Forse è tempo per un ministero della Sostenibilità?

Due ragioni perché avrebbe senso ragionare su un dicastero che possa concentrare e coordinare le azioni per uno sviluppo moderno

Forse è tempo per un ministero della Sostenibilità?

Come prima cosa mi preme fare gli auguri per un proficuo lavoro ai vincitori ed ai perdenti dell’esito elettorale che ha fatto seguito a quella che io ritengo la peggiore campagna elettorale a cui abbia assistito. Anche se per una consultazione elettorale non è corretto esprimersi con i termini di vincitori e vinti. Siamo tutti nella stessa barca. Per questo gli auguri vanno fatti a tutti, perché una nazione è fatta da tutti noi e perché ciascuno di noi deve fare tesoro dei successi e degli insuccessi per garantire il corretto funzionamento di una grande comunità.

Un buon politico o uno schieramento politico devono essere in grado di ascoltare le esigenze di tutti i cittadini, come parti una stessa comunità. Non solo, mi preme aggiungere. Soprattutto, e continuerò a ricordarlo fino a rischiare il linciaggio per perpetrato stillicidio, dobbiamo ascoltare la natura (ecosfera). In realtà non per gli interessi della natura ma per gli interessi dell’intero genere umano. Questo vale per il 10% della popolazione umana che detiene l’80% della ricchezza globale, così come per ognuno degli 850 milioni di individui del pianeta che soffre la fame, per l’industriale ed il suo operaio, per il contadino ed il consumatore dei suoi prodotti, per il politico ed il cittadino che rappresenta. Volendola dire alla Totò (quello di vota Antonio La Trippa), la natura è la nostra livella, riuscire a trovare il giusto equilibrio tra le esigenze dell’umanità e i vincoli che ci impone l’ecosfera può garantire la felice esistenza umana (yang) oppure notevoli inconvenienti alla sopravvivenza umana (yin).

Il raggiungimento di questo obiettivo può e deve essere attuato a partire dalla corretta educazione scolastica e civile, passando per un continuo dibattito civile, fino all’attuazione di decisioni politiche che si possano realizzare con opportune strutture funzionali a questo scopo. Un Ministero della Sostenibilità può essere una valida soluzione. Lo può essere per due motivi. Il primo motivo è per garantire che il nostro paese raggiunga gli obiettivi (17 obiettivi e 169 target) sottoscritti dell’Agenda Globale per lo Sviluppo Sostenibile (). Gli obiettivi ed i target dell’Agenda rappresentano di per sé un complesso programma politico per qualsiasi nazione poiché racchiudono un’eccelsa trasversalità per l’interazione dei domini ambientale, sociale ed economico. Quello che lascia, eufemisticamente parlando, un tantino perplessi è la tempistica di realizzazione degli obiettivi: il 2030. Anche sotto l’effetto delle più potenti sostanze stupefacenti, faccio fatica ad immaginare che entro 12 anni si possano sviluppare politiche globali condivise per il raggiungimento di questi complessi obiettivi.

In secondo luogo l’istituzione di questo Ministero dovrebbe andare oltre il semplice obiettivo di garantire il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Globale per lo Sviluppo Sostenibile. Dovrebbe, soprattutto garantire una definitiva maturazione all’interno della classe politica della centralità del “punto di vista” dell’ecosfera per le politiche locali e globali. Dovrebbe coinvolgere l’intera classe politica in un percorso socio-pedagogico per una riflessione critica (critical reflection) ed un apprendimento riflessivo (transformative learning) per generare una proficua discussione utilizzando come perno centrale un comune punto di vista posto dall’ecosfera, un punto di vista che prescinde dalle ideologie e dalle posizioni soggettive. Insomma, quello che nel canone Buddista (Udana 6) viene espresso con la famosa parabola dei ciechi e dell’elefante che esprime la fallacità della verità assoluta. Se vogliamo tendere verso il raggiungimento di una verità assoluta, obiettivo che caratterizza la dialettica dei decisori politici in campagna elettorale, dobbiamo inevitabilmente generare un costruttivo dibattito riflessivo sulla verità assoluta che ci impone l’ecosfera.



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