La promessa del 'Protocollo di Dio' nell'era in cui non ci fidiamo più di nessuno

Nell'era in cui la fiducia verso le istituzioni è crollata, un registro digitale sembra promettere di rimettere le cose a posto. Un libro pubblicato recentemente in italiano spiega orizzonti e limiti della tecnologia blockchain​, partendo dalla situazione politica, economica e sociale dei nostri giorni

La promessa del 'Protocollo di Dio' nell'era in cui non ci fidiamo più di nessuno
 (Afp)
 Blockchain

Il 31 ottobre 2008, mentre il mondo collassava nella crisi finanziaria più dura dal dopoguerra, qualcuno con il nome di Satoshi Nakamoto pubblicò un libro bianco dove si descriveva come avrebbe realizzato una valuta elettronica che per essere non aveva il bisogno di alcuno Stato. Era la nascita di Bitcoin. Al cuore di questa tecnologia c’era un registro pubblico che poteva essere visto da chiunque e che virtualmente era impossibile da manomettere. Con Bitcoin nasceva la Blockchain.

Oggi Blockchain è diventato un termine di uso comune. La 'catena di blocchi' è un protocollo su cui investono privati, istituzioni, il governo italiano ha deciso di investirci 49 milioni e il ministero dello Sviluppo ha voluto dotarsi di una trentina di esperti per capire come usarla per semplificare la macchina dello Stato.

C’è un legame diretto che collega il libro di Nakamoto, i suoi algoritmi, al crollo della fiducia il mondo occidentale vive dalla crisi finanziaria causata mutui subprime. Se dopo 10 anni leggiamo, studiamo soluzioni basate su blockchain, è perché aziende e istituzioni hanno capito che qualcosa si è rotto. Irrimediabilmente. La fiducia della gente comune è stata tradita. Famiglie sono state tradite, molte ridotte in povertà, miliardi di risparmi bruciati. E gli scossoni economici e politici di quel periodo hanno un’onda lunga che lambisce i nostri giorni.

C’è un libro pubblicato qualche mese fa anche Italia che racconta questo passaggio. È “La macchina della verità” di Michael Casey e Paul Vigna (Franco Angeli, 2018). È dedicato alla blockchain, la spiega in maniera molto facile, e racconta la sua promessa di essere il futuro di ogni cosa. Forse un po’ esagerata come promessa, ma al momento fare previsioni in ogni direzione è pressoché impossibile. Ciò che si riteneva improbabile fino a qualche anno fa oggi è realtà. Per dirla con i due autori statunitensi, che cercano di spiegare gli effetti della rottura della fiducia tra gente comuni e ‘istituzioni’:

“Trump è palesemente un bugiardo, un uomo che mente anche quando le prove per smentire le sue bugie sono a portata di mano. Ma ecco il problema principale: in un mondo in cui la fiducia è fortemente in crisi, in cui il nostro governo non funziona e in cui le aziende che un tempo garantivano un lavoro per la vita ora esternalizzano o ricorrono ai robot, le bugie di Trump possono sembrare poca cosa in confronto al tradimento della fiducia che gli elettori imputano al sistema.

Media che godevano della fiducia del pubblico si trovano oggi a competere con venditori online di disinformazione, e entrambe le parti non sono accusate di produrre fake news. La riserva di fiducia nelle istituzioni dei cittadini si sta assottigliando e, se non si trova un modo per arginare questo tracollo, la nostra democrazia continuerà a deteriorarsi per opera di politici e media che dicono a tutti solo quello che vogliono sentire”.

Al netto dei giudizi degli autori per il presidente americano, qui si tocca un punto centrale. La blockchain, che qui è descritta nei suoi più remoti gangli ma con un intento divulgativo, diventa una soluzione alla crisi della fiducia. Magari snaturandola (c’è un proliferare piuttosto curioso di blockchain ‘centralizzate’, una contraddizione in termini che però sembra reggere), ma ad oggi solo in fase di studio.

Potrà suonare strano, ma in sintesi la soluzione proposta dalla blockchain per regolare il mondo in piena crisi di fiducia, che tanto affascina i governi e che anche il nostro non vede l’ora di usare non è altro che un libro contabile. Il sogno libertario, cyberpunk, l’idea sovversiva e anti autoritaria non è altro che un registro. Come le tavolette di argilla della Mesopotamia del 3.000 avanti Cristo, o la partita doppia inventata nel XV secolo dal veneziano Luca Paciolli. O più indietro, molto più indietro, ricordano gli autori:

“E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavano ritti davanti a Dio e i libri furono aperti; e fu aperto un altro libro, che è il libro della vita; e i morti furono giudicati in base alle cose scritte nei libri, secondo le loro opere” (Apocallisse di Giovanni).

È prematuro dire se una tecnologia come la blockchain possa ricostruire la fiducia tra gli attori delle società occidentali. Idealmente si potrebbe ricollegare alle grandi innovazioni che storicamente hanno regolato le società umane. I registri. Ma tocca cominciare a capirci qualcosa di più. E il ‘Protocollo di Dio’, così lo chiamano nel libro Casey e Vigna, è un buon punto di partenza.

Twitter: @arcangelo

 

 



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