Twitter promette (di nuovo) la nascita di un tasto “modifica”. Dobbiamo credergli?

A Nuova Delhi, Il fondatore Jack Dorsey torna sul difetto principale del social network. E promette di star lavorando a una soluzione. Sarà l’ennesima illusione per chi cura profili e teme i refusi?

twitter tasto modifica
 (Afp)
 Twitter

La prima regola da seguire quando si usano i social è: “Prima di premere invio, rileggi. E dopo aver riletto, rileggi un’altra volta”. Sì, perché lo screenshot, da quando esiste la rete, è uno degli spauracchi che più evocano timore in chi cura profili importanti di brand, enti o personaggi in vista. Eppure, nonostante si faccia sempre molta attenzione, capita di pubblicare frasi con qualche refuso. Accorgersene, del resto, è molto facile. Immediatamente, puntuali come un orologio svizzero, spuntano le notifiche dei messaggi dei cosiddetti “grammar nazi”. Quelli per cui la grammatica è un’ossessione, una bibbia, l’unico grande rifugio per non soccombere di fronte ai “piuttosto che” usati a casaccio o ai congiuntivi soggetti a maltrattamenti ingiustificati e ingiustificabili. E se a commettere un errore è un giornalista o, più in generale, un individuo che usa la scrittura per mestiere, allora il danno è ancora più evidente perché può avere una circolazione e un’eco molto più ampia.

Fatta la frittata, si procede con una certa mestizia alla correzione. E se usando Facebook tutto è più semplice, basta modificare il testo usando la funzione apposita, su Twitter non c’è altra possibilità che cancellare e riscrivere. Con la sensazione sgradevole di star nascondendo la polvere sotto il tappeto. Per questo, negli ultimi anni, si sono moltiplicati gli appelli supplichevoli verso Jack Dorsey, fondatore del social dell’uccellino, per avere a disposizione un tasto “edit” (modifica) che possa farci evitare tutto ciò. In maniera rapida, trasparente e senza sensi di colpa annessi. Un desiderio che non si è mai avverato ma che è tornato agli onori delle cronache in maniera ripetitiva e costante almeno fino a due anni fa. Nel 2016, infatti, sembrava che qualcosa potesse davvero cambiare. Ma non fu così. E neanche più tardi, nonostante gli appelli di star come Kim Kardashian.

Siamo arrivati a una svolta?

Lunedì scorso, durante una conferenza all'Indian Institute of Technology di Nuova Delhi, Dorsey ha deciso di tornare a illuderci. Davanti alla platea, e alla solita domanda, ha confermato che la richiesta di un pulsante di modifica è stata presa in carico dal team di sviluppo ma che quel pulsante sarebbe stato creato “nel modo giusto”. Quello che sembra essere solamente un capriccio, nasconde per Twitter un problema di fondo e di principio: il social non vuole dare la possibilità agli utenti di poter modificare i messaggi pubblicati a distanza di mesi o anni. Non si vuol dare l’opportunità di poter cambiare qualcosa di scomodo o di non far vedere che, su determinati temi, si è cambiata posizione o opinione. Ma la richiesta sempre più pressante di chi vorrebbe semplicemente correggere un errore di ortografia o una URL sbagliata potrebbe aver presto la meglio su ogni altra discussione: “Sono ragioni giuste ed è per questo che non abbiamo smesso di parlarne” ha ammesso in una intervista rilasciata a The Next Web. Su Facebook, se vogliamo fare un esempio, è possibile modificare un testo ma, allo stesso tempo, vedere tutte le metamorfosi che lo stesso ha subito nel tempo. Dalla versione originale in poi. Una soluzione che potrebbe essere trasferita anche per i tweet ma che per ora non viene contemplata.

Il fattore tempo

La soluzione più probabile al problema, quindi, parrebbe essere condizionata alla parentesi temporale in cui poter sistemare un errore di battitura o un allegato sbagliato. La funzione in via di sviluppo, infatti, darebbe la possibilità di correggere solo tutti quegli sbagli fatti per fretta e, quindi, in buona fede. Insomma, tutti quei refusi nati per chi non ha osservato quella regola basilare citata in apertura: “Prima di premere invio, rileggi. E dopo aver riletto, rileggi un’altra volta”. Una regola che, visti gli annunci precedenti e le promesse cadute nel vuoto, è attuale più che mai. Speriamo, stavolta, di essere smentiti.

 



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