Perché ci risulta difficile capire che anche su Internet occorre difendersi

Gli attacchi informatici sono una esperienza nuova per l'umanità che è abituata ad associare un attacco ad un pericolo fisico e ad un dolore. Nel digitale il dolore non è percepito ma diventa solo un problema. Per questo l'importanza della difesa fatica ad imporsi

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L'esperienza della difesa nel "CyberSpace" (digitale) risulta essere molto complessa in ambito percettivo. La percezione di subire un attacco nel CyberSpace è una esperienza nuova per l'umanità. Di fatto una minaccia e/o un attacco è usualmente percepito come pericolo "fisico" e normalmente viene associato ad un "dolore" di varia portata. Un attacco nel digitale non è attualmente percepito come pericolo perché non viene (normalmente) associato al "dolore". Per questo motivo la percezione di essere soggetto ad un attacco informatico non è naturalmente concepito come minaccia, questa percezione rende la difesa nel "Cyber Space" (nel digitale) molto complessa.  Se facessimo un paragone con lo "spazio fisico" risulta evidente che il concetto di dolore è tramandato sia per esperienza diretta che per esperienza indiretta. Un piccolo incidente che causa un dolore di scarso rilievo è significativo al punto di lasciare impresso alla vittima una percezione duratura del dolore. La vittima è successivamente capace di trasporre tale "esperienza di dolore" in "pericolo". Grazie all' esperienza diretta del dolore l'individuo riesce a modificare il proprio comportamento ponendo attenzione alle azioni effettuate al fine di evitare il dolore stesso. Per esempio se in passato ci fossimo "leggermente bruciati" utilizzando il forno da cucina, e in questo momento stiamo per accendere un fuoco per cucinare, l'esperienza del "forno da cucina" modifica il nostro comportamento in modo da porre molta attenzione durante la fase di accensione e di mantenimento del fuoco al fine di evitare bruciature.  

Contemporaneamente un dolore indiretto come per esempio (ma non limitato a) un dolore raccontato, un dolore visto oppure un dolore vissuto indirettamente (come per esempio il dolore di un familiare e/o di uno stretto conoscente) è a sua volta sufficiente ad imprimere all' interno dell'essere umano una sensazione di pericolo capace di modificarne il comportamento al fine di minimizzare la probabilità di percepire dolore diretto. Per esempio, assistendo ad un incidente stradale, l'esperienza indiretta vissuta può aiutare a moderare la velocità durante le volte successive che si percorre la medesima strada.

Entrambi i dolori, sia essi "diretti" sia essi "indiretti" sono percepiti nello spazio "fisico" come eventi dirompenti della propria esistenza. Quando arriva il dolore, non c'è spazio per nient'altro, è necessario risolverlo, prima di tutto e nel minor tempo possibile. Questa sensazione rimane impressa nell'essere umano per molto tempo e ne modifica il suo modo di agire nel tempo.

Nel "cyber space" il dolore diretto e/o il dolore indiretto non sono percepiti come eventi "dirompenti" ma contrariamente sono (usualmente) percepiti come "problemi". Un attacco informatico da parte di un "Ransomware" non è percepito come un dolore, ma è percepito come un problema. Sarà infatti necessario eseguire il ripristino da backup, valutare se pagare il riscatto, avere speranza di recuperare i dati, etc. Un furto di informazioni dalla propria azienda non è percepito come un dolore, ma è percepito come un problema: contattare l'entità competente, comprendere come è avvenuta la compromissione, trovare mitigazioni opportune, etc. Un "defacement" che compromette la propria reputazione non è percepito come un dolore, ma è ancora una volta percepito come un problema: patching dei sistemi, effettuare azioni di marketing, posizionamento del brand aziendale, etc. etc.  

La percezione di un "problema" è assai differente dalla percezione di "dolore". Un problema deve essere "gestito", il dolore deve essere "risolto". Un "problema" usualmente non invade l'integrità dell'individuo coinvolto mentre il "dolore" invade e permane nella vita dell'individuo coinvolto fino a comprometterne l'integrità. Il dolore non lascia spazio ad altro (è necessario risolverlo, il resto perde di significato), mentre un problema è parte della vita comune e va gestito come tanti altri problemi e non modifica il significato delle altre esperienze.

La gestione di un problema non cambia il comportamento dell' essere umano, non è una sensazione cosi forte da associare "il problema" da gestire ad una situazione di "pericolo" e per questo motivo è difficile e raro trasformare la percezione di un problema in difesa, mentre è semplice e naturare trasformare la percezione di un dolore in difesa.

Fintanto che non avverrà una trasposizione del dolore nel digitale, l'arte della difesa nel "cyber space" risulterà essere molto difficile, imprecisa e non risolutiva contrariamente a come avviene nel campo fisico dove la Difesa segue particolari dinamiche che la rendono una scienza affermata.

 
 


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