Come fare per rendere conveniente l'auto elettrica 

Il modo più semplice per far introdurre senza traumi una nuova tecnologia è di migliorare qualcosa di esistente senza modificarne le modalità d'uso

auto elettrica
Marc Gilsdorf - Agf 
auto elettrica (Agf) 

Città elettriche, città intelligenti, città ecosostenibili: tutti non vediamo l'ora di vedere le nostre città trasformate in qualcosa di meglio, ma le cose da fare sono tante. Uno dei problemi maggiori - una volta che ci sia messi d'accordo su quale sia il modello di città da adottare - è che le innovazioni comportano nuove abitudini e comportamenti: non è quindi detto che tutte le innovazioni vengano accolte favorevolmente dalla popolazione.

Il modo più semplice per far introdurre senza traumi una nuova tecnologia è di migliorare qualcosa di esistente senza modificarne le modalità d'uso. Ad esempio, il passaggio dalla
benzina al diesel ha portato naturalmente gran parte dei consumatori a spostarsi sul secondo man mano che la tecnologia lo rendeva più conveniente. Ad oggi, sembra che la cosa possa ripetersi con l'auto elettrica. Possiamo usare l'avvento di questa nuova tecnologia con un uso più intelligente dell'energia?

La risposta è si, e la tecnologia è il cosiddetto "Vehicle to Grid", l'accoppiamento intelligente della mobilità elettrica alla rete elettrica. L'idea è di prendere due piccioni con una fava: sfruttare le auto elettriche come tampone per le fluttuazioni di produzione di energia elettrica dovute all'introduzione delle fonti rinnovabili. Ad esempio, il tipico eccesso di energia dovuto al solare che si verifica a mezzogiorno potrebbe essere usato accumulato nelle auto parcheggiate, per poter essere poi usato per attenuare il picco di energia ad uso domestico legato al ritorno a casa delle persone.

Fantascienza? No, anzi sta tutto dietro l'angolo. Ed in Italia abbiamo un fantastico laboratorio naturale per avviare la sperimentazione: la Sardegna. Un gruppo Italiano di ricercatori
ha recentemente pubblicato su Nature Scientific Reports uno studio su come le fonti rinnovabili influirebbero sulle infrastrutture regionali se si introducesse la mobilità
elettrica. La Sardegna è usata come caso di studio paradigmatico di un sistema semi-chiuso sia dal punto di vista energetico che di mobilità. I modelli di mobilità umana sono stati stimati per mezzo di dati sulla mobilità di circa 700.000 veicoli, mentre la domanda energetica è stimata modellando il comportamento di ricarica dei proprietari di veicoli elettrici. Tale studio mostra come l'attuale produzione di energia rinnovabile della Sardegna è potenzialmente in grado di sostenere un passaggio totale alla mobilità elettrica dei pendolari.

L'approccio basato sulla scienza della complessità  permette di avere indicazioni anche per i decisori. Ad esempio, l'analisi dei flussi energetici attesi rivela effetti a lungo raggio sulla rete elettrica e sottolinea che gli squilibri più rilevanti sono causati dalla segregazione spaziale tra aree di produzione e di consumo. Inoltre, i risultati suggeriscono l'adozione di azioni di supporto dell'installazione di impianti di energia rinnovabile in aree per lo più coinvolte dalla mobilità degli spostamenti, evitando la segregazione spaziale tra aree di consumo e di generazione.
 



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