Aree terremotate, cos'è e come funziona il 'sisma bonus'

Gli incentivi per i lavori di ristrutturazione o messa in sicurezza arrivano fino all'85% della spesa. Cosa c'è da sapere

Aree terremotate, cos'è e come funziona il 'sisma bonus'
 (Afp)
 Terremoto

In un Paese sismico come l’Italia c’è un imperdonabile deficit di conoscenza circa cosa fare (e come) per migliorare la sicurezza sismica. Non tutti sanno, ad esempio, che gli incentivi arrivano a coprire fino all’85% della spesa. Dal 1944 al 2013 in Italia i terremoti hanno provocato danni per circa 188 miliardi di euro (2,7 miliardi l’anno). E solo per il terremoto del Centro Italia la protezione civile ha stimato danni per oltre 23 miliardi di euro.

Risorse che potrebbero essere spese in prevenzione piuttosto che in ricostruzione. Il Centro di ricerche di mercato, servizi per chi opera nel mondo delle costruzioni e dell'edilizia (CRESME) e l’Associazione Ingegneria sismica italiana (ISI) hanno realizzato uno studio sull'Italia antisismica, passando in rassegna le agevolazioni a disposizione, a partire dal sismabonus.

Per trovare per la prima volta questo termine, sismabonus, nell’impianto normativo italiano dobbiamo tornare indietro di 5 anni: nel 2013 viene introdotta una detrazione del 65% delle spese sostenute per i lavori di miglioramento ed adeguamento sismico degli edifici. Da allora, l’incentivo ha mutato forma fino ad assumere quella attuale, prevista dalla Legge di Bilancio 2018. Si tratta cioè di una detrazione delle spese per l’adeguamento antisismico degli edifici che si trovano nelle zone 1 e 2 (quelle ad altissima e alta pericolosità), fino a un massimo di 96 mila euro.

Si parte dal 50% e si può arrivare all’80% se l’intervento è più incisivo. Per capirlo, è necessario rifarsi alle otto classi di rischio (da A+ a G), un po’ come quelle energetiche degli elettrodomestici per intenderci. Se l’intervento permette di passare a una classe di rischio inferiore (ad esempio da F a E), l’agevolazione copre fino al 70% delle spese, se invece le classi di rischio sono due (ad esempio da F a D) si arriva all’80%.

Poi ci sono i condomìni, ed è qui che gli sgravi si fanno più importanti. Non stupisce, dato che in Italia ci sono più di un milione di condomìni, e che buona parte di essi non ha mai subìto un intervento di messa in sicurezza. Mentre in molte altre nazioni l’immobile condominiale ha una “data di scadenza”, dopo la quale viene profondamente rinnovato (se non demolito e ricostruito), in Italia è radicata l’idea, errata, che la costruzione debba rimanere uguale a se stessa.

Gli sgravi fiscali potenziati per i condomìni servono appunto a sradicare una simile convinzione, oltre ovviamente a rendere più sicuri gli immobili. L’incentivo, in questo caso, si aggira tra il 75% e l’85%, sempre in base al criterio del passaggio da una classe di rischio all’altra. E per renderlo non solo più appetibile ma fattibile, è consentita la cessione del credito ai fornitori che effettuano gli interventi o ad altri soggetti (persone fisiche, società ed enti).

Infine, una delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio in vigore dal 1° gennaio 2018 consiste nella combinazione di sismabonus ed ecobonus, la detrazione per la riqualificazione energetica degli edifici. In questo caso, il tetto massimo di spesa si alza e arriva a 136mila euro.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it