Cosa si sa per ora dei fondi UE post 2020

Il via ufficiale del negoziato sul prossimo bilancio UE sarà dato dalla pubblicazione da parte della Commissione Europea della prima bozza del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) post 2020, prevista per inizio maggio 2018

Cosa si sa per ora dei fondi UE post 2020

Il via ufficiale del negoziato sul prossimo bilancio UE sarà dato dalla pubblicazione da parte della Commissione Europea della prima bozza del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) post 2020, prevista per inizio maggio 2018. Il futuro dell’Unione Europea dipende tanto dagli umori politici dei suoi cittadini quanto dalle risorse finanziarie che saranno disponibili per fronteggiare le nuove sfide che l’attendono: immigrazione, difesa, sicurezza, crescita economica.

E dipenderà soprattutto dagli uomini di governo che nei prossimi mesi gestiranno una trattativa che si preannuncia difficile perché la situazione - in estrema sintesi - richiede il reperimento di altre risorse finanziarie per queste nuove sfide oppure tagli, anche drastici, ai budget della politica agricola comune e della politica di coesione. Nella Comunicazione della Commissione Europea pubblicata lo scorso febbraio si sono infatti ipotizzati diversi scenari, tra cui anche quello di una riduzione del 30% agli stanziamenti dei 2 principali capitoli del bilancio UE.

Pare comunque che la prima bozza del QFP conterrà solo un piccolo taglio alla spesa per la politica di coesione. Il reperimento di nuove risorse diventerà quindi prioritario e, sembrando meno verosimili maggiori contribuzioni degli Stati membri, non rimarrebbe che recuperare fondi attraverso le cosiddette “risorse proprie”, cioè un’imposizione fiscale europea sul valore aggiunto o sul reddito delle imprese, strada altrettanto difficile.

Le azioni di enti ed associazioni per influenzare le scelte politiche sono partite da tempo e i principali stakeholder hanno già espresso le loro posizioni. La Conferenza delle Regioni, unitasi in Europa alla Cohesion Alliance, ovviamente vuole continuare ad avere “risorse sufficienti” per la politica di coesione. Confindustria e la tedesca BDI la desiderano maggiormente integrata ad una strategia industriale europea. ABI, ANIA, Assonime, Confindustria e FeBAF insieme dichiarano la necessità di un ripensamento generale del Bilancio UE e della politica di coesione, nonché della governance economica dell’Unione.

Il contesto - dove non vanno dimenticate le elezioni europee del prossimo anno - preannuncia un confronto politico serrato ed estremamente delicato. Chi non si è ancora attivato sarà bene cominci subito a farlo, perché avere finanziamenti dopo il 2020 dipenderà dalle decisioni che saranno prese nei prossimi mesi.

Una favorevole allocazione di risorse finanziarie ad un settore economico o sociale piuttosto che a un altro dipenderà dalla comunicazione e comprensione delle loro specifiche esigenze, circostanziate e documentate, dalla individuazione di soluzioni e dalla illustrazione dei benefici che potranno portare, dalla ricerca di alleati che le condividano per costruirci sopra consenso, affinchè si venga ascoltati nel processo di definizione del Bilancio UE e dei programmi finanziari che ne derivano.

Considerazioni che possono sembrare ovvie ma gli italiani spesso non brillano per capacità di advocacy in Europa e di questo se ne sono spesso avvantaggiati gli altri stati membri.

Sul precedente bilancio UE abbiamo avuto un governo con 3 negoziatori molto rispettati e ascoltati a Bruxelles - Monti, Barca e Moavero - che per l’Italia riuscirono ad avere la stessa dotazione finanziaria del precedente settennato. Chi gestirà il prossimo negoziato dovrà confrontarsi anche con questa eredità.

Chi si disinteressa invece del tema non si lamenti se dopo il 2020 non avrà abbastanza fondi per finanziare gli investimenti necessari per il suo sviluppo.

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