mette al centro il tema del confronto interdisciplinare tra saperi scientifici e umanistici. Ne è testimonianza anche questo ultimo evento, durante il quale si sono confrontati Giuseppe Longo, professore di Astronomia e Astrofisica, e Giancarlo Alfano, professore di Letteratura italiana, introdotti da Pietro Greco alla vasta platea di studenti di lingua e letteratura.

Si è cercato di tracciare un continuum tra vecchi e nuovi modi di fare scienza, ripercorrendo le rivoluzioni epistemologiche da Galileo ai Big Data: il metodo empirico e la stampa a caratteri mobili hanno reso possibile l'evoluzione del mondo moderno, oggi il computer e la telematica stanno modificando in maniera ancora più radicale lo scenario contemporaneo, ridefinendo i confini del sapere. A partire da ciò emerge un nucleo tematico fondamentale nella lezione del prof. Longo, che ha spiegato come il processo di raccolta, stoccaggio e analisi dei big data sta già cambiando da tempo la società, spesso in maniera silente.

Annunciando la futura introduzione di un corso universitario in Data Science presso l'università Federico II, Longo ha spiegato come l'accademia debba cercare una svolta decisiva nell'abbracciare le nuove forme di  sapere nel mondo digitale-digitalizzato, cercando nuove correlazioni e nuove dimensioni teoriche e speculative, senza chiudersi nelle bolle autoreferenziali, rinunciando all'antropocentrismo e spostando sempre in avanti il limite delle possibilità umane (Il prof. Giuseppe Longo spiega la Fisica di Star Trek).

Il prof. Alfano si è invece soffermato sulla mutazione dei canoni e delle classificazioni di senso nei periodi di grande mutamento sociale e tecnologico. Citando il semiologo Cesare Segre, che in anticipo sui tempi aveva evidenziato come il crollo dell'istituzione letteraria stesse producendo un'erosione della cultura classica a favore di nuove forme espressive e cognitive nella società in rete, si è ragionato sulla necessità di ridefinire gli approcci educativi nell'accademia, invitando gli studenti di discipline umanistiche ad affrontare il computer e l'informatica con passione e in profondità, per meglio padroneggiare gli strumenti digitali. (Il prof. Giancarlo Alfano sul futuro della Letteratura).

Intercettando le opinioni di alcuni ragazzi è emersa una spiccata vocazione critica e per niente scontata, soprattutto sui temi più scottanti dell'agenda digitale, come la diffusione di bufale virali e fake news, che il prof. Longo ha definito come uno dei rischi maggiori della rivoluzione digitale.

Per Salvatore, studente di 21 anni, “l'utilizzo degli strumenti digitali non deve sostituire il pensiero umano, come diceva Seneca la vergogna dovrebbe impedirci di fare ciò che la legge non può impedire”, mentre Ilaria sostiene che “non è in crisi il mondo classico, ma l'approccio ad esso. In Internet le informazioni sono tante e si può attingere a numerose fonti, ma ciò può portare a studiare in maniera dispersiva, tralasciando l'approfondimento”. Un altro studente ha invece rimarcato il problema dell'attribuzione di autorevolezza alle fonti online, in quanto nel mondo virtuale tutti siamo produttori e fruitori di informazione allo stesso tempo e ciò può rappresentare un limite alla conoscenza potenziale, specialmente se l'individuo resta chiuso all'interno della propria bolla algoritmica, che filtra i contenuti in base a quanto la piattaforma digitale già conosce di noi. La voce più critica è quella di Ambrogio, studente di Lettere Classiche che parla di “sgrammatizzazione sociale, perdita della plasticità nei rapporti e nei sentimenti, delle sensazioni, delle emozioni primordiali vissute attraverso il contatto umano”, in un crescendo in cui sembrano quasi affiorare le teorie di Sherry Turkle e di Franco Berardi Bifo.

Il ciclo di lezioni proseguirà con nuovi appuntamenti di approfondimento e dialogo nella splendido chiostro di Porta di Massa, dove è ubicata la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università “Federico II" di Napoli.



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