L'inutile dibattito sulla criptovaluta di Facebook

Mentre Zuckerberg lanciava la sua Libra, il dibattito sui social si è concentrato su alcune questioni di poco rilievo. Pochi hanno colto che ci sono aspetti più importanti, che riguardano le nostre vite, il nostro diventare pedine di un mercato infinito, che già sa tutto di noi. Ma a pochissimi sembra interessare 

facebook libra 
Jaap Arriens / NurPhoto 
 Mark Zuckerberg

In queste ore abbiamo scoperto che gli italiani sono anche 60 milioni di esperti in criptomonete. Non siamo solo bravissimi allenatori e raffinati commentatori politici, siamo anche bravi nel capire il funzionamento di quella vertigine digitale chiamata blockchain. In grado di discernere cosa lo è, cosa no, cosa è cripto, cosa no.

Non riesco a portarmi troppo altro dietro del dibattito che mi è capitato di leggere in queste ore sul Libra se non chi accusa qualcun altro di non sapere cosa sono le criptovalute, che Libra no, non lo è, mentre Bitcoin sì, che la blockchain non è una blockchain‚Äč - al netto di chi, come Aldo Pecora, vale la pena sentire su questi temi. 

Questo dibattito è un po’ deprimente. Ricalca nel mondo ‘digitale’ (qualora avesse ancora senso parlare di mondo digitale) uno spirito tipico del dibattito italiano (non come specificità nazionale, ma come punto di osservazione), fatto di invettive e teso a ridurre tutto in poli contrapposti. Senza riuscire mai a scalfire la superficie delle cose. Ci comportiamo nei dibattiti sui social come la polvere di ferro orientata da un magnete: allineata in superficie, prevedibile nel comportamento, inamovibile nella posizione.

Nel caso in questione, Zuckerberg ci ha messo del suo. Ha annunciato al mondo una criptovaluta che non è proprio una criptovaluta ma una moneta digitale stabile, ancorata a un paniere di valute. L’ha fatta creare su una tecnologia blockchain che non è una vera blockchain ma ne emula i principi, una serie di nodi messi in vendita. Insomma ci sono aspetti su cui si può anche discutere. Lo ha chiamato Libra, bilancia in latino, per dare un’idea di stabilità, che di quella valuta ci si può fidare. È tutto molto marketing, come è comprensibile che sia. Ma è anche la parte meno importante. Ed è su quella che ci si è concentrati a disquisire finora.

Eppure c’è di meglio. C’è qualcosa che arricchisce un po’ di più i pensieri. Penso al dibattito sulla privacy, su chi avrà dati su quello che ci piace, inclinazioni all’acquisto, desideri possibili. Per usare le parole di Josh Costine su TechCrunch: “Tutti sono preoccupati dal fatto che Mark Zuckerberg controllerà la nuova criptovaluta, ma sono più preoccupato di una cripto Cambrige Analytica”. Ne avevamo anticipato alcuni aspetti qui

Abbiamo menti valide in grado di affrontare questi problemi. Di spiegarci, orientarci, farci capire delle cose. Portarci domande, non facili risposte per farci indignare. Casi isolati, ma ci sono, basta farsi un giro su Twitter. Ma abbiamo più tempo e voglia di provare a scalfire la superficie?

@arcangeloroc



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