Riallacciare la corrente al palazzo occupato è come rubare un pezzo di pane per un affamato

È un principio non inventato da Krajewski o da Papa Francesco ma presente in tutte le encicliche sociali a cominciare dalla Rerum novarum, ed è un costante insegnamento che la Chiesa fa presente ogni qual volta cita, per esempio, un altro principio noto a tutti: quello della proprietà privata

corrente palazzo occupato
Ida Panzera / Agi
Lo Spin Time Labs

Dopo McCarrick e Pell, la stampa mondiale torna ad occuparsi di un cardinale. Questa volta però, non è per l'orribile delitto di pedofilia ma per un atto buono, morale, ancorché illegale: aver ha tolto i sigilli al contatore della luce di un palazzo occupato da 450 persone in Via Santa Croce in Gerusalemme a Roma.

Sto parlando di Konrad Krajewski che, avendo saputo da suor Adriana che la situazione delle 450 persone senza luce era insostenibile, ha deciso di mettere in gioco la sua persona - compresa l'immunità diplomatica da cardinale - e di scendere nel tombino per togliere illegalmente i sigilli che la legittima autorità aveva messo ai contatori della luce.

Poi, mentre Salvini commentava: "Io conto che dopo aver riattaccato la luce adesso paghi anche i 300 mila euro di bollette arretrate" confidava ad Agi: "Inutile dire tante parole: se qualcuno adesso vuol capire, ha tutte le possibilità per farlo, queste cose si commentano da sole. Io mi limito a chiedere: lei ci starebbe in una casa senza luce e senza acqua calda? No, vero? Dunque, se ci sono famiglie in quelle condizioni perché non intervenire? Sa che oggi è la domenica del Buon Pastore nella liturgia della Chiesa? Bene, almeno in questa giornata hanno luce e acqua calda....".

Il riferimento al Vangelo non è superfluo perché dovrebbe essere noto che per la Chiesa la persona che sta morendo di fame ha il diritto di rubare ciò che gli serve per sopravvivere. Questa verità morale è dovuta al principio della destinazione universale dei beni (Gaudium et Spes n. 69) idea per la quale i beni del creato sono stati donati da Dio a vantaggio di tutti gli uomini, ossia devono essere amministrati a vantaggio di tutti e non solo di alcuni.

È un principio non inventato da Krajewski o da Papa Francesco ma presente in tutte le encicliche sociali a cominciare dalla Rerum novarum, ed è un costante insegnamento che la Chiesa fa presente ogni qual volta cita, per esempio, un altro principio noto a tutti: quello della proprietà privata.

L’azione di Krajewski è morale perché in un condominio dove abitano quattrocentocinquanta persone non si può vivere senza corrente: dare energia elettrica in questo caso equivale a rubare un pezzo di pane per chi sta morendo di fame. Non si tratta infatti dell’energia elettrica che serve per guardare la televisione, ma di quella indispensabile per l’acqua, quindi per bere e per lavarsi, per conservare i cibi, per il riscaldamento, per alimentare i macchinari medici ai quali erano attaccate delle persone.

In una Chiesa in cui gli uomini più in vista hanno in tempi recenti scandalizzato la gente per aver fatto del male ai più piccoli, ai più indifesi, infrangendo le leggi dell’amore e della giustizia, riempie il cuore la notizia di un cardinale che infrange provvisoriamente le leggi di uno Stato che, in questa circostanza, non sta facendo bene il proprio dovere.

Forse chi non disdegna di mettere il crocefisso nei porti ed ostentare l'uso di Vangelo e Rosario dovrebbe sapere che per un cristiano la legge morale viene prima della legge legale: i cattolici che a ogni piè sospinto amano ricordarlo a proposito di aborto e valori non negoziabili, se lo ricordino anche a proposito dei poveri.



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