Perché il governo ha rinviato la liberalizzazione del mercato di luce e gas

Bisognerà poi vedere se alla fine M5S e Lega non decideranno di lasciare le cose così come sono anche dopo il primo luglio 2020

Perché il governo ha rinviato la liberalizzazione del mercato di luce e gas
Francesco Fotia / AGF 
 Luigi Di Maio

Niente più obbligo di passare al mercato libero di luce e gas. È quanto ha deciso il governo che con un emendamento al decreto Milleproroghe ha rimandato di un anno la completa liberalizzazione del mercato energetico. Una cosa non da poco per milioni di cittadini che usano nelle loro abitazioni luce e gas ma, allo stesso tempo, poco conosciuta. Basti pensare che l’80% di chi utilizza l’energia elettrica non sa che tipo di contratto abbia. Eppure la lotta tra gli operatori per accaparrarsi i clienti in procinto di abbandonare il mercato tutelato è già cominciata da tempo.

Tutti i giorni riceviamo nella cassetta delle lettere o sulla email pubblicità che invitano ad affrettarsi per passare al mercato libero. Senza considerare i venditori porta a porta o i call center che propongono mirabolanti risparmi in bolletta. Questo almeno fino a qualche giorno fa. Fino all’emendamento targato Lega-M5S che ha rimandato di un anno – dal primo luglio 2019 al primo luglio 2020 - il passaggio alla completa liberalizzazione del mercato elettrico. Si tratta del secondo rinvio visto che già in precedenza la data di abolizione del mercato cosiddetto ‘tutelato’ era slittato. Inizialmente infatti la data per la completa liberalizzazione era quella del primo luglio 2018.

La scelta del governo

Oggi circa due terzi degli utenti ha contratti ‘tutelati’ (22 milioni famiglie del mercato elettrico e 18 milioni del gas). Al di là della motivazione politica (l’abolizione della maggior tutela l’aveva decisa il governo Renzi nel 2015) già in campagna elettorale molti esponenti del M5S avevano espresso perplessità per la fine di un sistema che, a detta delle associazioni dei consumatori, tutela maggiormente l’utente e lo lascia meno in balia delle offerte dei venditori. Secondo l’attuale maggioranza di governo infatti la chiarezza delle offerte non è ancora sufficiente e, allo stesso tempo, non è provato che il mercato dell’energia avrebbe replicato quello della telefonia (sia mobile che fissa) dove, effettivamente, con la liberalizzazione c’è stato un calo dei prezzi.

“La misura – ha spiegato il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Davide Crippa – si è resa indispensabile, perché non sussistono le necessarie garanzie di informazione per i consumatori su mercato, competitività e trasparenza. Il governo lavorerà con gli operatori del settore e i consumatori al fine di raggiungere l’obiettivo fondamentale di garantire alla collettività un mercato energetico efficiente, sostenibile e trasparente”.

“La proroga – scrive il Sole 24 ore - appare funzionale a correggere alcuni contenuti della riforma. Il ministero dello Sviluppo, coinvolgendo anche Authority per l’energia e Antitrust, punta ora ad aumentare i meccanismi di trasparenza per i consumatori evitando pratiche commerciali scorrette degli operatori”. Bisognerà vedere tuttavia se alla fine M5S e Lega non decideranno di lasciare le cose così come sono anche dopo il primo luglio 2020. In passato un’indagine dell’Autorità dell’Energia aveva svelato che sul mercato libero si pagavano tariffe più alte rispetto al mercato tutelato (+12,8% luce, +2% gas).

Come funziona la maggior tutela

In realtà in Italia il mercato libero già c’è: dal 2003 per il gas e dal 2007 per l’elettricità. Possiamo dire che attualmente è facoltativo. Ogni cittadino può decidere se aderirvi o meno. Per chi resta nel mercato tutelato, gli aumenti o le diminuzioni di prezzo le decide l’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Arera) che ha il compito di assicurare un sistema di salvaguardie (‘maggior tutela’ appunto) per i clienti che non abbiano ancora scelto un proprio fornitore o che non abbiano tempo e voglia di mettersi a confrontare offerte e fare simulazioni dei propri consumi. Per loro ogni tre mesi è l’Authority a stabilire aumenti o cali delle tariffe sulla base dell’andamento del prezzo del gas, del petrolio e di altre voci che formano la bolletta.



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