Qual è il significato della doppia mossa dell’Eni con gli Emirati Arabi

Messe da parte le tensioni con la Turchia per le licenze concesse dalla Repubblica di Cipro nelle acque economiche di sua esclusiva pertinenza, e a pochi giorni dalla presentazione del nuovo piano strategico, il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha voluto ribadire la validità della propria strategia

Qual è il significato della doppia mossa dell’Eni con gli Emirati Arabi

La doppia mossa di Eni con gli Emirati Arabi, piace ai mercati, e procede nella stabilizzazione degli assetti energetici (e non solo) in Medio Oriente. Le operazioni di cessione di un ulteriore 10% di Zohr e l'ingresso del Cane a sei Zampe negli Emirati Arabi Uniti con l'acquisizione di una quota in due concessioni offshore hanno dato slancio al titolo. Il che vuol dire, tradotto per chi non passa il giorno a guardare i terminali con le quotazioni azionarie, che la mossa è giusta.

Messe da parte, le tensioni con la Turchia per le licenze concesse dalla Repubblica di Cipro nelle acque economiche di sua esclusiva pertinenza, cha hanno fatto fare dietro front alla piattaforma Saipem 12000, e a pochi giorni dalla presentazione del nuovo piano strategico, il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha voluto ribadire la validità della propria strategia, iniziata ormai quattro anni fa che ha permesso all’azienda di attraversare uno dei periodi più complicati per l’industria oil&gas a causa del crollo delle quotazioni del petrolio, era a 29 dollari a gennaio 2016 (oggi il Brent è sopra i 64 dollari al barile).

Il voler puntare su asset convenzionali e sull’efficienza insieme al “Dual Exploration Model” (scoprire un giacimento, venderne quote di minoranza mantenendo il controllo, conducendo in parallelo le fasi di esplorazione e sviluppo) ha consentito di ottenere risultati anche con la congiuntura avversa. Questa combinazione ha permesso a Eni di generare tra il 2014 e il 2017 circa 9 miliardi di dollari dalle attività di esplorazione e di raggiungere alla fine dello scorso anno il record di produzione di tutti i tempi (1 milione e 920 mila barili di olio equivalente al giorno).

Con la doppia operazione annunciata domenica, il Cane a sei zampe ha ceduto una quota del 10% nella concessione di Shorouk, nell'offshore egiziano, nella quale si trova il giacimento super giant Zohr, alla società emiratina Mubadala Petroleum per 934 milioni di dollari ed è entrata negli Emirati Arabi acquisendo una quota del 5% nel giacimento a olio di Lower Zakum e un'altra partecipazione del 10% nei giacimenti a olio, condensati e gas di Unm Shaif e Nasr per circa 875 milioni di dollari e una durata di 40 anni. Uno ‘swap’, come lo hanno definito gli analisti, che ha permesso a Eni di scendere ulteriormente in Zohr e di entrare nel ricco (di petrolio) mercato emiratino.

A seguito dell’operazione il gruppo guidato da Descalzi verrà a detenere il 50% di Zohr, mentre gli altri partner sono i russi di Rosneft con il 30% e gli inglesi di Bp con il 10% (entrambi hanno un’opzione per l'acquisto di un ulteriore 5%) e i nuovi soci di Mubadala Petroleum.

Durante la sigla dell’accordo, a cui era presente anche il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, l’amministratore delegato, Claudio Descalzi, ha spiegato che “questo accordo ci dà la possibilità di allargare la nostra presenza in Medio Oriente, in linea con la nostra strategia di espansione, e di creare una forte alleanza con ADNOC (Abu Dhabi National Oil Company) e Abu Dhabi. Le due concessioni danno accesso a giacimenti giant con un enorme potenziale e Eni vuole contribuire alla massimizzazione della produzione futura con la sua migliore tecnologia”. Per gli analisti finanziari l'operazione presenta "implicazioni positive per diverse ragioni”.

Sulla produzione che avrà conseguenze importanti (oltre l'1% di quella Eni), così come sul mix, Zohr è a 100% un giacimento a gas mentre le nuove concessioni sono per la maggior parte a petrolio. A livello strategico, rappresenta “una mossa rilevante perché Eni entra in un Paese con riserve tra le maggiori al mondo; diminuisce il rischio con la riduzione della quota in Zohr al 50% che è un un'ottima mossa in termini di diversificazione geografica".

Restano le fibrillazioni politiche nella zona (il ruolo egemone che vuole ritagliarsi la Turchia e il destino della Siria al cui capezzale sono sedute le grandi potenze del mondo) ma a fronte di ciò, negli ultimi mesi, abbiamo assistito anche a eventi che potremmo definire ‘epocali’ come l’accordo energetico tra Israele e Egitto che speriamo contribuiscano a placare le tensioni presenti della zona.  



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