Perché Francia e Italia hanno deciso di sostenere i contenuti nell'era digitale

Perché Francia e Italia hanno deciso di sostenere i contenuti nell'era digitale

La riforma del copyright proposta dalla Commissione EU è in questi giorni all’esame del Parlamento europeo e del Consiglio degli Stati membri.

Nelle prossime settimane le commissioni parlamentari di Bruxelles saranno chiamate a pronunciarsi sulla proposta di aggiornamento delle regole che riguarderanno la protezione del diritto d’autore nei prossimi anni. In tale contesto arriva il forte segnale del governo francese e di quello italiano su ciò che deve costituire una priorità nella revisione delle norme.

Una dichiarazione congiunta firmata a Parigi lo scorso 2 maggio.

E’ una scelta di campo importante, che, come da tradizione, Italia e Francia hanno sempre seguito ma che assume ancora di più oggi un peso, nell’era della trasformazione digitale. Le leggi europee in materia di copyright hanno accompagnato l’innovazione in questi anni, non hanno impedito lo sviluppo di nuovi modelli di business innovativo come qualcuno temeva.

Nel contesto legislativo comunitario attuale, solo per parlare del settore musicale, sono nati e cresciuti campioni europei dell’innovazione tecnologica come Spotify Deezer. Lo streaming è cresciuto a doppia cifra e i modelli di licenza sviluppati sono estremamente avanzati, anche per i consumatori.

Suona pertanto molto significativo ciò che affermano Audrey Azoulay e Dario Franceschini sulla proposta Europea: tale riforma debba essere parte integrante di una vera e propria strategia europea della cultura nell'era digitale, per favorire non solo l'accesso dei consumatori alle opere, ma anche per sostenere la giusta remunerazione dei creatori e la continuità dell’economia della cultura, oltre che la diversità delle opere realizzate e la libertà di scelta del pubblico.

Questo passaggio è fondamentale proprio in riferimento anche all’attuale problematica del value gap, la discriminazione remunerativa che esiste tra piattaforme diverse come YouTube e Spotify e che la Commissione EU si propone di sanare con la proposta all’esame del Parlamento.

Il messaggio viene reiterato anche qui quando di afferma che “l'equa ripartizione del valore tra i creatori e gli intermediari che caricano in modo massivo materiale protetto da copyright, senza contribuire al relativo finanziamento, costituisce la sfida principale. Si tratta, altresì, di garantire pari condizioni di concorrenza con gli editori di servizi che hanno pagato i diritti necessari”.

La posizione è molto decisa: “a questo proposito, l’Italia e la Francia ritengono che le proposte della Commissione europea costituiscano un primo passo nella direzione di un’adeguata responsabilizzazione di tali intermediari, in collaborazione con i titolari di diritto. Tali proposte meriterebbero di essere consolidate e approfondite, attraverso il chiarimento dello status di queste attività, in termini di diritti d'autore e, in secondo luogo, un chiarimento del diritto di comunicazione al pubblico, la cui protezione è oggi pericolosamente indebolita. Occorre attenersi ad una concezione originaria di questo diritto, tale da garantire la necessaria sicurezza giuridica per le imprese”.

Accogliendo le necessità di modernizzazione ed armonizzazione del quadro comunitario i due Governi ribadiscono anche che essi “faranno in modo di preservare il principio di territorialità del diritto d'autore dal momento che quest’ultimo rappresenta, in particolare nei settori dell’audiovisivo e del cinema, la chiave di volta per il finanziamento e la diffusione della cultura. Pur tenendo conto dell’evoluzione del mercato e della necessità di completare il mercato unico digitale, si oppongono a iniziative di qualsiasi natura volte a minare questo principio, in particolare attraverso l'estensione del principio del paese d'origine ad alcuni servizi on-line delle emittenti televisive o attraverso  la messa in discussione della libertà contrattuale”.

Italia e Francia ritengono, inoltre, che la ricerca di soluzioni contrattuali debba precedere la creazione di nuove eccezioni al diritto d'autore. Qualora eccezioni si rivelino giustificate, si sforzeranno di preservare i legittimi interessi economici dei settori interessati e deve poter essere previsto un compenso.

Non si può che applaudire a questa iniziativa che tiene conto della rilevanza che i produttori di contenuto, autori ed artisti hanno nell’Europa di oggi.

Un messaggio importante che ci possiamo augurare venga raccolto da tutti i parlamentari italiani, di qualsiasi schieramento, per sostenere l’Italia creativa nel contesto comunitario.