Se nella classifica del turismo siamo dietro persino a UK e Germania

L'ottavo posto per attrattività turistica ci dice una cosa: prima di preoccuparci come comunicare, dovremmo decidere come migliorare i servizi. Che paese raccontare all'estero

Se nella classifica del turismo siamo dietro persino a UK e Germania
Roma - Turisiti in zona Colosseo e Palatino (Agf) 

I positivi risultati dell’afflusso turistico delle ultime settimane, hanno fatto passare sotto silenzio la pubblicazione dei risultati dell’attrattività dei vari paesi, stilati dal World Economic Forum, che posiziona l’Italia all’ottavo posto, dietro anche a Germania e UK ( http://reports.weforum.org/travel-and-tourism-competitiveness-report-2017/press-release1/  ).

Quanto porta il turismo all'Italia

Il turismo ha portato all’Italia nel 2015 oltre 170 miliardi di euro di PIL, pari all’11.8% del PIL totale italiano, e creato oltre 3 milioni di posti di lavoro (12,8% del totale occupati). Questo enorme impatto economico richiede, non solo a fini etici o teorici, ma bensì proprio per la creazione di valore e di posti di lavoro, che questo tema venga affrontato e contestualmente ci si ponga l’obiettivo di risalire la classifica, almeno tra i paesi europei.

Per il non adeguato livello di attrattività italiana, vi sono molti aspetti pratici (ad esempio sporcizia e non adeguate infrastrutture), spesso fortemente dipendenti dalla località o dalla specifica struttura, che vanno risolti uno per uno con iniziative specifiche, a livello centrale e locale. Si sente anche spesso dibattere dell’importanza delle modalità di partecipazione a fiere nel mondo o su come migliorare la presenza sui social. Tutti aspetti importanti, ma non sufficienti se non sviluppati secondo una strategia definita e organica. Un po’ come se di fronte a un ammalato, stessimo a discutere se è meglio somministrare una pillola bianca o rosa: corretto! Ma solo dopo aver individuato la malattia e formulato la strategia complessiva per risolverla.

Che immagine vogliamo dare dell'Italia?

Il punto di partenza per qualsiasi attività di promozione non può che essere che cosa si vuole comunicare, e quindi, in questo caso, quale immagine dell’Italia vogliamo far percepire nel mondo.

Seppur certamente qualcosa sta cambiando, l’Italia, con l’eccezione di qualche area significativa del Paese, viene ancora oggi vista come un paese vecchio, sempre nelle ultime posizioni europee per quanto riguarda la capacità di innovazione, i processi digitali, il livello dei servizi pubblici. In alcuni casi questo rappresenta purtroppo la realtà, ma in tanti altri si tratta invece di pregiudizi che vanno sfatati.

Far orientare la discussione sul tema dei mezzi di comunicazione e degli aspetti operativi del marketing, senza aver prima compreso le cause della attuale immagine e deciso l’obiettivo delle attività di comunicazione è un atteggiamento purtroppo tanto comune, quanto senza possibilità di ottenere risultati.

Innovativi, aperti e accoglienti

Decidiamo quindi prima di tutto quale immagine vogliamo dare al nostro Paese. Questo richiede certamente un’analisi approfondita e il coinvolgimento di diversi portatori di valore e deve essere coerente con il Paese attuale e il suo trend. Per dare un contributo, ad esempio, l’Italia potrebbe essere presentata come un Paese che sa essere innovativo, accogliente, capace di fondere l’enorme patrimonio artistico e culturale con le moderne tecnologie, aperto alle sperimentazioni e in movimento per essere più aperto ai giovani, capace di appassionare per le sue bellezze naturali e la sua storia. E, al di là di facili critiche e ironie, sia pure a macchia di leopardo, ci si sta muovendo in questa direzione.

Solo dopo aver definito l’immagine obiettivo del Paese, che per tanti aspetti non può prescindere dalla visione politica sul futuro dell’Italia, potremo con successo sviluppare le iniziative di comunicazione, per modificare in modo positivo la percezione dell’Italia nel mondo e di conseguenza la nostra attrattività. Tutto ciò rappresenta un elemento essenziale per incrementare investimenti esteri duraturi e per l’effetto positivo che potrà portare in moltissimi settori economici, tra i quali certamente il turismo.