Il contrassegno Siae non protegge dalla pirateria. Ma impedisce lo sviluppo del mercato musicale

Nato anni fa con lo scopo di combattere la contraffazione, il bollino ha da tempo esaurito le proprie funzioni

Il contrassegno Siae non protegge dalla pirateria. Ma impedisce lo sviluppo del mercato musicale

L'Italia è nota per la sua posizione di retroguardia nell'innovazione digitale. Agli ultimi posti nelle classifiche dell'Unione Europea, il nostro Paese non perde l'occasione per dimostrare come burocrazia, incompetenza e spesso anche malafede colpiscano senza pietà le imprese. L'ultimo esempio riguarda l'anacronistico bollino Siae che, per obbligo di legge, viene apposto sui supporti musicali venduti in Italia. Nato anni fa con lo scopo di combattere la pirateria ha da tempo esaurito la propria funzione, essendo il mercato passato al digitale, ma soprattutto perché la contraffazione di CD si è man mano ridotta ai minimi termini. Secondo la stessa Siae, sarebbe un'incombenza che graverebbe sulla società con impegni di personale e costi. Tuttavia, senza apparenti motivi, il tentativo di rimuovere l'obbligo di legge e liberare il mercato da un evidente e costoso onere per le imprese che operano in Italia, naufraga regolarmente.

Il paradosso della mancata abolizione

L'ultimo esempio della scandalosa situazione si è avuto ieri in Parlamento quando, nel corso dell'esame in Commissione Bilancio del Ddl Spettacolo dal vivo, è stato bocciato per carenza di copertura l'emendamento della relatrice sull'eliminazione del contrassegno. Il paradosso è che tale contrassegno non è un ricavo per lo Stato ma uno strumento realizzato e apposto con oneri a carico delle imprese da parte di Siae, un ente anch'esso privato e che rappresenta autori ed editori. Quale copertura? A meno di ritenere che Siae sia un'amministrazione pubblica, cosa esclusa anche alla luce della Direttiva sulle società di gestione collettiva.

Un contrassegno obsoleto 

La scandalosa situazione è ancora più evidente di fronte al fatto che oggi i prodotti musicali in streaming o in download, oltre il 50% del mercato, non recano per evidenti ragioni il contrassegno, mentre allo stesso tempo i CD ed i vinili con gli stessi contenuti che arrivano tramite e-commerce da Paesi esterni ne sono per lo più sprovvisti. L'effetto dell'improvvida decisione della Commissione Bilancio sarà di mantenere un onere inutile e gravoso solo per le imprese che hanno stabile organizzazione in Italia, che investono sul repertorio italiano e che producono musica per i consumatori italiani anche su supporto fisico, l'unico gravato dal contrassegno. Ci si augura che il Governo si accorga dell'ennesima figuraccia internazionale legata a questa decisione di mantenere un balzello medioevale che limita la circolazione delle merci in Europa e provveda ad intervenire con urgenza.