Perché l’Opec taglia la produzione di petrolio e non ascolta Trump

Lo scenario una estensione di 9 mesi dell’accordo tra i paesi dell’Opec Plus sui tagli alla produzione di petrolio delude il presidente americano che spinge per prezzi della benzina e dell’energia bassi per fare contenti automobilisti e consumatori in vista delle presidenziali del 2020

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Si va verso una estensione di 9 mesi dell’accordo tra i paesi dell’Opec Plus sui tagli alla produzione di petrolio. Russia e Arabia Saudita, rispettivamente leader dei paesi non Opec e Opec, avrebbero raggiunto un accordo per prorogare i tagli decisi a fine 2018 e in vigore dal primo gennaio di quest'anno. Ad annunciarlo il presidente russo Vladimir Putin a margine del G20 di Osaka dopo l'incontro con il principe saudita Mohammed Bin Salman.

Intanto a Vienna sono riuniti i 14 paesi Opec (Algeria, Angola, Ecuador, Guinea Equatoriale, Gabon, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Venezuela), mentre domani l’incontro si allargherà anche ai 10 Stati guidati dalla Russia (Azerbaijan, Bahrain, Brunei, Kazakhstan, Malesia, Messico, Oman, Sudan, Sud Sudan) per ufficializzare la decisione che dovrebbe prevedere la proroga del taglio da 1,2 milioni di barili al giorno.

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"Sia la Russia che l'Arabia Saudita supportano l'estensione dell'accordo. Per quanto riguarda la durata dell'estensione, dobbiamo ancora decidere se saranno sei o nove mesi. Forse saranno nove mesi", ha spiegato Putin. Se l'intesa verrà prorogata di nove mesi – e già questa sarebbe una novità visto che negli ultimi anni si andava di semestre in semestre - arriverà fino a marzo 2020.

A far pendere per una proroga che vada oltre i 6 mesi, ovviamente, anche il ministro dell'Energia russo Alexander Novak che ha sottolineato come “sarebbe meglio se l'estensione dell'accordo fosse di 9 mesi”. Non proprio d’accordo con l’”unilateralismo” di Arabia Saudita e Russia, l’Iran il cui ministro del Petrolio, Bijan Zanganeh, ha parlato di una “prossima morte dell’Opec”. Per Teheran il problema non è tanto il taglio bensì la mancanza di collegialità.

Come accaduto per le ultime volte, ormai le decisioni dell’Opec Plus vengono prese lontane dal meeting ufficiale di Vienna. In questa occasione, come detto, al G20 di Osaka. I protagonisti sono sempre loro, Vladimir Putin e Mohammed Bin Salman. Tanto che per non sminuire la due giorni viennese, per placare i malumori e per dare un’apparenza di collegialità alla decisione, il Cremlino, attraverso un portavoce, ha tenuto a precisare che le dichiarazioni del presidente russo Putin sulla disponibilità di Russia e Arabia Saudita ad estendere l'accordo “riflette solo le posizioni dei due paesi e non predeterminerà l'esito delle discussioni in corso a Vienna”. "Il punto è che due paesi hanno dichiarato la loro posizione, il loro approccio, tuttavia, la decisione degli altri paesi sarà sicuramente necessaria", ha precisato il Cremlino.

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 Vladimir Putin e Donald Trump

Kirill Dmitriev, l'amministratore delegato del Russian Direct Investment Fund che ha contribuito alla realizzazione dell'intesa Opec-Russia, ha osservato che il patto in vigore dal 2017 ha già aumentato le entrate del bilancio russo di oltre 7.000 miliardi di rubli (110 miliardi di dollari). "La partnership strategica all'interno di Opec Plus ha portato alla stabilizzazione dei mercati petroliferi e ha consentito di ridurre o aumentare la produzione in base alle condizioni della domanda del mercato, contribuendo alla stabilità e alla crescita degli investimenti nel settore", ha detto Dmitriev.

In questo senso, basti pensare che dall'inizio del 2019 il Brent è salito di oltre il 25%. Tuttavia secondo molti analisti il rialzo dei prezzi potrebbe presto fermarsi a causa del rallentamento dell'economia globale e dell'offerta statunitense. Ecco quindi la necessità dei 24 paesi produttori di mantenere i tagli e consentire che le quotazioni non precipitino come è accaduto alla fine del 2018.

Non contento della politica dei tagli che tiene i prezzi alti, il presidente americano Donald Trump che esattamente un anno fa era riuscito ad ottenere dall’Opec Plus un aumento di produzione di un milione di barili al giorno. Tale mossa, alla lunga, aveva creato un crollo delle quotazioni a fine 2018 che ha portato al cambio di rotta attuale che, come sembra, sarà confermato. Le vacanze estive sono alle porte e le elezioni del 2020 si avvicinano, per questo il presidente spinge da tempo per prezzi della benzina e dell’energia, in genere, bassi, per fare contenti automobilisti e consumatori. 



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