Cos'è oggi una buona università

Il rettore della Sapienza riflette sui primi laureati d'Italia in Data Science e conclude dicendo lo scopo degli studi universitari deve essere fornire una preparazione alla professione interdisciplinare e strutturata

Cos'è oggi una buona università

Recentemente ho avuto il piacere di proclamare quattro giovani dottori del corso di laurea magistrale in Data Science. Sono i primi laureati di un corso interamente in inglese, che Sapienza per prima in Italia ha incluso nell’offerta formativa, e che ha come caratteristica l’interdisciplinarietà: l’ingegneria, l’informatica, la statistica, le scienze economiche e organizzative a servizio della scienza. Durante la seduta di laurea, in una delle aule storiche dell’Ateneo, circondato dalle statue classiche del Museo dei Gessi, ho pensato al futuro della nostra Università, riflettendo sul recente rapporto dell’Ocse.

Il documento dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, “Strategia per le competenze”, ritrae l’immagine di un’Italia in cui molto ancora c’è da fare per superare l’impasse tra mondo della formazione e del lavoro, individuando nell’inadeguatezza delle competenze uno dei deterrenti per l’efficace inserimento nel mercato del lavoro dei nostri laureati. L’analisi vuole essere da stimolo sia al mondo delle imprese sia al mondo dell’Università, ed è ricca di dati che illustrano la particolarità del nostro Paese, costituito da piccole e medie aziende, con capacità e possibilità di investimenti nella ricerca.

I laureandi che erano di fronte a me sono stati formati per essere in grado di analizzare, interpretare e gestire una quantità sempre maggiore di dati, soprattutto digitali, con particolare attenzione agli aspetti riguardanti le pratiche innovative di business, l'industria di Internet, la privacy e la sicurezza. Quelli come i loro sono tra i profili professionali più richiesti, anche in ambito internazionale: i Data Scientist, gli Open Data Manager, i Big Data Infrastructure Professional, il Business Data Analyst.

È indubbio quanto il corso di laurea magistrale in “Data science” soddisfi la grande richiesta industriale di profili professionali, capaci di integrare i big data all'interno delle industrie digitali, e rappresenti un solido esempio di quanto l’Università possa fare. Tanto più solido perché grazie alla trasversalità delle competenze evidenzia quella "rapidità d'apprendimento e problem solving” che la stessa Ocse nel suo Rapporto riconosce come strumento principe che consente ai ricercatori italiani di emergere anche nel panorama internazionale.

Al termine della seduta di laurea sono passato accanto alla statua del “Giovane di Mozia” e ho ammirato quell’esempio di riproduzione ottenuto nel 2004 attraverso la scansione laser dell’originale: una sintesi perfetta tra passato e futuro. La buona Università prepara alla professione, ma se interdisciplinare e ben strutturata, fornisce anche elementi di versatilità e senso critico: un eclettismo che affonda le sue radici nelle peculiarità storiche e culturali dell’Italia e che, grazie a corsi di laurea come quello in Data Science, consente ai nostri giovani di affrontare le sfide del futuro forti delle esperienze del passato.



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