Le sfide che attendono l'industria dell'auto nel 2019

Le rivoluzioni dell'elettrificazione e della guida autonoma richiederanno investimenti miliardari. Mentre il diesel prosegue il suo declino, il settore è chiamato a prove difficili, finanziarie ma anche manageriali 

industria auto 2019
 Afp
 Salone dell'auto di Detroit

Un anno incerto. Il 2019 per l’industria automobilistica è destinato ad iniziare con grandi quesiti che (forse) solo negli ultimi mesi potrebbero avere qualche risposta. A cominciare dai conti: il grande cambiamento rappresentato da elettrificazione e guida autonoma, impone anche nei prossimi mesi, investimenti miliardari. Per buona pace di margini e profitti. Inevitabile dunque attendersi l’ennesima drastica cura di taglio dei costi della quale faranno le spese stabilimenti e lavoratori. Anche perché i mercati non sembrano destinati a volare: se in Europa i volumi resteranno sostanzialmente stabili, c’è da attendersi un calo nell’area del Nordamerica e un rallentamento in Cina. Tanto più se la guerra commerciale tra Trump e il paese asiatico non troverà presto una soluzione. 

L'eredità di Marchionne

Il 2019 è anche un anno importante per i vertici delle industrie automobilistiche. Riuscirà Mike Manley a tenere la barra dritta di Fiat - Chrysler? Il piano industriale lasciato in eredità da Marchionne prevede investimenti di 8,7 miliardi di euro – 5 dei quali in Italia - entro il 2022. Non molti. Ma è tutto quello sul quale l’inglese può contare. Serve un miracolo per non restare indietro rispetto alle concorrenti. 

Da risolvere anche la successione al vertice di Renault – Nissan – Mitsubishi dopo l’arresto, per violazioni fiscali, dell’ex numero 1 Carlos Ghosn, che l’Alleanza l’aveva costruita e poi difesa. Se i governi di Giappone e Francia non troveranno presto una soluzione, nel corso del 2019 si potrebbe arrivare anche a una decisione estrema: la separazione. Non proprio una bella notizia per i tre marchi, in un momento in cui la parola chiave per sopravvivere sul mercato è condivisione, di risorse e tecnologie. 

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 Mike Manley

Più semplice il passaggio di testimone che si assisterà in Daimler: l’attuale presidente e ceo, Dieter Zetsche, lascerà la poltrona a Ola Kallenius. Lo svedese dovrà subito confrontarsi proprio con il caso Renault – Nissan – Mitsubishi, Alleanza con la quale i tedeschi hanno una partnership legata a powertrain e motori. Allo stesso tempo ci sarà da sfruttare al meglio la presenza dei cinesi di Geely nell’azionariato di Daimler, per migliorare la penetrazione in Cina. Attenzione anche alle sorprese che potrebbero arrivare dalle sinergie annunciate nei giorni scorsi da Volkswagen e Ford: per ora l’accordo riguarda veicoli commerciali e guida autonoma ma aspettiamoci novità nel 2019.

Il declino del diesel

Nei prossimi mesi si continuerà poi ad assistere al calo delle vendite delle auto diesel. Fenomeno, è giusto ricordarlo, che assume enfasi mediatica e politica solo in Europa e soprattutto in Italia: i motori a gasolio sono diffusi esclusivamente nel vecchio continente mentre hanno volumi ridotti ai minimi sui due mercati principali ovvero, Cina e Stati Uniti. Già oggi la quota dei diesel in Europa vale il 36% circa, rispetto a oltre il 55% nel 2012. Probabile pensare a un 30%, e anche meno, nel corso del 2019. 

Non aspettiamoci però una folle corsa all’auto elettrica: le vendite – nonostante la moltiplicazione di modelli a cui assisteremo nei prossimi mesi - resteranno di nicchia, almeno finché i governi non investiranno in maniera chiara e inequivocabile su infrastrutture di ricarica e su incentivi che promuovano un cambio di paradigma dell’intera filiera automotive verso soluzioni e business più sostenibili. In attesa, in questo 2019 meglio scommettere su auto a benzina e ibride. 

Così come bisognerà attendere ancora per l’auto-robot perché, nonostante i tanti proclami e annunci, i problemi restano: la tecnologia non sembra ancora completamente affidabile e sicura in tutte le situazioni. Almeno quella di livello 5 ovvero, il massimo dell’automazione che esclude pedali e volanti e lascia tutto nelle mani dell’intelligenza artificiale. C’è poi la questione normativa: a parte test sperimentali in alcune aree specifiche, a oggi un veicolo anche di livello 3 non può circolare liberamente nelle autostrade europee, cinesi o americane.



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