L'integrazione a Lampedusa si fa anche con i giocattoli

L'integrazione a Lampedusa si fa anche con i giocattoli
Foto: Famideal 

Le cose più belle nascono quasi per gioco. Ed è così che è nato #CiVuoleUnGesto, l’evento che domenica 28 maggio a Lampedusa ha unito famiglie, bambini italiani e bambini migranti, istituzioni e persone nel nome del gioco, della comunione e della solidarietà.

Ricordo ancora come è nata l’idea. Parlavamo, noi soci di Famideal (grazie Federico e grazie Cora per essere sempre pronti ad aprire il cuore), delle immagini di questi bambini migranti che ci straziavano il cuore, di questi piccoli esseri umani privi di tutto, defraudati di quella magia che dovrebbe essere il segno tipico dell’infanzia. Osservavo l’ingiustizia di una cameretta meravigliosa, calda, accogliente, piena di giocattoli (quella di mia figlia) e di bambini meritevoli di cure e attenzioni quanto lei che magari, nel corso della vita di giocattoli nuovi da scartare con l’emozione negli occhi non ne avrebbero avuto nemmeno uno. A quel punto il mio papà, che vabbè, inutile aggiungere altro (ti amo), ci dice: “Oh ragazzi, ma noi abbiamo un magazzino pieno di giocattoli!

Detto fatto. Mi attacco al telefono e alla mail, mi faccio dare da amici (grazie!) il telefono di Giusi Nicolini le mando un SMS, scrivo all’Assessore Greco insomma, non hanno potuto dirmi di no. Scherzo, naturalmente, abbiamo trovato in Lampedusa, nelle sue Istituzioni come nelle sue persone un mondo straordinario di calore umano e solidarietà che non potrò mai dimenticare. Come non dimenticherò la reciproca commozione al telefono, Stefano Greco e io, a dirci quanto siamo cretini che ancora ci viene da commuoverci a parlare di certe cose. Ma spero di restare cretina tutta la vita.

Insomma, la faccio breve. Annunciamo alle mamme di Famideal che ce l’abbiamo fatta, si scatena il panico. Che giocattoli scegliamo? “Per bambini piccoli!” Eh no, scusa e i grandi?” Colori, costruzioni, giochi da tavolo, i più belli, i più smart, i più intelligenti. E poi il biberon non ce lo mettiamo? Oh ma un ciuccio? Due ciucci? Tre? E via via le scatole si riempiono, cominciano a partire anche le palestrine perché un bimbo di pochi mesi come fa e ce ne sono, oh se ce ne sono. La gioia e l’emozione non si possono raccontare. Quel giorno in sede era una felicità che non si può dire, le mani a muoversi veloci, fiocchi rossi attaccati ai pacchetti “perché mica vorremo mandarglieli così 'sti giocattoli, nemmeno il gusto di scartare il regalo? Ma non esiste!” – e le amiamo per questo. Perché sono le nostre mamme, sono le mamme dei loro bambini ma sono, come lo sono io, le mamme di tutti.

 

Sì, perché quei bambini bisognosi di amore, più ancora che di giocattoli, sono i nostri di figli. Sono quelli a cui rimbocchiamo le coperte la sera, sono quelli a cui asciughiamo il moccio, quelli che consoliamo quando si sbucciano un ginocchio, quelli che stringiamo forte quando hanno paura. E chiunque dica il contrario, chiunque ci racconti che no, quei bambini non sono un nostro problema, si sbaglia di grosso. Quei bambini poco amati, quei bambini abbandonati a se stessi sono il nostro domani. E per mia figlia non voglio un mondo dove sia permesso che un solo bambino debba provare sulla sua pelle, imprimere nella sua anima, un simile senso di solitudine. Not in my name, si dice. Ecco: NOT IN MY NAME.

Ma torniamo a Lampedusa, un’isola che è un paradiso, più che un’isola. Un mondo blu dove il blu ti entra nelle viscere e ti placa. Dove capisci che quel blu può essere la gioia del primo bagno al mare o l’incubo di una traversata verso l’ignoto. E ieri chi a Lampedusa è arrivato, e chi ci abita, si è ritrovato insieme nel segno dei bambini, in una sala gremita, piena di visi e di colori. Ci abbiamo mandato il mio papà. Era giusto. L’idea è stata sua, e in fin dei conti, cosa di meglio di un nonno che porta i giocattoli ai bambini? La barba bianca c’è, il sorriso anche, quanto a Babbo Natale di Maggio c’eravamo quasi. Se lo conosco, e lo conosco, posso dire che avrà fatto molta fatica a non piangere ma ce l’ha fatta.

Le parole del Sindaco, Giusi Nicolini, hanno scaldato il cuore di tutti e ci hanno resi orgogliosi di aver lanciato una gocciolina nel mare della gentilezza:

Ringrazio Famideal di vero cuore. Avrebbero potuto fare questa offerta anche vicino ai loro territori, perché i poveri e i bisognosi sono dappertutto. Ma accettiamo con gioia, con fiducia e con speranza, perché questi gesti non solo ci dimostrano quanta attenzione e solidarietà ci sia in questo momento su questo tema, ma perché la nostra isola è stata scelta come simbolo di valori positivi in questo momento così complesso. E questo ci fa capire che sono tante le persone che la pensano come noi sui temi dellaccoglienza e della protezione della dignità dellessere umano. Loro sono di Pordenone ma fanno i Lampedusani anche a Pordenone”.

Sì, Sindaco. Non ti deluderemo. Come ti abbiamo promesso, questo è solo l’inizio. Lampedusani per sempre.

#CiVuoleUnGesto