Quanta occupazione possono generare le rinnovabili?

Un volano di crescita di 126 miliardi di euro che, se venisse interamente soddisfatto dal sistema manifatturiero italiano, porterebbe - nei 13 anni del periodo 2018-2030 – benefici cumulati per il sistema paese stimabili in un incremento del valore della produzione industriale di 226 miliardi di euro, l’occupazione di 1 milione di lavoratori e un incremento del valore aggiunto per le aziende di 73 miliardi

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Da qui al 2030 le energie rinnovabili possono generare 126 miliardi di investimenti e un milione di posti di lavoro. E’ quanto emerge dal Libro Bianco ‘Per uno sviluppo efficiente delle fonti rinnovabili al 2030’ realizzato da Confindustria, con la collaborazione di Ernst&Young e RSE (Ricerca sul sistema energetico, società controllata dal Gestore Servizi Energetici).

Secondo il rapporto gli investimenti cumulati al 2030 per raggiungere i nuovi obiettivi sulle fonti rinnovabili sono stimabili fino a circa 68 miliardi di euro nel settore elettrico e in 58 miliardi nel settore termico, senza contare la grande domanda di investimenti legata alla mobilità sostenibile.

Un volano di crescita di 126 miliardi di euro che, se venisse interamente soddisfatto dal sistema manifatturiero italiano, porterebbe - nei 13 anni del periodo 2018-2030 – benefici cumulati per il sistema paese stimabili in un incremento del valore della produzione industriale di 226 miliardi di euro (114 miliardi di euro sole Fer elettriche), l’occupazione di 1 milione di lavoratori e un incremento del valore aggiunto per le aziende di 73 miliardi (34 miliardi solo Fer elettriche).

Effetti positivi anche sulle bollette

“Si tratta – scrive Confindustria - di una quota di investimenti importante che dobbiamo essere in grado di intercettare e gestire verso lo sviluppo di una filiera italiana, con politiche che incentivino la concorrenza e il mercato”. Il sistema industriale italiano deve fare i conti con un gap negativo di costi dell’energia rispetto ad altri paesi europei, a cominciare dalla Germania (30% in più). L’investimento nella produzione di energia rinnovabile potrebbe tradursi in un impatto positivo sul prezzo dell’energia al 2030.

A parità di condizioni, le bollette elettriche al 2030 risulteranno inferiori per tutte le classi di consumatori rispetto al 2016. In particolare la bolletta media (14,3 c€/kWh nel 2016), a parità di spesa per la materia prima energia, al 2030 si potrebbe aggirare intorno ai 12,6-13,1 c€/kWh. I

n caso di aumenti considerevoli della commodity gas, le fonti rinnovabili – anche sviluppate attraverso contratti di lungo termine fra privati – limiteranno effetti moltiplicativi sulla bolletta elettrica, portando il valore medio a non superare i 15,0 c€/kWh. È quindi importante collegare la crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili all’evoluzione tecnologica per garantire un efficiente uso delle risorse impiegate nel sistema e un efficace costo per gli utenti finali.

La ventunesima Conferenza sul Clima di Parigi ha dato un forte impulso alla lotta ai cambiamenti climatici e ha posto le basi per un percorso globale di decarbonizzazione dell’economia a lungo termine. L'Unione europea prevede di contribuire attivamente già nel periodo 2021-2030, ottenendo una riduzione delle emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990, aumentando la generazione rinnovabile fino al 32% e accrescendo l’efficienza energetica del 32,5%. I nuovi ambiziosi obiettivi europei per le fonti rinnovabili pongono la necessità di definire una strategia di sviluppo efficiente per il periodo 2021-2030, che colleghi i benefici ambientali alla sicurezza energetica, le dinamiche di investimento alle opportunità di crescita industriale e a all’impatto sulla competitività.

Il nostro Paese ha fatto passi da gigante e, con il 17%, ha raggiunto e superato gli obiettivi per le fonti rinnovabili previsti al 2020. Adesso l’Unione europea ha alzato l’asticella con un’ulteriore sfida. L’Italia dovrà raggiungere il 29,7% di energia da rinnovabili. “Per le imprese e per l’Italia può essere un’occasione di crescita, oltre che di miglioramento ambientale a condizione però di guidare il processo verso il mercato e la competizione sviluppando una filiera italiana”, conclude il rapporto.

 



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