Il caso del consigliere leghista condannato per le spese pazze in Lombardia

Stefano Galli, ex capogruppo della Lega in Regione Lombardia, è stato l’ex consigliere a cui è toccata la condanna più alta. Così ha cercato di convincere i giudici della sua buona fede 

spese pazze lombardia galli

Stefano Galli, ex capogruppo della Lega in Regione Lombardia, è stato l’ex consigliere a cui è toccata la condanna più alta (4 anni e otto mesi di carcere) nel processo sulla presunte ‘spese pazze’ coi fondi destinati ai gruppi consiliari.  Era accusato di peculato per una serie di acquisiti e pasti ‘extra mandato istituzionale’ e truffa aggravata per erogazione indebita di fondi pubblici in relazione a una consulenza affidata al genero.

I giudici non hanno creduto alla curiosa spiegazione, mai riportata dai media prima d’ora, che aveva dato in udienza per giustificare i 6180 euro di soldi pubblici spesi per organizzare un banchetto di 103 persone in occasione del matrimonio della figlia. 

“Qui è stato un pasticcio – aveva detto Galli – un errore da parte mia perché non ho verificato, non ho controllato…le cose le ho sapute poi dopo. Quando avvenne il patatrac delle indagini, io continuavo a rispondere ai giornalisti che mi telefonavano, mi dicevano: ‘Guardi che c’è il matrimonio, un rimborso del matrimonio di sua figlia’ e io continuavo a dire: ‘Ma voi siete matti, di cosa parlate?'. Poi una sera a casa non riuscivo a capacitarmi , mia moglie mi dice: ‘Guarda, c’è stato un pasticcio’. In pratica, mia figlia, quando è partita per il viaggio di nozze, ha portato a casa dia mia moglie il vestito da sposa suo e di suo marito con la richiesta di portarli in lavanderia perché erano sporchi. Mia moglie, nel pulire i vestiti, ha trovato la ricevuta del matrimonio di mia figlia e inavvertitamente l’ha messo sulla credenza dove mettevo le mie ricevute quando andavo a pranzo, a cena, a livello istituzionale. Io non ho controllato, quando è stato il momento ho messo le ricevute nelle solite buste e non mi sono accorto che ho consegnato anche la ricevuta e nemmeno che poi mi è stata rimborsata, perché di banche non me ne sono mai occupato, lo faceva mia moglie, si è sempre sbrigata lei di queste cose”.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.