Siamo davanti a una nuova, allarmante, impennata di CO2 nell'atmosfera

Per due anni erano stati stabili, poi qualcosa è improvvisamente cambiato. Nonostante il contributo positivo delle rinnovabili

anidride carbonica
 AFP
 Emissioni Co2 (Afp)

Le emissioni globali di CO2 - dovute alla produzione di energia - si sono impennate nel 2018 dopo essere rimaste stabili tra il 2014 e il 2016. La notizia non sorprende visti gli allarmi, quasi quotidiani, provenienti dalle agenzie di tutto il mondo sul riscaldamento globale e sulla quantità crescente di anidride carbonica in atmosfera.

A tirare le somme è l’ultimo rapporto dell’Iea (International Energy Agency) in cui si sottolinea che, nel 2018, le emissioni sono aumentate dell’1,7% a 33,1 miliardi di tonnellate di CO2 rispetto al 2017, livello più alto dal 2013, con il settore elettrico che ha contribuito all’inquinamento per quasi due terzi del totale.

Ma perché l’uomo ha inquinato di più? La risposta dell’Agenzia Internazionale dell’Energia è semplice: sono aumentate la domanda di energia (+2,3%) e l’utilizzo di carbone.

In particolare, i paesi che hanno consumato più energia sono stati Cina, Usa e India con quasi il 70% del totale della domanda. In crescita anche i consumi di gas (+4,5%), maggior incremento dal 2010, così come le rinnovabili (+4%) anche se l’aumento delle fonti verdi dovrebbe essere molto più sostenuto per centrare gli obiettivi climatici di lungo termine.

L’importanza del gas e delle rinnovabili nella transizione energetica

Sempre lo scorso anno, i consumi di petrolio sono saliti dell’1,3% e quelli di carbone dello 0,7%, per la forte domanda dell’Asia che ha prodotto 10 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, a fronte di un calo nel resto del mondo. Il passaggio dal carbone al gas, sottolinea l’Iea, ha evitato la domanda di quasi 60 milioni di tonnellate di carbone e l’emissione di 95 milioni di tonnellate di CO2.

Senza il cambio gas-carbone, l’aumento delle emissioni sarebbe stato maggiore di oltre il 15%, evidenzia l’Iea. Lo ‘switch’ maggiore si è registrato in Cina e negli Usa e ha permesso una riduzione di emissioni, rispettivamente, di 45 milioni di tonnellate e 40 milioni.

L’uso di fonti rinnovabili ha invece evitato che 215 milioni di tonnellate di CO2 finissero nell’aria. In questo senso, risulta importante anche il contributo del nucleare che ha evitato 60 milioni di tonnellate di CO2.

Sempre nel 2018 c’è stato maggior aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera

La concentrazione annuale media globale di CO2 nell'atmosfera è stata di 407,4 ppm (parti per milione) nel 2018, in aumento di 2,4 ppm rispetto al 2017. Si tratta del maggior incremento rispetto ai livelli preindustriali quando la concentrazione variava tra 180 e 280 ppm.

Questi numeri confermano un dato: le centrali a carbone rappresentano la causa maggiore della crescita delle emissioni nel 2018 (+2,9%, 280 milioni di tonnellate). L’elettricità generata dal carbone ha prodotto il 30% delle emissioni globali di CO2, la maggior parte delle quali sono prodotte in Asia.

Gli Stati Uniti hanno fatto peggio della media, aumentando le emissioni del 3,1%, invertendo il calo dell’anno prima, così come la Cina (+2,5%) e l’India (+4,5%). Bene l’Europa (-1,3% emissioni nel 2018) e il Giappone dove le emissioni sono diminuite per il quinto anno consecutivo. 



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