I rifiuti e la pietra filosofale

Le ricerche, piuttosto chimeriche, delle tecnologie per la dematerializzazione degli scarti  

I rifiuti e la pietra filosofale 

La dematerializzazione dei rifiuti è ormai una chimerica ossessione che stimola l’homo technologicus ad ingegnarsi per trovare le più svariate e risolutive strategie (lapis philosophorum).

Lapis philosophorum 1, nota anche come il simile attrae il simile. Si basa sul principio che i rifiuti attraggono i rifiuti... umani. La strategia è molto in voga perché: (i) è economica per chi si deve sbarazzare dei rifiuti; (ii) consente lauti guadagni non tassati per chi gestisce il processo di smaltimento, solitamente partecipano al processo diversi attori sociali (un ottimo esempio di larghe intese); (iii) non sporca il proprio giardino ma il giardino altrui, ignorando che il pianeta è una sfera chiusa fatta di tanti giardini e poiché si producono tanti rifiuti prima o poi i giardini finiranno. Nonostante questa strategia si molto diffusa globalmente, ogni tanto se ne parla, con una cadenza temporale ciclica di circa dieci anni. Ha il vantaggio di dematerializzare agli occhi dei cittadini i rifiuti, quindi occhio non vede cuore non duole. Forse non duole al cuore ma qualche tumore ci scappa.

Lapis philosophorum 2, detta anche della narrativa. Narrativa: ”Abbiamo sviluppato la tecnologia che ci salverà dall’incubo dei rifiuti”. Ascoltatori assennati: “Perché il rifiuto è un nightmare che si materializza dal nulla e l’uomo ne è vittima inconsapevole?”. Narrativa: “Vi faccio un esempio. Ormai l’EU ci obbliga a rinunciare alle discariche, che sono uno spreco ed un pericolo. Il rifiuto è una manna che possiamo valorizzare bruciandola per produrre calore ed energia elettrica, evitiamo così di emettere CO2 prelevando petrolio per alimentare le nostre case”. Ascoltatori assennati: “Nel calcolo della CO2 e dell’energia si è tenuto conto dell’energia investita per l’intero processo, del lavoro umano, del trasporto, dell’impiantistica? Poi, le ceneri che fine fanno?”. Narrativa: “le ceneri ovviamente vanno in discarica”. Ascoltatori assennati: “Speriamo che non vadano nelle discariche dei personaggi delle larghe intese”.

Ascoltatori assennati: “Se abbiamo capito bene questo è quello che succede paragonando la strategia della termovalorizzazione con quella della produzione canonica di energia:

Produzione canonica di energia: Stock fossile ⇒ Combustibile ⇒ Energia ⇒ Emissioni

Termovalorizzazione: Stock fossile, minerario e naturale ⇒ Oggetti che ci rendono felici per un po’ ⇒ Rifiuti ⇒ Energia ⇒ Emissioni e Ceneri.

I rifiuti e la pietra filosofale 
Rifiuti a Roma (Agf) 

Nella produzione canonica otteniamo brutalmente energia che ci serve trasformando lo stock primario in un carrier energetico più comodo per le nostre esigenze, il tutto genera un processo lineare di aumento dell’entropia. Nella termovalorizzazione investiamo energia per abbassare l’entropia degli stock primari, in compenso otteniamo oggetti che ci fanno felici. Quando ci siamo stancati di questi oggetti li bruciamo per evitare che ci soffochino, almeno ci ricaviamo un po’ di energia, anche se minore di quella che abbiamo investito per produrre gli oggetti. Risultato finale è sempre un aumento dell’entropia e la “monnezza” non si è dematerializzata ma semplicemente trasformata in materia dispersa. Bah?!”.

Narrativa: “Non siate pessimisti, abbiate fiducia nella tecnologia, investite su di essa, così date lavoro a chi troverà le soluzioni appropriate. Infatti possiamo fare a meno di liberarci delle ceneri in discarica”. Ascoltatori assennati: “Come? Di grazia”. Narrativa: “con la Lapis philosophorum 3, l’economia circolare. Le ceneri contengono tanto materiale utile che possiamo riutilizzare, come ferro, cobalto, alluminio, rame e molto altro che possiamo reimmettere nel ciclo produttivo evitando di prelevare dallo stock naturale, così continuiamo a garantire la crescita economica utilizzando le stesse risorse”. Ascoltatori assennati: “Non è molto convincente questa pietra filosofale, soprattutto se contestualizzata in un processo di crescita economica.

Facciamo un esempio, Saberzi è un mostro mitologico che per vivere ha bisogno di ferro. Fino ad oggi Saberzi ha ciucciato ferro da una miniera sfruttando il lavoro di dieci schiavi ed energia da un pozzo petrolifero che ha nel giardino. Saberzi è cresciuto tanto, lo indichiamo con un numero arbitrario 8. Il suo obiettivo è quello di crescere ancora, ma tanto tanto. Ad un certo punto Saberzi scopre che la miniera ha esaurito il ferro. Saberzi è un mostro mitologico ma anche i mostri fanno i bisognini. Allora Saberzi decide di riciclare il ferro dai bisognini. Scopre però che il lavoro è impegnativo, non bastano più dieci schiavi ma bensì venti. Gli schiavi devono comunque mangiare (anche loro mangiano ferro) e serve più energia per riuscire ad estrarre il ferro dai bisognini. Dopo qualche mese si pesa e nota, con suo sommo dispiacere che non è cresciuto, anzi non è più 8 ma 6. Alla fine Saberzi non è tanto avvilito, perché ha notato che da quando è diventato 6 Saberzina ammicca”.

Il metabolismo dell'umanità

Questa simpatica chiacchierata per dire che il problema della produzione dei rifiuti si presenta perché non è un processo isolato che si autosostiene. La produzione dei rifiuti è il risultato del metabolismo socio-economico e questo processo può solo procedere in maniera cumulativa se il sistema metabolico (l’umanità) è in continua crescita demografica e con un metabolismo sempre più veloce per le esigenze di crescita economica. Il successo dell’economia circolare si può ottenere soltanto in un contesto di economia stazionaria, rispettosa dei tempi di rigenerazione naturale delle risorse disponibili. Qualsiasi intervento umano per cercare di accelerare il processo di reintroduzione nel ciclo produttivo delle risorse ha dei costi energetici (neg-entropia).

Concludo questo post con una domanda di riflessione per i lettori, fondamentalmente ispirata dai recenti fatti della Regione Campania (dove felicemente vivo, nonostante tutto) sulla riapparizione del maligno spettro del malaffare sulla gestione dei rifiuti. Sono passati circa 15 anni dall’esplosione del caso noto come “Terra dei fuochi”. 15 anni è anche la scadenza che molti paesi hanno sottoscritto (Italia inclusa), su pressione delle Nazioni Unite, a partire dal Settembre del 2015 per raggiungere 17 obiettivi per un pianeta più sostenibile (Sustainable Development Goals).

Riusciremo mai a raggiungere questi obiettivi nel tempo fissato?

Nella peggiore delle ipotesi si può sempre chiedere una proroga. Sursum corda!



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it