Come ci ha cambiato la vita Internet? A me così

Il racconto di una normalissima giornata digitale in una città del nord, fra app per spostarsi, wifi aperto e gratuito, progetti condivisi online e figli sempre connessi 

Faccio colazione scorrendo la timeline di Twitter mentre i quotidiani si scaricano sull’iPad: sì, lo so che per molti non è sano iniziare la giornata con un bagno nel male del mondo, ma questo è il mio mestiere e non solo: niente di ciò che è umano mi è estraneo. Tra una polemica sulle ong e i commenti sui risultati delle primarie mi salta agli occhi un tweet dell’Agid (Agenzia per l’Italia Digitale, nda) che dice:

“31 anni fa l’Italia per la prima volta era connessa a Internet | Oggi siamo quasi 40 milioni, quanto ti ha cambiato la vita? #internetday”.

Indugio un attimo e mi rendo conto che si è fatto tardi, è ora di andare, il treno non aspetta: raccatto i fondamentali, computer e caricacellulare in testa, e corro verso l’autobus. Nel tratto che mi separa dalla fermata mi ricordo che ho dato i biglietti a una delle mie figlie e non sono mai tornati indietro: per fortuna la Trieste Trasporti ha fatto una app che ti consente di acquistare i biglietti dal cellulare detraendone il costo dal credito residuo, basta qualche click e sono salva (ma ciò non m’impedisce di scrivere un messaggio sulla chat familiare per ricordare che quando si prendono i biglietti dal mio portafogli bisogna restituirli!). Complice la pioggia c’è più traffico del solito, non cambia invece il mio fisiologico ritardo quando devo prendere un treno: dalla mail di Trenitalia, che mi conferma di aver effettuato con successo l’acquisto del viaggio, risalgo al numero del treno e sulla app delle Ferrovie controllo il binario di partenza, così appena arriviamo alla stazione posso schizzare giù dall’autobus e correre in direzione sicura, provando per l’ennesima volta a non perdere il treno.

Ce l’ho fatta, non ho ancora ripreso fiato che suona il telefono: è mio padre. «Ti ricordi che oggi è il 50° anniversario di matrimonio degli zii?». «Certo che mi ricordo!». Chiudo velocemente con la scusa che è arrivato il controllore e mi serve il cellulare per mostrargli il PNR, un attimo dopo vado sul sito di Interflora, scelgo una composizione adatta alle nozze d’oro, scrivo il messaggio di accompagnamento e grazie a una magica invenzione che si chiama carta di credito procedo con l’acquisto: tra poche ore i miei fiori saranno a 700 km di distanza, più puntuali di un orologio svizzero. Mentre tiro fuori il computer per cominciare a lavorare, ecco un messaggio sul gruppo whatsapp della classe della figlia più piccola: non è per chiedere i compiti o per avanzare qualche lamentela nei confronti degli insegnanti, ma per ricordare a tutti che tra pochi minuti si aprono le prenotazioni online per accedere ai ricevimenti pomeridiani. Sia benedetta questa mamma che fa il promemoria e sia benedetto Nuvola, il sistema che gestisce il registro elettronico e consente di evitare quelle scene di barbarie allo stato puro in cui orde di genitori tentano con ogni mezzo di conquistare un colloquio con il docente del proprio figlio, cosa che succede regolarmente nel liceo frequentato dalle due figlie maggiori. In meno di 5 minuti ho prenotato 10 appuntamenti e posso tornare al mio smart working: mi attende un documento che un collega ha condiviso su Google Drive e sul quale ognuno deve fare le sue osservazioni prima della prossima riunione.

L’amica padovana con cui frequentiamo lo stesso corso a Venezia mi ha proposto di pranzare all’Hard Rock Cafe e mentre è in coda per fissare una radiografia (ma come, le scrivo, non avete la app che fa la fila al posto vostro?) mi chiede se è il caso di prenotare: lei ha già provato a telefonare, ma non risponde nessuno; le dico che una volta l’ho fatto online e ha funzionato: ci prova. Arrivo a Santa Lucia in orario: ho un po’ di tempo prima del corso e vista la pioggia decido di aspettare in un bar dove c’è il wifi: quello libero e gratuito! Così risparmio un po’ di dati dal cellulare e soprattutto riesco a scaricare in un attimo l’ultimo numero di un settimanale, che stamattina non era ancora disponibile. Controllo l’agenda per essere sicura di non dimenticare qualcosa di fondamentale: domani è in programma una visita di controllo di una delle ragazze con il dermatologo e bisogna arrivare col risultato delle analisi, per fortuna il laboratorio consente di scaricarle online e di risparmiare una strada.

Riparto da Venezia (la prenotazione del pranzo ha funzionato!) e dopo aver conquistato un posto accanto al finestrino telefono a casa: al momento c’è solo la più piccola, alle prese con una ricerca sulla Venere del Botticelli. Le dico dove può trovare un libro sull’argomento, ma… la ricerca è per domani, non c’è tempo (e non c’è voglia): attingo a qualche reminiscenza scolastica e poi mi viene in mente che mi sembra di aver letto che gli Uffizi propongono tour virtuali, vuoi vedere che… bingo, è proprio la Nascita di Venere la protagonista di una di queste novità. Più fortuna che giudizio, avrebbe detto mia mamma. Chiudo la telefonata e trovo due mail: una mi comunica che un gruppo di lavoro previsto a Roma a fine mese causa un annunciato sciopero dei treni sarà sostituito da una skype call conference (gli incontri in carne e ossa sono sempre quelli che preferisco, ma un viaggio in meno non è poi una notizia così terribile), l’altra è della commercialista, che ha bisogno di un certificato di residenza (grazie al cielo è uno di quelli che si possono fare online: provvederò stasera).

È spuntato il mare, siamo quasi arrivati: mentre mi preparo a scendere, incontro la presidente di un’associazione che l’anno scorso aveva beneficiato del progetto Trashware (donazione di computer dismessi che sono stati rigenerati), che mi racconta quanto siano preziosi i pc ricevuti per le loro attività: sono felice e penso che è un’idea che avevamo attinto da Twitter, leggendo l’esperienza del Comune di Bari. Un regalo della Rete.

Trieste centrale, fine corsa del treno: mentre percorro il binario arriva via Telegram un messaggio del Comune, che comunica la chiusura temporanea di una via causa incidente. Informazione determinante per decidere di andare a piedi. Arrivo a casa, saluto e mi affaccio per capire chi c’è: la più grande mi fa cenno di stare zitta, sta ascoltando una lezione di filosofia di Matteo Saudino, un prof torinese che registra le sue lezioni e le rende disponibili su YouTube, pare sia particolarmente bravo; la seconda si sta asciugando i capelli guidata da un tutorial che spiega come fare i capelli mossi in pochi minuti; la terza è soddisfatta del tour virtuale fatto a Firenze e mi ricorda che le avevo promesso di ordinarle su internet il regalo per una sua amica. «Papà è riuscito a prendere l’aereo» mi dice «e io lo sto seguendo su Flightradar24».

Si è fatta ora di cena: apro il frigo e mi si materializza il deserto dei tartari. Difficile trovare una situazione diversa se nessuno fa la spesa. Realizzo quello che c’è, sostanzialmente zucchine e mascarpone: digito questi due ingredienti più pasta su Google e la zucca, anzi la zucchina si trasforma in una carrozza che consegna una cena dignitosa e non proprio banale.

È stata una giornata intensa, non più di tante altre a dire il vero: per chiudere in bellezza servirebbe qualcosa di dolce, chi sa se la gelateria rionale è ancora aperta… anche se sono poche centinaia di metri sono troppo stanca per uscire e rischiare di trovare chiuso: scrivo su Messenger alla titolare, mi risponde «Ti aspettiamo!».

Mentre torno verso casa ricevo una bellissima foto di un tramonto da un amico in vacanza a qualche fuso di distanza: il bello della Rete è anche la condivisione.

Prima di archiviare la giornata do un’ultima occhiata a Twitter, non vorrei fosse successo qualcosa di importante, speriamo non di grave; riparto dal tweet di stamattina, quello che chiedeva quanto Internet ci ha cambiato la vita: serve ancora che risponda?