Blue Whale non esiste. Ma curatevi di chi vi sta vicino

Ma, nel dubbio, guardatevi intorno. Prendetevi cura del prossimo, comunque

Blue Whale non esiste. Ma curatevi di chi vi sta vicino

Fino ad oggi ho ignorato le richieste della Rete che mi chiedeva d’esprimermi sul fenomeno Blue Whale. Non che fosse solito, tendo nei VLOG a rispondere a moltissime domande, ma proprio nella mia mancanza di risposta stava la risposta stessa. Poi ho capito che probabilmente era un discorso troppo sottile e così oggi deciso di farlo: la Blue Whale non esiste. Ripetetelo con me. La Blue Whale non esiste.

E nell’incessante domanda che vedete rimbalzare ovunque, con la curiosità morbosa, troverete insita la risposta.

In questi giorni se n’è fatto un gran parlare a partire dall'articolo di Russia Today in cui è apparsa la notizia di questo fenomeno che avrebbe registrato già 130 morti fra gli adolescenti russi. Sostanzialmente il Blue Whale Challenge, noto anche come Blue Whale Suicide Game, Call me at 4.20, è stato definito come un gioco online che consiste nel compiere delle azioni ben precise in un arco temporale di 50 giorni. Il tutto seguendo le direttive di un "curatore" designato. Il gioco culmina al cinquantesimo giorno con la morte del giocatore o, nel gergo del gioco, la "vittoria".

Fra le prove da superare si contano l’autolesionismo, il familiarizzare con il vuoto e le grandi altezze, il recarsi fuori casa in orari improbabili, fermarsi sui binari del treno, guardare film horror e ascoltare musica deprimente. Fino alla prova definitiva: lanciarsi nel vuoto e “prendere” la propria vita. Un Vincere che sembra più un Perdere.

Ma la Blue Whale non esiste. È una frode inventata a tavolino.

È un’invenzione dei giornalisti, o giornalai, che vogliono solamente raccogliere qualche click in più sul web, spaventare la gente. Non siate creduloni.

Dopotutto, non è vero che due ragazzine russe Yulia Konstantinova, di 15 anni, e Veronika Volkova, di 16 anni, si sono lanciate dal tetto di un palazzo togliendosi la vita. In Italia il fenomeno non è arrivato, non si ha le prove di un adescamento di una ragazzina di 10 anni di Latina, a Como non sono state salvate due ragazzine, non c’è stato un possibile caso a Ravenna. Invenzioni.

Dobbiamo considerarla una frode, perché chiunque ci abbia mai pensato non potrà fare altro che sentirsi ridicolizzato. È solamente una cretinata, non credete agli amici che ne parlano con convinzione.

In fondo, a ben guardare la Balena Blu non è causa di alcun orrore: nessuno si suicida per la Balena Blu, ma al massimo la usa come espediente per decidere quell'ultimo passo che cercava solamente una via di sfogo, un motivo.

Un motivo che la mitizzazione della Balena Blu e le grida incessanti di allarme sulle pagine dei quotidiani offrono a piene mani, con un sorriso insinuatorio tra le pagine aperte.

Già, perché la Blue Whale non esiste, ma se esistesse sarebbe null'altro che un piccolo accenno di un male molto più profondo, che fa capolino e ci guarda con i suoi occhi infidi. Non è il curatore, infatti, che adesca la vittima ma il ragazzino, o la ragazzina, che è alla ricerca di qualcuno che lo/la capisca (con la parola chiave "#curatorfindme", "curatore, trovami!"), che non lo/la giudichi per le sue idee e che lo/la aiuti a portare a compimento quello che si è già, spesso da mesi, prefissato/a ma che non ha, ancora, avuto il coraggio di portare a termine. Cerca aiuto.

Ma, proprio per questo, non può essere nient’altro che una frode. Altrimenti bisognerebbe, finalmente, soffermare lo sguardo sull’abisso oscuro che si cela nei messaggi che si trovano a migliaia online, pieni di richieste d’aiuto di giovani che discutono di come porre fine alla propria vita. Ragazzi che si sentono inabili alla vita, senza opportunità, falliti, inadatti ad un mondo che corre più veloce di loro.

Per questo è solo una frode, una macchinazione. Frode e macchinazione inutile. Frode e macchinazione che esalta la morte e il pericolo, che serve su un piatto d'argento la pistola della emulazione.

Comunque, anche se è stata tutta una manovra orchestrata da degli scribacchini di terza categoria e quindi falsa per antonomasia, forse qualche risvolto utile l’ha avuto: in fin dei conti il dubbio che si è insinuato nei genitori, che nei tagli sulle braccia dei loro figli non hanno trovato probabilmente Balene ma visto ferite sulla pelle, segni di tagli che "non avevamo mai notato prima". E, forse, ne hanno preso atto per la prima volta.

Ma ora è tempo di fare dormire la Balena, seguendo le raccomandazioni che persino l’OMS, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, nelle linee guida da inviare appositamente ai Media parla di non sensazionalizzare l’accaduto, di comunicare blandamente i suicidi. Quindi è sicuramente uno sbaglio, un eccesso.

E se non lo fosse? Se scoprissimo che fosse vero?

No, impossibile, deve esserlo, per forza. La Blue Whale rappresenta solamente l’Uomo Nero del nuovo millennio, niente di più. Se così non fosse, saremmo di fronte alla mitizzazione del fenomeno della morte, che fornirebbe a chi è già senza speranza l’ultima spinta per buttarsi giù dalla china senza prendere in considerazione le possibilità di risalita e di continuare a vivere. Quindi, senza ombra di dubbio, la Blue Whale è una frode.

Nessun dubbio. La Blue Whale non esiste.

Però, se proprio vi avanza tempo tra un Whatsapp e un selfie, d’ora in avanti nella vita di tutti i giorni provate a osservare più attentamente chi vi sta vicino, a leggere oltre il sorriso che vi mostra, oltre le parole di circostanza. Forse la Blue Whale non esiste, ma nel dubbio, guardatevi intorno.

Per davvero.